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Ontologia dell’ontykona….c’è un’ontosonanza e un ontovisione o una onto-risonanza o un onto-previsione ontoepistemica dell’essere-arte-disarte-dell’ikona-dell’essere delle muse-dismuse abbandonate, ma mai fuggenti, dagli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi. Quella ontosonanza e ontovisione-disvisione si eventua alla presenza ontoepistemica del musagete-dismusagete in estatica con-templatezza della ontorisonanza-ontoprevisione delle muse-dismuse-attanziali e seducenti, anzi ontoattanti e introducenti l’ontoducenza della destinanza dell’essere-arte-dell’essere e giammai arte dell’ente o del non-ente o del niente o del nulla: giacchè lì si eventua l’ontovisione dell’essere, la visione ontologica dell’esser-arte, la risonanza ontologica dell’aletheia dell’essere compresa solo dall’ontorisonanza del musagete mitico-dismitico-ontopoietico. L’epistemica o l’ontica o l’ontoteologia negano l’evidenza di quella comprensione, negano l’esistenza dell’ontovisione e ontosonanza dell’essere, giacchè per loro l’unica visione possibile è quella della mondità: la visione della mondanità è la sola realtà plausibile, anche nella visione clonante dei mondi possibili virtuali o immaginari: esiste per loro l’unica visione del mondo senza l’essere senza essere o esserci alterità, ma la messa-dismessa in opera della verità nell’esser-arte ci svela l’esistenza della visione dell’essere, dell’interesserci, dell’interessere-disinteressere. La visione della mondità vuota giacchè gli dei sono fuggiti è una visione della vivenza dis-ontoteologica e perciò onto-visione dell’esserci del musagete in ontosonanza con le muse-dismuse senza più dei-disdei fuggenti-disfuggenti. Ma gli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi non portano con sé la verità dell’essere o il canto dell’essere o l’ikona dell’essere o la poiesis dell’essere o il mito dell’essere o la gestell dell’essere, anzi quelle varietà dell’essere si sottraggono, non fuggono insieme agli dei, ma soggiornano poeticamente con le muse-dismuse in ontosonanza con la vivenza del musagete-dismusagete che cura la verità dell’essere giammai fuggita attraverso l’onto-visione dell’essere opera d’arte mai fuggita con gli dei, ma che continua ad abitare poeticamente la radura-disradura dell’essere. Gli dei sono fuggiti dal mondo, dalla verità, dal mito, dall’epistemè, dall’esserci, dalle ikone, giammai sono fuggenti dall’essere, giacchè l’essere è indifferente di fronte all’evento della fuga-disfuga degli dei-disdei e non si lascia influenzare dalla loro fuga, infatti gli dei non sono fuggiti e mai possono fuggire dall’essere. Anzi l’essere non fugge mai dal mondo e men che mai dal mondo degli dei o dagli stessi dei-disdei, giacchè l’essere fonda il mondo e la mondità degli dei in fuga-disfuga. Tant’è che con la sua ontovisione-ontosonanza-ontopoetante imaginaria si dà e dà alla luce o si dà e dà al mondo gli dei classici o mitici o ontoteologici o eventuali o morti-risorti o immaginari, si dà e si lascia fuggire gli dei ematopoietici o si lascia sfuggire gli dei-disdei in fuga-disfuga, ma mette in opera, dismette, crea l’attanza intermittente della messa in opera dell’essere arte della creatività dell’essere-sacro, dell’essere-divino, dell’essere il dio-infuga-disfuga dal mondo e dal mito e dalla verità epistemica-disepistemica. L’essere si getta, si dà, disgetta nella mondità l’opera d’arte dell’ontorisonanza-ontovisione-ontopoetante-ontoimaginaria che crea l’ontologia mitopoietica dell’evento post-mortem del divino, dell’evento del dio-che-viene-dal-nulla, dell’eterno ritorno degli dei fuggenti-disfuggenti, qui s’eventua l’ikonopoiesis o l’ikonopoietica dell’essere che si dà quale essere-del-sacro, essere-del-divino, essere-della-mitopoiesis degli dei-disdei in fuga-disfuga nel loro eterno ritorno nell’opera d’arte del musagete-dismusagete. È la dis-apparenza dell’apparenza, il venire alla luce dell’essere che non c’era più, o che si kriptò nell’opera d’arte, per esserci aldilà dell’apparenza epistemica, quale dis-apparenza ontologica dell’ikonapoiesis dell’essere nella sua qualità d’essere arte che consente l’ontovisione dell’essere. Gli dei-disdei fuggenti-disfuggenti o fuggitivi-disfuggitivi sono fuggiti dalla mondità e forse anche dalla mondanità, ma mai sono fuggiti-fuggenti dall’essere, giacchè l’essere non si lascia sfuggire gli dei e gli dei non possono fuggire dal loro essere e forse neanche dal loro esserci: l’essere non fugge né dagli dei, né dalla mondità sacra degli dei, né dalla physis degli dei, né dalla gestell o gegenstand divina, né dalla comprensione epistemica o ermeneutica o mitopoietica o epistemologica degli dei fuggenti-fuggitivi-abbandonanti l’esserci del musagete. Anzi è l’essere che fonda e getta il mondo-degli-dei-disdei, si dà per dare alla luce l’ikonapoiesis trascendente l’ikonoclastia dell’apparenza divina fuggente-disfuggente, lascia fuggire gli dei classici o mitopoietici o gli idola bruciati dall’ikonoclastia mondana per dismettere, mettere in opera l’arte della creatività dell’essere in essere ikonapoiesis, l’arte dell’incessante creazione degli dei quale arte dell’essere che getta nella mondità l’opera d’arte dell’onto-risonanza della dis-apparenza poetante imaginaria, la quale sempre crea-discrea l’ikonapoiesis-post-ikonoclastia della re-esistenza, re-surrezione, eventuale degli dei che vengono dal nulla, dell’eterno ritorno degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi. È l’ikonapoiesis-post-ikonoclasta che si dà quale essere-arte-del-sacro-essere, dell’essere-divino-essere, della mitopoiesis della dis-apparenza-post-apparenza degli dei-disdei-post-ikonoclastia-ikonopoitica dell’opera d’arte che si disvela quale ontovisione della verità dell’essere-arte-sacra. Gli dei hanno abbandonato l’apparenza mondana per abitare divinamente il mito post-ikonoclasta per essere solo mitopoiesis archeologica, ma non hanno più soggiornato nella radura-diradanza dell’essere: lì nell’abisso-disabisso della spazialità vuota ove l’essere si eventua per abitare la mondità non c’è la presenza-assenza, né l’apparenza-dis-apparenza degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi, ma solo l’ontopoiesis o ikonapoiesis-post-ikonoclasta dell’ontosonanza-ontovisiva dell’essere. Per tali eventi l’essere non si sente abbandonato, non avverte l’apparenza-dis-apparenza dell’abbandono, anzi si lascia o lascia che dei abbandonino la mondità per rifugiarsi nel mito-post-ikonoclasta, né l’essere si rivela soccombente dinnanzi alla furia catastrofica e decostruente dell’ikonoclastia mitica dell’apparenza dell’ente-sacro, anzi è indifferente di fronte agli eventi del nihilismo-ikonoclasta attuato dalla tecnè-epistemica-mitoklastica, giacchè la sua ikonopoiesis-post-iconoclasta si dà, si eventua sulle ceneri degli eventi-ikonoclasti-mitoclasti delle entità-sacre-mondane o della mondanità. L’essere ikonapoiesis-post-ikonoclastia della mitopoiesis-post-iconoclasta si eventua anche quando gli dei sono scomparsi, o la loro apparenza è dis-apparenza, o sono fuggiti-disfuggiti dinnanzi alla volontà di potenza iconoclasta o mitoclasta della tecnica ontoteologica, o la loro fuga-disfuga sia approdata nel regno del mito per sottrarsi alla furia decostruttrice dell’iconoclastia o mitoclastia dell’epistemè-tecnè, anche dopo tutti quei possibili e plausibili eventi ed anche quando l’essenza del sacro e del divino si presenti nell’apparenza-dis-apparenza dell’eterno ritorno dell’ikonoclastia o della mitoclastia, anche allora l’essere si dis-oblia con indifferenza nella ikonapoiesis-post-iconoclastia, nell’ontosonanza dell’onto-apparenza-dis-apparenza, nell’ontovisione delle muse-dismuse dell’essere e dell’interessere, della mitopoiesis-post-mitoklastia per soggiornare quale essere-opera-d’arte del musagete-dismusagete e per eventuarsi quale verità ikonopoietica-post-iconoclasta dell’essere, quale aletheia-disaletheia dell’ikonapoiesis-post-iconoclasta della messa in opera dell’esser-arte o della dismessa ikonopoietica-post-ikonoclastica dell’opera d’arte dell’essere. Per tali e tanti eventi ontologici o per tale destinanza-post-mito-iconoclasta anche quando l’opera d’arte è abbandonata dagli dei-disdei in fuga-disfuga per apparenza-destinanza iconoclasta o mitoclasta o ontoteologica o epistemica, l’essere non si cura o è indifferente o cura la sua passione per l’indifferenza per quella fuga-disfuga e quindi mai abbandona la verità ontologica dell’opera d’arte, giacchè la sua ikonapoiesis-post-iconoclasta non è mai scalfita dal nihilismo dell’iconoclastia-mitoclastia epistemica della tecnè dell’apparenza ontica e mondana. Anche quando l’opera d’arte viene decostruita dalla tecnica-epistemica-ikonoclasta-mitoclasta la sua ikonapoiesis si eventua nell’erranza dell’ontosonanza e nell’ontovisione ematopoietica dell’ontopoiesis o imagopoiesis dell’aletheiapoiesis: giacchè è l’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis della mitopoiesis che si eventua nella gestell dell’opera d’arte, anche quando gli dei-disdei ontoteologici sono fuggiti-disfuggiti e l’arte fu ed è stata preda dell’ikonoclastia e mitoclastia della tecnica-epistemica ontica e mondana. Anzi proprio quando impera nell’arte e nella pro-gettualità la tecnè-epistemica-virtuale-ikonoclasta sopratutti allora si dà, c’è, ilya, l’eterno ritorno dell’aletheiapoiesis nella sua ontosonanza-ontovisiva-ontoprogettuale-post-ikonklasta del musagete-postmitoklasta contemplante l’ikonopoiesis delle muse-dismuse-postmuseklaste ontopoietiche-postmitoklaste e mitopoietiche-postikonoklaste. L’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis è quella che resta-invisible, disapparenza-della-apparenza, è l’esserci-mai-visto, mai-visibile, mai-udibile, mai-dicibile di fronte alla furia nihilista dell’ikonoclastia e mitoclastia evidente dopo la fuga ontoteologica degli dei-disdei o dinnanzi all’imperativo della volontà di potenza della tecnè-epistemica-iconoclasta-mitoclasta: lì nell’epoca della sua morte irreversibile c’è il suo eterno ritorno, lì ove si celebra la sua assenza ontoteologica c’è la sua presenza ontologica-postepistemica-post-tecnè. L’ontologia della verità dell’opera d’arte lì si eventua, lì nella prossimità-disallontanante o nella disallontananza-prossimante, lì nel vuoto kaos-kosmico lasciato in eredità dagli dei fuggitivi-fuggenti, lì nella radura-diradanza si dà quale gestell-postikonoklasta-che-resta-invisibile-inaudita-indicibile, mai-vista, mai-sentita, mai-detta, ontovisione mai-visibile allo sguardo paradigmatico ontoteologico ed epistemico, ontosonanza mai prima d’allora risuonante che si discopre solo alla presenza della con-temperanza del musagete-postmitoklasta e postikonoklasta-ontopoietico dell’aletheiapoiesis ikonopoietica delle muse-postmuse. L’ikonapoiesis custodisce l’enigma dell’opera d’arte, cura e krypta l’indicibile dell’esser-arte, svela alla mondità e all’esserci l’evento dell’esser-creata-arte del musagete-sempre-postepistemico-postikonoclasta-postmitoclasta-postmuse che getta e progetta l’aldilà in con-temperanza dell’ontovisione delle muse-dismuse-postmuse-dell’essere, dell’interesserci-postinteresserci, dell’interessere-postinteressere: o con più pregnanza all’essere-che-resta-invisibile o all’essere-che-resta-inaudito o all’essere-che-resta-indicibile o che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ontikona o nell’ikonapoiesis o nell’imagopoetante dell’essere musa delle post-muse-in-essere-create dall’arte. Lì in quell’essere-per-la-fine dell’arte o con-figura-disfigura-postfigura delle configurazioni postikonoklaste o in quell’essere-per-la-fine-dell’essere che è ancora invisibile-inaudito-indicibile-abissale-kaosmico si disveli l’evento dell’essere per la fine della morte o dell’essere per la fine della morte-dell’arte quale ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la vivenza dell’esser-arte-postikonoklasta-post-mitoklasta o dell’essere per la vivenza dell’opera d’arte post-muse o dell’essere per la vivenza della verità nella messa in opera dell’essere arte del musagete-postmitoklasta in contemplanza delle muse-dismuse-postmuse dell’essere. Lì si dà l’evento della com-prensione dell’essere quale ontoepistemica dell’essere-verità-dell’arte, lì si getta il pro-getto ontologico dell’ikonapoiesis-postikonoklasta-postmitoklasta dell’essere-arte-della-verità-dell’essere, dell’essere-arte-dell’aletheia-dell’essere, dell’essere-arte-della-disvelanza-dell’essere. È il pro-getto ontologico dell’essere che si eventui quando gli dei-disdei abbandonano la mondità e la mondanità e l’esserci e l’essere nel mondo per fuggire-disfuggire nel mito o nell’iconoclastia, lì nel medesimo istante l’essere abbandonato dagli dei abbandona gli dei alla loro destinanza ontopoietica per lasciare libertà d’essere alla disvelatezza dell’origine dell’opera d’arte, per essere solo arte dell’essere e mai più solo arte contemplante gli dei in fuga-disfuga ontoteologici, iconoclasti, idola della mondanità. Lì l’essere abbandona gli dei ed è abbandonato dagli dei, ma in quella diradanza vuota, in quella radura-diradanza s’eventua il progetto ontologico dell’essere arte dell’essere: l’arte consente l’onto-visione e l’ontosonanza dell’essere, quale ontologia dell’arte dell’essere-che-mai-non-c’è, ma che c’è sempre e sempre ci sarà


 

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7 gennaio 2012

skemetys

schema-giuoco-Heidegger i. "Cum ipsi (majores homines) appellabant rem aliquam, et cum
secundum earn vocem corpus ad aliquid movebant, videbam, et
tenebam hoc ab eis vocari rem illam, quod sonabant, cum earn vellent
ostendere.   Hoc autem eos veile ex motu corporis aperiebatur: tamquam
verbis naturalibus omnium gentium, quae fiunt vultu et nutu oculorum,
ceterorumque membrorum actu, et sonitu vocis indicante affectionem
animi in petendis, habendis, rejiciendis, fugiendisve rebus. Ita verba in
variis sententiis locis suis posita, et crebro audita, quarum rerum signa
essent, paulatim colligebam, measque jam voluntates, edomito in eis
signis ore, per haec enuntiabam." (Augustine, Confessions, I. 8.)  Ricerche filosofiche di Ludwig Wittgenstein — giochi linguistici. È  ci dà da pensare l’essenza del fenomeno crea  consente spazio spazio essenza che si dispiega evento eventa nulla,  consente consenta già  qui e là costruzione gioco È  nello spazio sublimE Nulla  sublimitàNulla’evento che fonda un gioco linguistico il gioco linguistico “qui” o “là”:
 «là» qui  essere là, nel vuoto, là  Li “giochi linguistici” (ivi, § 7) è  evento nulla nulla evento è evento evento-gioco nulla evento«gioco linguistico» SprachspielWittgenstein «giochi linguistici» gioco linguistico (ivi, § 7) gioco linguistico“gioco linguistico”  «giochi linguistici» dinamiche dei giochi linguistici è già ontologica struttura dello spazio musicale, nello spazio musicale Ricerche-filosofiche-Wittgenstein ’essenziale del gioco linguistico“giochi”, giochi di palla, giochi? — esserci giochi“giochi’ concetto di gioco gioco di costruzioni schema-crea-mondo giochi c’è, l’esserci  nulla È nulla. — Ma è giocoQui senz’altro È  VOCE E IL FENOMENO crea-spazio spaziatura
decostruzione spazio-spaziatuta, deserto della forma
vuota phoné-spazialità è “in-scritto” infinita esserci
metafisica della presenza decostruzione de-costruttiva logica - metafisica della presenza presente a sé. È  voce fenomenica a sé presente, È si dà si dà, si dà È catastrofica all'infinito, presenza a sé all'infinito, infinita di infinita dal presente presenza a sè del presente. È crea infinito infinito È  phonè, storia della metafisica, voce fenomenica, essere presente a sé
– spaziale metafisico-musicale della voce, la spazialità della phonè dell'essere È spaziale spazia lo spazio crea la
presenza del presente là svelà  Lo spazio spazializza-spaziatura  È nulla non ha nulla nulla senza nulla È nulla ontologica, È presenza-del-presente infinito infinito'eventua fuor di sé. verità d'essere spazio-temporalità dispiega  voce
fenomenica della phoné.
crea spazializza spazio, È sé di sé con sé del presente infinitesimale  monade fenomenica  presenza a sé: infinitamente  infinita
ricettività.
La voce fenomenica è essere  presente,  esser a sé
presente, trascendenza a sé, la voce si
ascolta. Nulla phonè, voce fenomenica svela il suono che è nel
mondo, anzi la decostruzione della voce fenomenica della phonè svela la temporalità in sé phonè dà  crea spazio l'essere  È. È la phonè nel nulla,  nulla sovraevenienza, È ricettività. È  È già da sé “spaziatura” si spazia-spazio,  spazio è
tempo,  è fuori da sé, è  fuori-da-sé esserci nel mondo, nulla'infinitesimo crea infinito, eventua l'evento vuoto. Qui lo spazio È spaziatura, spaziale spazialità spaziatura spazialità-temporalità o spazio-tempo evento infinito vuota risonanza, spazio vuoto al di là nulla,È  spazia'infinità risonanza È esserci spatiotempo spazio-temporalinfinito, l'infinito essere o infinito nel finito"decostruzione"decostruzione  è evento essere-spazio nello spazio spazio-fonda-metafisica Qui,  fondamento metafisico vuoto "gioco"si gioca"Decostruzione", è"Infinito" nulla, decostruzione sentiero verso il nulla, risuona l'essere ousia, physis,parusia, nous, decostruzione Decostruzione decostruzione-metafisica.
È qui decostruzione della metafisica, c'è vuoto-nulla in gioco dell'essere di per sé  essere-infinito c'è nulla decostruzione, è di per sé gioco di fondamento "al di fuori e al di là" esserciCHORA-in sé senza-sostanza (ousia), è instabile, al di là chora“ricettacolo” TimeoDemiurgo “Chora’evento chora È I n-der-Welt-rein eventi dell’Essere Essere-Essenziale dell'Essere Essenziale (Wesen)Essere-spazio crea Eventi Dasein-Ereignis-Ontologie Dasein-Radura Dasein-dell’essere-nel-mondo, già essere-nel-mondo Dasein essere-nel-mondo-esser-già-in-radura GrundDaseins Dasein-Evento nulla “già” ontologico. Dasein-"gia”-ontologico dell’essere ontologico del Dasein è Dasein-«sempre-già»-Dasein del Dasein è  Dasein È già nel Dasein  il Dasein essenzia è.  Dasein già-sempre Dasein è Ereignis-senzA-ousìa<EsserEreignÌs,  «mistero» dell’essere nihil o essere delle entità assente. Qui l’essere entità è «nascosto»entità-assente assenza-presenza. Dasein Dasein-assenza assente/nascosta del Dasein è  gettatezza, essere del Dasein Dasein è il Dasein-dell’essere-Ereignis-«evenTautentico» DaseinEreignis. Dasein-già-è  Dasein. Dasein-Lethe«Essere-assenza/ presenza-dell’assenza del Dasein Dasein - perché assenza-presenza-Eventa>> Ereignis-crea-chora chora la chora platonica non possiede un’essenza chora è l’essere dell’essere. Essere-chora, perchénon c’è nessuna essenza stabile instabilità-chora  decostruzione della metafi-sica classica presenza” stabile chora chora È chorà  È chorà-scheMetys “impensata” schematesis’essere, “metafisica della presenza”“nuova ontologia”Chora non possiede un’essenza struttura della chora-chora  la chora l’essere si sottrae. Chora dà la chora gioca Dà la chora con la chora  chora sulla chora.È chora, sfugge alle categorie della logica la chora non è paradigma(Timeo).La chora-chora-chora sfugge prossima alla teologia negativa, ontologica aldi là dell’essente chora-ricettacolo-spazialità della chora-chora-spazia-lità nella chora:  pensiero dellachora, la chora  al di qua e/o al di là“ricettacolo”chora-essere non è 
fondamento stabile la chora-infinita“ricettacolo” chora. La chora chora-che-“fonda sprofondando” e che “si sottrae  fonda”la chora chora è senza-ousia-fonda la chora ontologica. La chora c’è, chora chora-ricettacolo in sé è senza fondo, sfugge è in-fondata perché è “fondante-ousia-spazia spazio spazia-lità  spazio-chora-spazialità chora-dello-spazio-Evento dell’essere ‘spazio’ che si sottrae” è la chora. È dà la chora della chora-onto-logia: disvela È schemetis del nulla, chora dell’essere-chora chora-essere, chora-spaziatura chora-senza-ousia “chiasma-chora” chora-schema crea la chora  la chora-evento dell’essere-spazio, la chora-spazio-crea-lo-spazio dello spazio, ousia-spazio spaziali-tà-chiasma: lo spazio È spazialità-chora, spazialità  intrisa di spaziotempo dello spazio-spaziale-chora-scheMetys si dà Essere-vuoto-chora crea la chora fondante crea infinita chora arché che fonda La Chora della chora-“ricettacolo” o chora-chiasma. È  chora, è noumeno che sfugge nulla della chora,  chora della chora Khôra ChoraMETYs della chora. La chora spaziatura  della choramaTESIS È schemachora-ricettacolo chora“Chorainstabile della chora singolarità”. È spazialità della chora-che-crea dà, È Abscondita  eventa si è già singolarità ontologia-Khôra Khor-Chora-ontologia chorachora chora non è nulla nulla nulla che dà non è sostanza-ousia. È Abisso in essere, spazio vuoto, ma che non è vuoto. Nel Timeo È Khora è un gioco instabile,abisso, dà sé  eventa spaziatura, erranza. Qui o là, eventua l'infinito l'infinita eventa vuota. È dà è di per sé  c'è che dà  l'infinità o l'infinito-essere è la presenza di 

nulla all'infinito, gioco di presenza-assenza. È nulla, niente, senza nulla, ontologica per nulla, nulla nella monade monade-skema-del-nulla nulla nulla-che-è-senza-ousia, senza essente, nulla senza fenomena crea è infinito nulla nulla È Essere nulla è già evento  È È musica.Tale spazio è singolarità, essere singolarità,  essere singolarità spaziale essere-spazio ontologia dellà creatura-esserci. Grund-daseyn,  spazio-esserci flusso”lì vi si getta, si getta nel suo fondo è già, si dà  è ontologia dell'essere trascendenza, lo spazio spazio-Esserci, Esserci-cronotopia di esserci per la morte,
essere-per-la fine (Sein zum Ende). Dasein-spaziotempo topologico del Dasein: “Dasein-Tode ist”. Dasein-spaziotempo 
ontologico Esserci-Dasein-spaziotempo Esserci-È-Grund-abgrund Esseretempo,  Dasein-cronotopia-Dasein-È-l'Esserci, Dasein-exstasi, Dasein
ontologia, Dasein è già Essere-spaziotempo ermeneutico-ontologico: già da sempre È Dasein-esserci, è già sempre
progetto-spaziotempo: è spaziotempo, o
spazio-Dasein-spaziotempo, Esseretempo, è  creata ontologia-dell' estasi-ontologica è  Essere già di per sé in gioco è  ontologia essere-Dasein-spaziotempo. È  Cronotopia dell'essere si dà nel vuoto,  presenza-assenza,  ontologia È si sottrae ontologia-Exstasi’infinita. È pensiero  dell'essere spazio, essere in cammino o essere nel tempospazio  è  spazio degli spazi Raum, spazio, Raum, Rum,  sgombro, spazio  essere-spazio-???a spazio-t?p?? spazio Gegenstandlose è senza-ousia, spazioRaum è nientaltro-essere/nulla-schema-  essere-spazio-che-dà  sé  presenza infinità all'infinito, è la presenza del nulla all'infinito, gioco di presenza-assenza, senza nulla, senzanulla  Senza fenomenica ontologica-nulla, nulla non è altro. Non è  nulla  nulla senza la verità senza essere nulla senza essere fenomenico.  crea nulla, perché È nulla spazio È ontologico in ontologia è ontologia senza essere  metafisica e ontologia dell'ontologia  ontologia è là infinitaldilà" essere pensante " subsistenza Dasein nell'essere che si dà Dasein evento al di là aldilà qui e ora eventaldilà in sé, sé-sé  è eventa-oltre-sé in sé è già  fino in fondo, c'è eventità  crea: Evento (Ereignis) è  Esseretempo. L'evento: Evento (Ereignis) è Esseretempo dell'essereEreignisevento è  Ereigniseventità   Ereignis è  Ereigniseventità  EssereTempo per l'evento.Qui Erezgnis"evento" l'eventessere  l'essere è eventità  Ontosofïa e Ontologia dell'eventità  ontologica: la metafisica è onto-teo-logia onto-teo-logia'essenza della metafisica è  l'evento onto-teologico: La metafisica è teologia, essere vuoto? Essere pensiero è l'evento schematesis è Ontologia,  è  "essere fondamento". L'Essere degli esseri ontologico:è ontologica. È onto-teologico della metafisica  ontologico di Esseretempo ontologica eventità  ontologica o ontologia: Essere degli esseri eventità   Essere degli esseri è fondamento dell'essere, schema-in-essere, Essere è   l'essere eventità  che non ha alcun fondamento. La fondazione è già Lichtung-eventità-evento. Crea l'evento: La stessa eventità  è pensare e essere si dà l'essere-eventità  "Essere""di essere" dell'essere è eventità  abissAle si dà nell'abisso, è lì  Ge-stell eventità  Ge-stelleventità   Ge-stell  è Ge-stelleventità  Ge-stell è Ge-stelleventità  Ge-stell è  l'evento.  Ge-stell'eventoEreignis o eventoGe-stell: Ge-stell'evento, Ge-stell è evento, evento-eventità  evento preludio: Ge-stell è evento  Ge-stell'evento. L'evento Ge-stell sulla Ge-stell è l'evento È evento: L'evento è eventessere Ge-stellevento l'evento di Evento della fondazione già in essere. Qui vi è  schemetys di fondazione dell'Essere è l'evento/ Da-sein dell'Essere di essere Essere di esserci Crea già essere evento  in sé è Da-sein'evento. L'evento già Da-sein'evento è evento-schemaGe-stell, l'evento è essere: Essereventità   Essere è già è evento. Esserevento fonda Da-sein'evento l'eventessere schemetis abissale abisseventità  schemabissale'evento vuoto fondamento dell'essere c'è nulla  vuoto: L'eventoEr-eignis nihileventità  nihil-nulla-eventità  evento. Evento dell'essere è  evento si crea evento è l'evento  eventoEreignis  l'eventoErejgniseventità. L'eventoeventità   l'evento-nulla in sé Da-sein crea evento è l'evento eventità   è l'evento nulla. L'evento eventità   evento che dà c'è nient'altro l'evento. L'evento è di "là" è l'evento "là" fonda l'evento e nulla più. Non c'è nient'altro oltre l'evento l'eventoeventità: L'evento è l'essere è l'evento evento'evento. Qui essere evento qui è evento'evento, l'evento è evento è l'evento"là"  l'evento si dà. All'evento qui l'evento evento-evento dà La Musica È già l'evento, l'evento è l'evento che la eventua. In evento in sé evento eventotempoessere l'evento è tempessere evento di Esseretempo, spazio-tempo-evento.  È DASEyN non è niente. È spazio è creatura è creatura di eventitàQui evento evento senza tempo che dà l'essere, Dà l'essere,esserci"là"  c'è "è"  l'evento-Dell'essere'evento: l'evento è evento eventessere è l'evento evento-eventità che ci sia, c'è è l'evento mistero è l'evento. Crea l'evento, essere l'evento. O essere-l'evento di esseretempo che dà l'evento di essere l'evento evento-è-essere. Esserevento di essere: "Essere evento", in fondo nulla spaziale eventità-spazialità nulla. Niente da nulla.


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1 agosto 2011

pp

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Dettagli del prodotto


ISBN978-1-4478-0172-6
Copyrightgpdimonderose (Licenza standard di copyright)
Edizioneprima
Editoregp
Pubblicatoluglio 28, 2011
LinguaItaliano
Pagine260
 
RilegaturaCopertina morbida con rilegatura accurata
Inchiostro contenutoBianco e nero
Dimensioni (cm)


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2 febbraio 2009

xyasm

....Transvisione del  chiasm-in/visibile.....l'armonia  a-fenomenica  invisibile  è   la  transtabilità  dei  fenomena  visibili,   è  la  purezza prioritaria  dell'evento  splendenza  dell'intenzionalità  dell'esserci  prima  che  possa  essere  visione  o  intuizione  nello  spaziotempo.   L'essere  pensante  quale  mente  che  mai  mente  disvela  il  transvisibile  nell'armonia  afenomenica  quale  epistemica  della  mente  nel  chiasm-in/visibile  e  poi  nelle  singolarità   svelate  quali  superstringhe, robert  paster così disvela  le  topologie  dinamiche intenzionali di  m.  pitkanen   per  approdare  all'epistemica  della  mente  modellata  sulla m-theory dell'in/visibile. L'esserci  in-visibile  è il nullo fondamento di una nullità.   Il Dasein  in-visibile  è l'evento fondamentale dell'esserci:  essere-nel-mondo  è  l'essere  visibile   o  essere  nell'excstatica radura o  Lichtung dell'essere in/visibile: c'è sempre innanzi l'infinito o il transinfinito in-visibile, è il chiasma-in/visibile,    l'essere si dà luce da sé, senza  perchè, c'è in/visibile, l'essere  s'eventua aldilà, c'è. L'essere  invisibile si dà alla luce da sé, aldilà, c'è l'essere che si dà luce e si dà alla luce aldilà del tempo che non c'è, aldilà del tempo in-visibile. LA singolarità  dell'evento dà alla luce, si dà in splendenza della vivenza invisibile. O si è splendenza dell'esserci, nulla  o  niente della mondità abissale senza anime né sensi. SI attende che l'evento  invisibile  dell'essere si sveli dagli abissi con le luci delle aurore dell'essere transcendenza. La splendenza dell'evento dell’essere, o storia dell'oblio dell'essere . L'essere  invisibile è il nullo fondamento di una nullità. Il Dasein  invisibile è l'evento fondamentale dell'esserci: essere-nel-mondo è l'essere,  o essere nella   radura  o Lichtung  invisibile  dell'essere, o nella verità  dell'essere  come cura invisibile  dell'esserci. Nel  visibile star-fuori nella radura il Dasein-invisibile,  o  L'essere-nel-mondo soggiorna in excstasi. Il soggiornare abissale è l'intenzionalità in/visibile  nella radura  ove abita poeticamente l'evento invisibile  dell'essersi, lì l'essere dimensiona l'estaticità dell' evento. È solo in tale sfondo abissale e transinfinito dell'essere invisibile che si eventua la verità  dell'essere. La fenomenica invisibile  o noumenica o epistemica si dà ragione e propone fini, impone regole, dispone mezzi e adatta ogni cosa ai modi dell'azione, si dispiega ed è ovunque in priorità un porre-innanzi, una presenza dell' imperativo categorico ideale della transcendenza. La  visibilità mondana ha agito troppo e pensato troppo poco, giacchè la definizione di fini, di mete e di mezzi è sin dall'epigenesi inadeguata nell' abnegarsi in eventi  o Ereignis  invisibile: nessuno ideò l' invisibile dell'evento, giacchè lì c' è l'invisibile-Essere o l'essere che si eventua  invisibile. L'evento  dell'essere getta l' invisibile  dell'essere evento, è il mostrarsi o manifestarsi nell'evento, o nella struttura ontologica dell'evento, nella dispieganza  della verità  dell'essere  invisibile e così consente di pensare l'essere. È l'essere  invisibile  che si eventua, in radura dell'essere evento che abita poeticamente sia la fondatezza che l'essere fondamento infondato o Ab-Grund  invisibile, ogni fondazione è inadeguata all'essere come fondatezza, giacchè ogni fondazione non può che ridurre l'essere ad entità: il pensiero pensa la verità  dell'essere  invisibile, giammai la verità della metafisica, ma la verità come aletheia, il sorgere-di-per-sé è  invisibile  dal nascondimento al mostrarsi o manifestarsi; nella  disvelatezza si fonda l'evento invisibile  dell'essersi, è  la dispieganza ove accade l'evento dell'aletheia  invisibile dell'essersi. Gestell  che disveli la Gestell della disvelatezza dell'evento aletheia- invisibile  quale cura o custodia di ciò che è libertà  invisibile  disvelatezza ontologica dell'essere. La metafisica dell' invisibile  ideata da Platone  evidenzia nell'essere la sola idea  fenomenica o noumenica o epistemica. Platone ideò   l'idea dell'evidenza dell'essere che è l'entità stessa dell'ente, o l'essere dell'ente o idea a priori platonica quale idea dell'ente nel suo essere ente dell'essere che si mostri nei fenomena. È l'inizio  fenomenico dell'ente o dell'essere dell'entità. L'essere dell'ente  è  fenomenica ideale o noumenica o epistemica sia pure la purezza-invisibile. Platone ideò l'archetipo della metafisica dell invisibile e pensò l'essere quale adequatio metafisica e fenomenica, o essere dell'entità fenomenica; pensare l'essere dell'ente è  visibile  dinamica della metafisica fenomenica dell'essere dell' ente del mondo-immagine. È la Gestell dell' evento quale radura della verità  invisibile dell'essere che dispiega La verità dell' essere o l’essere libertà ontologica  invisibile,  è la struttura ontologca  invisibile  dell’essere. Platone ideò il fenomeno dell'evento dell’essere dell'ente quale fondamento dell’apparenza, o evidenziarsi dell’essere delle entità:l’evento si iscrive ancora nel fenomeno sia pure nella purezza  fenomenica ermeneutica.  Dasein invisibile  o la priorità dell' apriori, o  struttura ontologica o  filosofia ermeneutica della verità in/visibile. Verità e interpretanza infinita della differenza ontologica, quale priorità della fondatezza dell’ invisibile, è l'ermeneutica fenomenica dell’essere dell’ente nel suo essere svelato quale verità, o mostrarsi o manifestarsi purezza ideale dei fenomena, l’ente dell’essere verità dell’essere.  L’immagine o l'imago  non si nasconde più nell'oblio ideale fenomenico, o nella purezza  visibile o evidente nell'idea dell'essere dell'ente, e perciò invisibile o afenomenica o anoumenica o aepistemica e asimmetrica o incalcolabile, indicibile, inaudita, indecidibile, incommensurabile. L’essersi disvelato  consente all'essere d'essere evento dell'Ontologia Del Dasein  invisibile, e non più solo l'ideale fenomeno dell'essere entità  ideale della  purezza della transcendenza noumenica o epistemica o metafisica  dell’esserci, quale Metaphysik des Daseins invisibile. Lì il       Da-sein si eventua  dall'Abgründ invisibile della purezza  ideale, o eventuarsi del Dasein  invisibile del fenomeno: nihil est sine ratione, anche la purezza fenomenica. Niente è senza translogos o ideale o noumenico o epistemico, neanche l'essere dell'entità. Leibniz disvelò l'eventuarsi dell' in-visibile quale verità che non si dà più come adaequatio rei et intellectus, ma quale disvelanza dell'essere-monade  in-visibile, quale svelatezza che eventui anche il fenomeno o il noumeno o l'epistemè dell’evidenza ideale dell’essere dell'entità. Tale  invisibile  svelatezza è la verità  dell’essere, o verità ontologica. Tra verità  ontologica dell'evento invisibile  dell'essere e verità ontica  ideale dell’ente si dà la differenza ontologica  invisibile dell' essere. L’essere si dà nell'evento quale svelatezza che consenta lo svelarsi ideale o fenomenica o noumenica o epistemica  dell’ente: è l’essenza della fondatezza dell'essersi evento-in/visibile: lì è non-ente, niente, nulla o verità che si biforchi in ontica fenomenica ideale della purezza  e transcendenza ontologica o transontologica  dell'evento invisibile. La svelatezza, il mostrarsi o il manifestarsi, dell'evento  ideale è consentita dall'abnegarsi  della differenza ontologica: è la fondatezza della differenza ontologica quale trascendenza  invisibile  dell’esserci. L’esserci è l'evento invisibile, l’esserci trascende, perché mai si adegua all’entità, ma lo eventua  nella svelatezza dell'essere. La trascendenza ontologica è  invisibile: l'essere  si dà oltre, aldilà ed al di sopra, oltrepassa la fenomenica. È transcendenza  che transcende, oltrepassa il fenomeno della purezza. L’esserci  invisibile  si eventua nella transcendenza come essere-nel-mondo, o essere  nella purezza della mondità. L’accadere dell'evento getta l'aldilà dell’esserci o essere-nel-mondo-invisibile: Husserl prima e Merleau-Ponty dopo idearono la passività dell’essere visti o dell’essere ascoltati, è l' ontologia   dell'in/visibile. Quando la visione silenziosa del dicibile  iscrive la   verità del visibile o sguardo dello spirito, intuitus mentis, fenomeno fondamentale che si manifesta carnale-idea o senso del corpo, lì si vede e si ode. Il chiasma-Merleau-Ponty è l'ontologia fenomenica dell'epigenesi del senso visibile et invisibile, Il visibile è l’invisibile. M. Merleau-Ponty è l'in/visibile Merleau-Ponty-Ousia, l’ontologia dell'in/visibile M. Merleau-Ponty o intercorporeità. Il riconoscimento in/visibile consente la Natura, o le concordanze intuitive dei corpi viventi. L’entità carnale del corpo è l’essere in/visibile archè-predicato intercorporeo. Merleau-Ponty e Husserl così pensarono la Nature dell'in/visibile. M. Merleau-Ponty e Husserl  svelarono l’Essere-in/visibile.  Merleau-Ponty e Husserl intuirono l'in/visibile dell'essere presenza corporea o  parousia in/visibile dell'essere  dell'entità. E. Husserl svelò la spazialità in/visibile  al di là, quale in/visibile ontologico, il mondo in cui si dà «in carne ed ossa», la spazialità  di una temporalità primigenia, corpo dell'esserci e dell'alterità: visione della Nature-in/visibile. E. Husserl  svelò  così l' intenzionalità dell'in/visibile purezza carnale tra l'esserci e la Natura. Husserl è l'in/visibile intenzionalità della filosofia irriflessa naturale, è La filosofia  che evidenzi l'in/visibile della Natura transcendentale fenomenica, o l’epoché fenomenica dell'in/visibile transcendenza. Husserl è il chiasma Nature-in/visibile. La fenomenica  del  chiasma-in/visibile è l’essere-corpo della mente quale intenzionalità dell' in/visibile intenzionalità della transcendenza dell’esserci: l’intenzionalità fenomenica transcendentale  è inclusa nella mente-in/visibile, è evidente, è insieme essere attraente metamorfosi della natura. Le visible è l’invisible, riecheggia lì l’incontro spaziale tra le strutture matematiche ontologiche dei fenomeni-in/visibili, è il chiasma-Merleau-Ponty. Husserl dispiegò la differenza visible-invisible dell' essere nell' essere-in/visibile: quale essere dell’ente e non è nulla, ma è la passività-in/visibile•• è essere-in/visibile con l’essere del mondo, l’epoché-in/visibile intenzionale passiva dell'essere nella  mondità, è la transcendenza in/visibile, è al mondo una monade-in/visibile. E. Husserl svelò  così  il  chiasma visible-invisible dell’essere in sé o essere-in/visibile natura e corpo, l’essere “già là” prima della riflessione, l’essere in/visibile prima  del sensibile-carnale, essere-presenza-in/visibile,  essere eccedenza-in/visibile dell'evidenza  e  della presenza fenomenica, quale ontologia-in/visibile. Husserl svelò l'intenzionalità-in/visibile Nel corso della passività-intenzionalità dell'esserci-intercorpo: il sonno, l’inconscio e la memoria sono  momenti ove non  si è più presenti a sè e si è nel  contempo con il mondo: lasciarsi andare, affidarsi, essere nel sonno-sogno, dormire, addormentarsi, con-cedersi, cedere al sonno e alla sua sognante-compiacenza è l' essere la  differenza in/visibile della presenza nella mondità, nel mondo-della-vita, o intenzionalità-in/visibile passiva. Husserl svelò la non-intenzionalità in/visibile del sonno o  l'ontologia  della memoria involontaria e in/visibile proustiana: l’essere s’agita per sapere dove si  è, senza riuscirci, tutto gira intorno nel buio: le cose, i paesi, gli anni. Il corpo  è  ancora intorpidito,  e cerca di ritrovare la posizione, per dedurne la direzione della parete, il posto dei mobili, per ricostruire e dare un nome alla dimora dov’è. La memoria di sé, la memoria ontologica-in/visibile è  il  chiasma  proustiano: invisibili muri mutano posto in  relatività della forma della stanza immaginata, intorno nelle tenebre. E prima che il  pensiero esitante sulla soglia dei tempi e delle forme riconosca l’abitazione, le circostanze, il corpo della  mente in/visibile ricorda ogni stanza, il letto, le porte, l’esposizione delle finestre e l’esistenza di una  presenza là e che si ritrova al risveglio. Proust è in/visibile a Proust, è  presentemente  assente o  assentemente presente•  Il sogno è una  varietà in/visibile o veglia, sogno senza essere l'essere o pensare d' essere in/visibile, chiasma onirico sonno/corpo/passività/sogno pensante ed essere corpo pensato, assentemente presente, spazio naturale e spazio in/visibile husserliano, la spazialità dell'esserci-in/visibile. Nel plesso della spazialità in/visibile c'è chiasma-spazialità dell'ontologia dello spaziotempo naturale.  Raum-in/visibile,  spaziotempo e spazigeometrico a-euclideo e mondità spaziale transcendentale o spazialità-in/visibile geometrica. Husserl interpretò la geometria quale spazialità naturale, o geometria a-euclidea,  matematica-formale, o  ontologia  formale in/visibile dello spazio in/visibile. Lo spazio in/visibile è natura spaziale o spazio del mondo fenomenico. Ma l'in/visibilità dello spazio è lo spazio del mondo, o lo spazio delle varietà spaziali in/visibili o varietà spaziali differenziali, è lo spazio dell'esserci o spazitempo o struttura ontopologica  in/visibile della spazialità del mondo. Lì  c'è  la  transvisione  dell'essere pensante che contempli la transcendenza dei    fenomeni   ideali  o l'invisibile.   L'apeiron  dei  quanta  è già senza  fine o una  abissalità  senza  fondale  ove  c'è  l'evento-in/visibile, lì si  dà  diafanè  la transvedenza  in/visibile,  quale  klinamen  o  ab-scissa  dell'archè  o  dell'eventurarsi   o    svelatezza  della singolarità-in/visibile,  o  ereignis della  splendenza.  A  quella  transvisione  quantica  si  aggiunse  nel  corso  del  tempo  una  dinamica  quale  coniuganza  dell' essere  abissale in/visibile che  si evidenzia nella  svelatezza   senza  fine,   quale  risplendenza:  qui  la  purezza  è  l'abnegarsi in/visibile fenomenica o in/visibile-intermittenza,   tanto  da   evidenziarsi in  diafanè   fenomena-noumenica. La  geometria o   matematica  innata nelle stelle è  inerente  nel  kosmos   o  è    kosmesi o  varietà-monade dell'essere visibile,  nella sua purezza d'essere-in/visibile: lì  un attimo  è l' istante,  c'è   l'evento, c'è l' EREIGNIS  in/visibile o dispieganza dell' Essere evento in/visibile dell'Ereignis. Ereignis è il  pensiero  che si pensi in/visibile, pensiero dell'essere  in/visibile, o  evento  dell' essere. Il pensiero in/visibile è  l' originale  pensiero   dell'essere  perchè  è  il  pensiero  dell'evento  in/visibile  dell'essere  abissale,  è  dispieganza nello spazio-tempo dell'evento. La verità dell'essere in/visibile   eventuanza,   è   l' Ereignis-in/visibile,  ed è   l' Essere  verità dell' Essere-in/visibilità  dell' essere. La morte non è un evento che ponga fine al Dasein in/visibile: è sempre  presente nel Dasein-in/visibile, come possibilità di impossibilità del suo essere-in/visibile. La morte è in/visibile nulla,  l'altro-che-entità,  il  non  ente,  il  niente  o l' Ereignis in/visibile dell' Ereignis o EREIGNIS   della  svelatezza  in/visibile,  quale  chiasmevento e fondamento della verità  ecstatica, l'al di là in/visibile transinfinita. La sua qualità è il suo  essere-per-sé o  transinfinita   in/visibilità non più al di fuori di essa, ma in sé   quale  essersi in excstasi:  il suo essere al di là  e  al  di  sopra,   o  sempre  nell'oltre  dell'eventuarsi in/visibile dell' essere  quantica infinità,  è   la differenza tra   l'equilibrio instabile  o  transtabile,  è  il  muoversi  transinfinito  dell'essersi  in   dispieganza   o  dell'essere  dell'ente  dinamico, o  l'eventuarsi  in Dasein-in/visibile,  o   Essere  EREIGNIS   Dasein  dell'Essere  nel  DASEIN. Nel rivelarsi  Dasein  dell'Essere  c'è  l'eventuanza del Dasein  dell' Essere  transinfinito,  transinfinita  matematica  o  topologia  dell'essere  Infinito  o  transfinito,  o  in/visibile-apeiron  dell'essere.  Il Dasein Ontologico dell'  Essere è l'Essere nella sua verità,  o si  dà quale Essere  nell'eventuarsi dell' Essere o è l'Essere-in/visibile, Dasein in/visibile, oltre che  essere mistero dell' essere.  Essere in/visibile Dasein quale evento dell' essere  evento in/visibile dell' Essere in sé, o  dell'Essere che si mostri  o  si  dimostri  in/visibile. Essere in/visibile-Dasein della verità dell'essere. La verità dell'essere   è  la transinfinita in/visibilità, o Ereignis del Dasein dell' essere. Dasein è in/visibile-essere,  o  è  la verità in/visibile dell'essere. Dasein quale  aletheia in/visibile dell' Essere. Dasein che consenta all'Essere  la   transinfinita in/visibilità nel  Dasein,  o   Essere  EREIGNIS  in/visibile del Dasein  dell'Essere DASEIN-in/visibile. Nel rivelarsi Dasein  dell'Essere c'è  l'evento del Dasein in/visibile dell' Essere  transinfinito, o Essere evento  transinfinito dell' Essere excstasi della verità dell' Essere in/visibile Dasein. L' Essere intuizione di  forme dell' essere fenomenale, o  topologia  dell'essere   nous  o  noumenica, o   essere   superiore  dell'ideale  quale  transontologia  dell'essere e topologia dell'esserci,   quale  transinfinito abissale sempre di  fronte, gegenstand-imago, sempre  aldilà,  oltre trascendenza   dell'essersi   sempre di fronte con l'imago transinfinita, con  la transtabilità, asimmetrie nella  simmetria, decostruite dall' instabilità  della spazialità           transinfinita  in exkstasis.  Transvisione   della   transcendenza  excstatica  dell'essersi,   o transcendenza  dell'essere  estensione dell'essere senza  fine, senza  confine e senza transtelos, è  transevidenza In-fondata e  imago  abissale,  excstasi che si dà   nel mondo, c’è  nell'essersi  excstatica   transinfinita,  è l'evento della verità  dell'essersi  imago  in/visibile. Il suo luogo transcendentale  è  l'imago,   quale    topologia  dell'essere  o  spazialità  transinfinita  sempre  oltre  o  aldilà   delle ontologie regionali, della  fenomenica  o epistemica, perchè   il Gegenstand si  svela  sempre   quale spazialità  della verità, è  l' Abgrund dell' imago  in/visibile transcendentale, quale  verità della   transcendenza  la quale precede e rende possibile  ogni altra  verità fenomenica   o  epistemica  o  empirica  o  noumenica. Qui  c'è  il mostrarsi  della Verità,  singolarità   davanti-alla-sguardo, o   senso dell’essere come evento priorità  prima  del  fenomeno, si disvelò  così          l’intenzionalità in/visibile topologica-transcendentale  superiore della conoscenza  epistemica. È l'in/visibile-imago  fondersi  abissale quale in/visibilità che si sottrae  o  si  annulla,  si  nega   o  è  l'abnegarsi   spaziale  e temporale della transcendenza  fenomenica,   si svelò  lì il Gegenstand  che ci sta di-fronte quale  imago in/visibile: il  Gegen-stand  che  ci sta di-fronte  è  l'eventuarsi  dell'in/visibile Gegen-stand dell'essersi, sempre  al  di  là  della  vivenza  o  della  mondità  o  mondanità  o  della Fenomenica  o  noumenica. Nell’evidenza  si dà  La fenomenicità del fenomeno  eccede quella evidenza   per essere  la  transvedenza  excstatica   dell'essersi o   eccedenza della libertà,  o  l’eccedenza   excstatica  dell'imago-in/visibile.   La spazialità  è  la struttura ontologica  dell'eventuarsi  dell' in/visibile o  nella  razionalità epistemica  o  della  fenomenica  o  noumenica, è  l’intenzionalità  dell'evento dell’essere-nel-mondo: non è più   solo  fenomeno o  noumeno, ma  si dà  quale  imago-in/visibile dell'Ereignis  dell'essersi.  Si dà  quale event-in/visibile  dell'essere. L’imago  è  l’apparire nella luce del  fenomeno  dell' apparenza,  è l’essere, è libera  singolarità, o singolarità in  perenne  transcendenza.  La  singolarità  è  l'imago  dell'essersi  o singolarità  del visibile, o  lo stabilirsi   è  il  luogo dell' evento dell' apparenza libera  o  del  mostrarsi dell' essere.   L'in/visibile non-ente, niente,  nulla, o evento dell'essere  in eccedenza  sempre   al di là della natura calcolata,  o  della sua matematizzante   fenomenica ideale  o  noumenica.  Il visibile è una forma dell'icona  del  lasciar-essere l'eventuarsi, o  lì c’è  il  mostrarsi  o il manifestarsi dell'abnegarsi dell’essere. Il “luogo” si  dà  nell'epigenesi  quale evento dell' imago in/visibile consenso, evento  del senso  dell'Essere  o   La   transEVIDENZA  o  transvedenza  excstatika in/visibile.  L'in/visibile  è la forma dell'eventuarsi dell'essersi  purezza dell’evento, o incompletezza dell’evento  fenomenico,  categoriale, noumenico, quale Gegenstand  o  singolarità  o  monade  in/visibile:  è  la  vaga  erranza  nel mondo, è  la  singolarità  dell'evento, è   il  nulla  o  l'abnegarsi  dell'essersi. L’evento senza  fine, senza transtelos, senza translogos, è  la  libertà cronotopica della  mondità o  della  mondanità. L’evento è  la  differenza  ontologica  dal   fenomeno  o  noumeno  è l’al di là del  fenomeno e del  noumeno,  è l’al di là della temporalità, transinstabile equilibrio del nulla senza fine  e  senza perché,  o solo  epigenesi  dell'Ereignis-in/visibile Singolarità. L'in/visibilità si dà nella singolarità o  nella transcordanza, quale concordanza dell’evidenza in/visibile. L'in/visibilità è il  mostrarsi  dell'evento  dell'essersi  quale evento in/visibile,  o  singolarità  quale  enigma  dell'essersi:   singolarità in/visibile. La  singolarità si  dà  quale  evento  dell'essersi  senza  fine, senza nulla, senza tempo.  È fondamento dell' eterno ritorno o singolarità       a-temporale  che non ‘rappresenta’ nulla,   è “solo” se stessa, pura apparenza  o evento  della singolarità: aldilà  del  fenomeno della  purezza  o  noumeno. È la singolarità che eventui  se stessa,  fonda l'evento  dell'essere. Qui è la singolarità in/visibile a  gettarsi  o  abnegarsi nella  dispieganza dell' eidos,  o  evidenziarsi  o  mostrarsi. L’eidos dell'imago,  o  della singolarità  iconica si  eventua  aldilà  della purezza  fenomenica  o noumenica,  quale  evento di-fronte, o  Gegen-stand che  si  eventui  dal  nulla, così  è  ideale Platonica, nell’essere la più apparente  o  apparenza  ideale, evidenza  della  purezza, verità aldilà  dell'adeguatezza   ideale. La verità  della singolarità  dell'evento: l’essere  è l'evento-singolarità   o  alterezza in/visibile. E' IL PENSIERO DELl'icona-singolarità dell'evento della  dissonanza nella consonanza,  quale  transonanza  o  discordanza   nella  concordanza: tra il transvisibile  pensare  c'è  l'evento  dell'essere luce  del pensiero, la luce  si    pensa o  si  eventua  nel  pensiero  poetante dell'esserci. L’immagine  dell'imago  del mondo sensibile o dell’idea  Platonica,  è Essa stessa  un’idea  o  l'idea  dell'in/visibile,  o  meglio il pensiero della  fenomenica  o  noumenica. Nel colore c’è il pensiero, per Proust, e non solo pensa, ma è  l'evento  dell'essere invisibile, indicibile. Il  pensiero abita il colore o abita il suono quale translogos exstatico, i colori pensano, i profumi raccontano mondi e idee,  il colore pensa da sé. L’esserci in/visibile non è altro che il suo essere evento-singolarità  ed  è  la  verità  della singolarità,  quale estaticità  dell’evento in/visibile o  il  rivelarsi, o  mostrarsi  o  abnegarsi  o manifestarsi  della Transcendenza.  Platone svelò  la visibilità  o  luminosità  o  splendezza. Platone  Ideò La verità nell’apparenza. L’adaequatio  res et intellectus  è  un’ intuizione eidetica libera della  presenza fenomenica  o  noumenica. L'in/visibile è invece  sempre eccedente, è   l'ecxstasi nel suo esserci.     L'in/visibile  è nel luogo in cui non ha luogo nulla, nulla che non sia l’aver-luogo del  luogo stesso, una figura che si configura e si costella, quando sono sospesi significato, causalità,cronologia e intenzione. L'in/visibile è  il  Gegen-stand  della  spazialità: un di fronte  o rivelarsi senza Grund,  o  senza  fondo  o  senza  fondatezza, è l’eccedenza excstatica. Non è mai una semplice presenza  ideale,  o  fenomenica  o  noumenica, è  l’evento  della  singolarità,   o  la   Differenza ontologica   del pensiero in/visibile,  è  l'Essere  in/visibile. L'essere  Differenza  è  l'evento  in/visibile.  Più nel profondo è l’Essere in/visibile che  si  dà  quale  evento  ontologico dell'essersi! L'immagine non esiste è il velato in/visibile nello spazio. Psiche non è  carne. La carne è psiche. Psiche è da nessuna parte e non  è una cosa. E' l'interiorità, senza  interiorità. Non ha alcuna esteriorità. E ' visibile-invisibile, è un mito in/visibile. Apre il mito-immagine ed è il velato o è  una stringa di    immagini, e consente di interpretare e riflettere. Nel corso del tempo l'Essere-in/visibile svela e vela se stesso, si manifesta e si ascolta, è l'evento che si eventua, scompare, è l'increspatura dell'onda, è l'abisso di cui non si può mai trovare il fondamento nè temporalità, si esprime e si occulta, oblia  e  disoblia, è l'abisso del non-fondamento, in cui affonda l' Erlebnis  del senso del non-fondamento. L'esser-in/visibile ontologia dell'abisso del non-fondamento o ‘flusso’ temporale, è una monade-in/visibile,  flusso  intenzionale in/visibile, è sintesi passiva, intuizione in connessione  trascendentale. Husserl svelò l'intenzionalità in/visibile fondante dell’epoché fenomenica già nelle intenzioni in/visibili. La meraviglia come inizio della filosofia  Platonica o dissomiglianza o  differenza  o increspatura dallo sfondo o  dal  nulla, contrasta con il dissimile, esercita l'intenzionalità in/visibile del volgersi-verso, sia che lo  svolgersi segua  o  insegua. E. Husserl  svelò l'in/visibile passività transcendentale  monadica e fenomenica della vivenza. La monade è vivenza che dà e  si dà in sé in/visibile nell'agire e  patire, in-oblio e  dis-oblio, è l'in/visibilità monadica che  si eventua. Appare evidente la Bildung-in/visibile, essere-in-verità la monade fenomenica-noumenica: evidenza l' epoché fenomenica o monade ontologica in/visibile, o intersoggettività monadologica decostruttiva o cura o intenzionalità delle in/visibili evidenze, le evidenze sono assentemente presenti nell’epoché fenomenica o verità fenomenica, o eidetica o eidos-in/visibile infinito, intenzionalità  visibile e invisibile, evento in/visibile  dell'INTENzionalità  o Intenzionalità in/visibile o intenzionalità ontologica.  L’intenzionalità in/visibile è l’intenzionalità dell'esserci  aletheia dell'intenzionalità.  L’intenzionalità in/visibile si  dà senza  perchè. L’intenzionalità è l’essere intenzionalità,  è  intenzionalità ontologica in/visibile.  L’intenzionalità  ontologica  invisibile è  l' essere intenzionalità ontologica  del mondo, l’intenzionalità dell' essere in/visibile INtenzionalità. L’intenzionalità dell' essere è l'armonia  a-fenomenica  invisibile  è  visibile evento dell'intenzionalità  dell'esserci  prima  che  possa  essere  visione  o  intuizione  nello  spaziotempo.   L'essere  pensante  disvela l'armonia  afenomenica  quale  chiasma delle  singolarità  penrosiane  svelate  anche  quali  superstringhe, e recentemente  m.  pitkanen  ha disvelato le intenzionaità leibniziane invisibili  ontopologiche, o in/visibilità ontologiche o l'essere  monadi ontologiche. Husserl già nel visibile-spazio e Corpo-Spazio svelò  il visibile  nell'invisibile-spaziale. Kant intuì la spazialità connettendola alla cosmicità ed al corpo, nello spazio è  lo spazio cosmico  della spazialità, contro la relatività leibniziana dell' invisibile in essere. L'essere invisibile  Dasein è il  Nulla nell'Essere. Essere  invisibile  è  l'essere  nulla. L'aporia  essere-invisibile versus essere-visibile Dasein estatico. Essere invisibile è però essere-visibile-Dasein dell'essere, essere-invisibile-visibile? Leibniz disvelò l'essere-invisibile. Leibniz svelò l'essere-invisibile  nel Dasein fenomenico o óntico, lì  è ontologia invisibile. Leibniz pensò l'invisibile infinita esserità infinitamente invisibile,  ontologica  in/visibilità. Leibniz  svelò l'essere-Dasein- in/visibile? O essere invisibile-visibile-invisibilità dell'essere nel tempo dell'essere invisibile, o  essere visibile dell'essere slancio,  invisibilità  dell'essere. Leibniz disvelò l'invisibilità ontologica.  Leibniz  ideò l'essere invisibile essere-visibile dell'essere o essere in/visibile dell' essere ontologicamente invisibile, o struttura ontologica invisibile.  La dinamica invisibile è un evento. La struttura invisibile è estatica. Leibniz svelò l' in/visibile essere, Leibniz immaginò la  monade in/visibile e  Svelò  La fenomenica invisibile struttura delle interazioni dell' essere quale fenomeno invisibile  ma tangibile.Cos’è il tempo invisibile?O qualia invisibili o intenzionalità invisibili, o eventi invisibili? O l’essere invisibile  fenomeno dell'essere  In-visibile,  in-audito, visione  fenomenica dell'intenzionalità invisibile Nel tempo invisibile, o fenomeno stabile dell'essere  immateriale struttura dell’invisibile,  è nel mondo in/visibile. È un’immagine invisibile?! L’invisibile ontologico? O essere fenomenico  in/visibile o fenomenologica dell' in/visibile. Husserl ideò il fenomenico flusso invisibile o la fenomenica  invisibile o fenomenica visibile dei fenomena intenzionali, o  la struttura invisibile dell' essere fenomenico o  qualia invisibili, o immaginazioni invisibili del visibile: la visione che vede, il dolore che soffre, l’accorgersi che si accorge, l’interrogarsi che si domanda, il  flusso del vedere l'invisibile  flusso invisibile. Perché invisibile? O purezza invisibile o nulla. Svelare l'invisibile nulla dell'essere fenomenico. E' nulla invisibile nel campo visivo dell'essere. Heidegger svelò  L’esistere nell' esser-ci, l’esser-nello-slargo? Chi è l’invisibile  mondo? È spazio invisibile che ci abita.  Gli invisibili  spazitempi? fenomeni invisibili? cos’è l’invisibile fenomeno invisibile? evento invisibile, tempo-spazio a-Euclideo? Ontopologia dynamica  in/visibile? topologie dynamiche  quantiche quale ontologia in/visibile? In/visibile ontologia in interazione: Pitkänen ci dà  una topologia geometdynamica,  Rene Thom la Catastrophe Theory dell' in/visibile. Per l'ontopologia René Thom svelò la Teoria della Catastrofe in/visibile. Thom disvelò la catastrophe-in/visibile. René Thom è  l'archegete  della catastrofe-in/visibile. In/visibile-topologia  o topologia-in/visibile, è la spazialità curva del flusso  in/visibile o catastrophe in/visibile.  Catastrofi in/visibili nello spazio pieghevole, o tempo che si piega, appare, può essere il tempospazio o spazio in/visibile. Lo spazitempo può essere  visualizzato nello spazio-catastrophe dell' in/visibile catastrofe. Thom svelò lo spazio vuoto in/visibile della  monade invisibile. O In/visibili microtubi spaziali        quantici. Tale interpretazione consente l' Ontologia dell' in/visibile. Ontologia  in/visibile o invarianza delle strutture in/visibili, o campo dei quanta di fluttuazione in/visibile. In/visibile vuoto fluttuante. Il vuoto di fluttuazione è  in/visibile schiuma, è schiuma di bolle con due superfici o macrosphere. Bolle  di superficie infinitamente sottili o in/visibili nulle-membrane. Schiuma di vuoto  fluttuante  in/visibile, è una differenza asimmetrica dei quanta nel tempo di  una  in/visibile struttura neurale del cervello. E ' l' in/visibile indeterminatezza  dell'essere ontologia dinamica quantica. Tale architettura consente la stabilità delle singolarità. Eddington prima e poi Eccles  idearono le fluttuazioni   in/visibili. M. Pitkänen svelò i salti quantici dell'intenzionalità. Pitkänen ideò la struttura intenzionale in/visibile  nello spazio-tempo. Pitkänen pensò strutture in/visibili di microtubi  vuoti quantici. Pitkänen costruì un modello geometrico in cui il vuoto  si  lascia  attraversare da in/visibili flussi nel vuoto. Pitkänen pensò quantiche fluttuazioni di tubi  in/visibili di spazio-tempo. Attrattore in/visibile frattale dell'instabilità:  in/visibile attrattore di instabilità capace di formare nuove strutture di biforcazione. L'instabile in/visibilità  biforca la stabilità frattale o instabilità  quantica di Mandlebrot. È la struttura  spaziale-temporale dell'in/visibile stringa quantica. L'infinitin/visibile dinamica quantica o cromodinamica quantica delle singolarità invisibili-visibili di Kaluza o invisibile struttura dello spazio-tempo o chiasma  della struttura invisibile  quantica di spazio-tempo,  o visibilità supersimmetrica o stringa  in/visibile nello spazio invisibile dello spaziotempo-singolarità.  L' in/visibile singolarità visibile  è la curvatura dello spazio-tempo. Se lo spazio-tempo-curvatura è invisibile curva eventi invisibili, come la singolarità curva il tempospaziale, il tempospazio  in/visibile. Tempo invisibile dello spazio-tempo. La struttura è  in/visibile spazio-  tempo strutturale  quantico. La corda in/visibile è la topologia ontologica o ontopologia quantica di Möbius con infinite-dimensioni invisibili di infinite Topologie di superstring. Topologica stringa  in/visibile dello Spazio-tempo o spazio-tempo a topologia in/visibile.  L'in/visibile intenzionalità  topologica dynamica Intenzionalità o Platonia di flusso topologica, flusso invisibile, flusso in/visibile  è il flusso dell'esserci  in/visibile tangente invisibile topologia, è il flusso in/visibile. Il flusso di  spazio-tempo invisibile spazio-tempo Quantico! invisibile!  Tempo quantico-topologico frattale, spazio-tempo invisibile dello spazio-tempo fractale invisibile!  essere spazio-tempo invisibile! essere invisibile Quanta o invisibile essere cognitivo quantico dell' intenzionalità! invisibile simmetria con struttura cognitiva  topologica del  flux topologico, in/visibile flusso di microtubi  cognitivi Quantici invisibili dell' intenzionalità invisibile visibile quantistica fluttuante macrotemporale      quantica dell'intenzionalità.  L'in/visibile essere topologia è spazio-tempo invisibile spazio  quantico  trascendentale vuoto e  infinito topologico con infinito Spazio-tempo dell'intenzionalità della visione Platonia, o in/visibile monade di Leibniz infinita struttura complessa. L infinito  essere delle strutture  spazio-temporali  topologiche quantiche dell' intenzionalità o Platonia,   spazio-tempo vuoto infinito dell'essere in/visibile infinito infinitesimale di Leibniz  trascendentale. Kaluza  svelò L'in/visibile Teoria delle stringhe,  già assentemente  presenti  nella monade trascendente dell'essere in/visibile.  Kaluza  dispiegò L'essere HYPERDIMENSIONALe della stringa topologica. JA Wheeler e Pitkanen svelarono la topologia strutturale infinita della String-Theory  FRACTALE dello SPAzI-TeMpo!  Qualia  in/visibile dei Qualia. Qualia dynamici dei flux  topologici o  in/visibili-flux-tubi.  L'in/visibile Theory-Qualia-Dynamica Topologica Quantica dei Qualia-flux-tubi, o Platonia. L'in/visibile Platonia visibile o M-theory dei flux-tubi topologici, Leibniziane monadi infinite.  In/visibile Leibniziane  monadi Topologiche. M. Pitk¨anen disvela  L'in/visibile M-Theory-Topologica ontodynamica:Essere infinita in/visibilità dell’essere nella latenza, custodita, curata per eventuarsi nella epokè dinamica della radura dell’Essere, dell’Essere diradato, sgombro, libero d’Essere nell’abisso, senza nulla, senza niente, senza fine, senza tramonto, senza eclisse, lì si dà, si getta alla presenza nella radura, nella topologia dell’Essere, quale ontologia dell’Essere dinamico, il Gegengrund  o  fondale che si eventua nella varietà della gettatezza della  dynamis, è la radura dinamica che custodisce, kriptata, latente la cura dell’Essere Gegengrund  in/visibile   o  fondale  degli spazitempi ove si getta dinanzi, davanti l’Essere in/visibile della  dynamis, i luoghi sono quelli che l’esserci si trova di fronte non ad un orizzonte del mondo, o ad una prospettiva mondana, o ad un tramonto o eclisse cosmici, ma l’Essere è    abitato  dynamicamente dall’orizzonte e dalla prospettiva dell’Essere senza fine, senza declino,senza tramonto, senza eclisse, quale eterno ritorno della risonanza dell’Essere  in/visibile. Solo così si eventua l’epochè  in/visibile della singolarità ontopologica dell’Essere.  L'in/visibile differenza ontologica tra il Gegenstand  che ci viene in-contro  in/visibile e si getta alla presenza, per abitare l’Essere che contempla la radura  ove  si  eventui la differenza  nell’ontologia dinamica, quale presenza che abita il luogo ove non ha mai abitato né l’entità, né l’Esserci, né la mondità, né la metafisica, ma solo la risonanza dell’Essere in/visibile che ci viene in-contro.  L'in/visibile Gegenstand si getta ed abita l’Essere quale in/visibile ontologia: si incontra l’Essere ove l’Essere si dispone nella contemplazione, nell’ascolto,nella visione,nella sensibilità e nel pensiero in/visibile dell’Essere di fronte, dinnanzi, davanti che ci viene incontro, nel Gegenstand  o   fondale in/visibile delle radure,  dei vuoti ontologici, ove l’essere si eventua per essere contemplato e per abitare l’essere di fronte, oltre che abitare  solo il mondo. Quando un luogo, una radura, un vuoto sono abitate dall’Essere in/visibile che si getta e che viene in-contro all’Essere, si eventua la presenza in/visibile qui ed aldilà del mondo, o lo spazio vuoto, la radura ove è custodito, curato, evocato e contemplato il Gegenstand-in/visibile dell’Essere che viene incontro per abitare il mondo, o l’ikona dell’Essere, l’essenza dell’Essere, l’Essere  in/visibile-Essere ontologico. Si eventua così nello spazio e nel tempo del mondo la differenza ontologica: si presenta la topologia dell’Essere-in/visibile di là e di qua in ontopologia fluttuante dell’Esserci, del mondo ontologico in/visibile. Il mondo dell’Essere-in/visibile si getta invisibile, indicibile, inaudito, all’assenza presente. La Topologia dell’essere in/visibile topologia animata dell’Essere che trascende l’Esserci,  è l’Essere in/visibile ontologico: è invisibile,         indicibile, inaudito, estatico;è anzi l’unico che dà senso, stabilità, l’impianto, la Gestell in/visibile dell’Esserci, dell’Esser qui, dell’Esser là, dell’Esser aldilà. La topologia in/visibile è la Gestell del mondo e dell’Essere animato, quale Esserci che ci viene in-contro nella sua morfogenesi di Essere animato in/visibile. Giacchè solo quell’Essere è  L'in/visibile che ci potrà salvare, o curare, o consolare, nel vuoto ontologico, nella radura  dal nihilismo in/visibile, nella singolarità del nulla, quale Gestell in/visibile: Essere che ci incontra e avviene, si getta nell’Essere  in/visibile dell’Esserci Topologia in/visibile chiasma dell’Essere.  L’Esserci  in/visibile che ci viene in-contro, quale Gegenstand  in/visibile o  fondale  è la donazione di misura, la misurata topologica che abita visibile l’invisibile, l’indicibile,l’inaudito, l’indecidibile svelato infinitamente o  L'in/visibile singolarità dell’Essere vivenza nell’Esserci, sia quale vivenza della mondanità, infinita, indicibile,inaudita. L’Essere in/visibile che vi viene in-contro o che si in-contra è l’essere animato che dalla latenza kriptata, custodita, curata, della radura della Topologia dell’Essere, si eventua visibile quale misura del tempo e dello spazio o visibilità all’infinito, un’armonia  in/visibile dell’entità pensante. L'esseri animati è la sensazione in/visibile  della visione della dynamis  del flusso in/visibile,  o flusso e flussi nel nulla.   L'in/visibile flusso dei flussi. Flusso immateriale e  in/visibile al di sopra della Krisis. Husserl ideò la spazialità  in/visibile della spazialità, così  si dispiega lo spazio in/visibile  o spazio intuitivo e spazio geometrico a-euclideo. Merleau-Ponty separò lo spazio pre-categoriale  o grund-in/visibile  o Zentralkörper della spazialità naturale distinguendola dalle geometrie a-euclidee o varietà categoriche. La varietà  in/visibile categoriale pura della spazialità si annuncia nella fenomenica della visione dello spazio,  indeterminato ed in/visibile spazio in cui abita il     mondo-della-vita: la sua purezza ideale in/visibile infinita spaziale.  Merleau-Ponty ideò la  transcendenza dei fenomeni   ideali  o l'invisibile.   L'apeiron  c'è  sempre senza  fine, infinitesimo o abissale  senza  fondale  ove  c'è  l'eventuanza  o  si  dà  diafanè  la transvedenza,  quale  klinamen  o  ab-scissa  dell'archè  o l'eventurarsi  della singolarità  della  splendenza.  A  quella  transvisione  quantica  si  aggiunse  nel  corso  del  tempo  una  dinamica quale  enucleanza  o  coniuganza   kategorica,   quale eventuanza  dell' essere  abissale disubissato  o che  si   eventui  nell'evidenziarsi   svelatezza   senza  fine,   quale  risplendenza  o  transplendenza  o  splendenza  o  splendezza:  qui  la  purezza  in/visibile è  katarsi   o  depurarsi   o  abnegarsi,  è  la  fenomenica  tensione  o  l'in/visibile  intermittenza  tanto  da   evidenziarsi in  diafanè   o fenomeno-noumeno,  ovvero  il  fenomenico-in/visibile-noumenico. La monade  può   essere visibile purezza d' essere: lì c'è       l'evento, è la  completezza o completa armonia afenomenica  dell'immaginarsi che  si  dà e trascenda se stessa,  o è l' EREIGNIS  delL'in/visibile dell' Essere evento in/visibile  dell'Ereignis. Ereignis è il  pensiero che si pensi pensiero  dell'essere, o originale evento  dell' essere in/visibile. Il pensiero in/visibile è  l' originale  pensiero   dell'essere  perchè  è  il  pensiero  dell'evento  in/visibile dell'essere  abissale o  eventuanza   dall'Abgrund,   o  l'eventuarsi  dalla verità  abissale ecstatico dell' essere. La verità dell'essere  in/visibile è   l' Ereignis abissale, quale  Ereignis abissale  della verità dell' Essere-in/visibile o dell' Essere o  Lichtung-in/visibile, o Essere in cui risplende L'in/visibile. L'Essere in/visibile è  dispieganza   nello spazio-tempo dell'evento. La verità dell'essere  evento  è   l' Ereignis,  ed è   l' Essere  che  dispieghi   la verità dell' Essere  come evenienza o  dispieganza  dell' essere in/visibile. L'infinito quantico,  infinitamente grande o     infinitamente piccolo, è di per sé  l'infinita  in/visibilità dell'evento. L'infinitamente grande e infinitamente piccolo sono  l'evento  dell'in/visibile infinità Quantica di per sé connessa  o quantica infinita dispieganza. Quell'essere quantica infinita  è  in se stessa   eventuanza in  excstasi,   o  è  estasi  quantica, l'al di là  transinfinita in/visibilità:   è il suo   essere-per-sé o  il  suo  eventuarsi  transinfinita non più al di fuori di essa, ma in sé   quale  essersi o dispiegarsi   o   eventuanza  in  excstasi: il suo essere al di là  e  al  di  sopra, o  sempre  nell'oltre   dispieganza   dell'eventuarsi  essere  quantica infinita   di se stessa. Così il suo essere al di là di se stessa o  al  di  sopra  o  nell'oltre  è oltre-ideale, o essere-per-sé L'in/visibile transinfinita.  L'in/visibile mostrarsi  asimmetrico dell'evento oltre  i phaenomena. L' imago in/visibile  è transcendenza ontologica  quale nous  o noumenica imago abissale transvisione dell'esserci,  quale transinfinito abissale sempre di  fronte, gegenstand-imago-in/visibile,   e  sempre  aldilà,   oltre transcendenza exstatica. Nel corso della temporalità l'imago-in/visibile, o la  sua  iconomorfia quale  modello dinamico dell'essersi   sempre di fronte con l'imago transinfinita, con  la transtabilità delle  imago decostruite  dalla instabilità  della spazialità   transinfinita  in exkstasis. L' imago  in/visibile  è  instabile, o  meglio  è  transtabile  quale  stabilirsi  dell'evento  dell'imago  dell'essere  sublime, quale  transinfinita matematica.  E' l'exstatica  imago-in/visibile  transvisiva   della spazialità, o  Transvisione della transcendenza  dell'essersi. L'essere senza  fine, senza  confine e senza telos, è  transevidenza In-fondata e  imago  abissale,  excstasi che si dà   nel mondo, c’è  nell'essersi  excstatica in/visibilità  transinfinita: è l' evento della verità  dell'essersi  imago in/visibile. Il suo luogo transcendentale  è  l'imago ontopologica  dell'essere spazialità  transinfinita  sempre  oltre  o  al   di là   delle ontologie regionali, della  fenomenica  o epistemica, perchè   il Gegenstand-in/visibile si  svela  sempre   quale transpazialità  della verità, è  l' Abgrund dell' imago in/visibile transcendentale, quale  verità della transcendenza  in/visibile, la quale precede e rende possibile  ogni altra  verità fenomenica   o  epistemica  o  empirica  o  noumenica. Qui  c'è  il mostrarsi  della Verità excstatica  dell'in/visibile imago o singolarità   davanti-alla-sguardo, o   senso dell’essere come evento priorità  prima  del  fenomeno.  L'in/visibile disvelò  l’intenzionalità topologico-transcendentale che si  dà   nell'imago  fondersi  abissale che si sottrae o si  annulla,  si  nega   o  è  l'abnegarsi   transpaziale  e  transtemporale   della transcendenza  fenomenica,  per  eventuarsi poi imago  dell' essersi evento in/visibile.  L'in/visibile-Gegenstand  sta di-fronte quale  imago-Gegen-stand  dell'essersi,  sempre  al  di  là  del   categorico o  della  vivenza  o  della  mondità  o  mondanità    o  ideale  o  della Fenomenica noumenica. Nell’evidenza  si dà  La fenomenicità del fenomeno,   ma  eccede quella   transevidenza   per essere  la  transvedenza excstatica  dell'essersi eccedenza,  o  l’eccedenza   excstatica  in/visibile  dell'imago.   La spazialità  in/visibile è  la struttura ontologica  dell'eventuarsi  fenomenica noumenica, è il senso che si dà in/visibile intenzionalità dell’essere-nel-mondo: non è più   solo  fenomeno o  noumeno,   ma si dà   quale  imago in/visibile dell'Ereignis dell'essersi, è l’eccedenza   excelsa quale  imago per eccellenza  dell'essersi in/visibile.  L’apparire nella luce del  fenomeno  dell' apparenza è l’essere-il-visibile o   l'esserci-del-visibile  o  l'essersi-visibile, non l'abnegarsi,  non la sua privatezza, non la sua sussunzione  funzionale  o  subornazione a uno scopo o a una utilità, nemmeno però  l'abnegarsi nella noumenica.  L'in/visibile singolarità, o singolarità in  perenne  transcendenza, La  singolarità è  l'imago  dell'essersi  o singolarità   nell’essere transinfinita excstatica.  La dimensione dell'in/visibile è  il  luogo dell' evento  dell' apparenza o  del  mostrarsi dell' essere quale non-ente, niente,  nulla, o evento dell'essere  in eccedenza sempre   al di là della natura calcolata,  o  della sua matematizzante   fenomenica ideale  o  noumenica.   L'in/visibile è una forma dell'icona  del  lasciar-essere  l'eventuarsi, o  lì   c’è  il  mostrarsi  o il manifestarsi dell'abnegarsi   dell’essere. Il “luogo” del consenso, evento  del senso  dell'Essere in/visibile o   La   transEVIDENZA  o  transvedenza  excstatika è la forma dell'eventuarsi  dell'essersi   purezza  dell’evento, o  incompletezza ideale dell’evento quale   Gegenstand-in/visibile o  singolarità monade  dell’evento:  è  la  vaga  erranza nel mondo, è  la  singolarità   dell'evento, è   il  nulla    o  l'abnegarsi  dell'essersi.  L'in/visibilità dell’evento senza  fine, senza telos, senza logos, è  la  cronotopia della  mondità o  della  mondanità. L’evento in/visibile è  la      differenza  ontologica  dal   fenomeno  o  noumeno,  è l’al di là del  fenomeno e  del  noumeno,  è l’al di là della temporalità,   transinstabile  equilibrio del nulla senza   fine  e  senza perché,  o   solo  epigenesi  dell'Ereignis Singolarità. L'in/visibilità si dà nella singolarità o  nella transcordanza, quale concordanza dell’evidenza, è il  mostrarsi  dell'evento  dell'essersi  quale evento o singolarità dell'essersi: La  singolarità  in/visibile  si  dà  quale  evento  dell'essersi  senza  fine,   senza nulla, senza tempo.  È fondamento in/visibile della singolarità a-temporale non ‘rappresenta’ nulla,   è “solo” se stessa, pura apparenza  o evento  della singolarità. È la singolarità che eventua  se stessa,  fonda  L'in/visibilità dell'evento  dell'essere. Qui è la singolarità a  gettarsi  o  abnegarsi nella  dispieganza dell' eidos,  o  evidenziarsi  o  mostrarsi  ideale. L’eidos dell'imago  della singolarità  iconica si  eventua  aldilà  della purezza  fenomenica  o noumenica,  quale  evento di- fronte, o  Gegen-stand-in/visibile infondatezza. Nella Recherche Proust disvelò il pensiero  poetante  in/visibile: È l’essersi che c'è  o  si  eventua  dal  nulla,  è ideale apparire nell’essere la più apparente   o  apparenza  ideale, evidenza  della  purezza. Proust  dis-velò  La verità aldilà  dell'adeguatezza   ideale. La verità non  è  più  la  Platonica visione ideale,  o  la fenomenica  o   noumenica  purezza ma la singolarità  dell'evento: l’essere  è l'evento  della singolarità   o  alterezza  in/visibile.  E' IL PENSIERO DELl'icona-in/visibile non  più  ideale, ma singolarità dell'evento  della dissonanza nella  consonanza,  quale  transonanza o discordanza   nella  concordanza,  quale  transcordanza in/visibile singolarità che si dà   senza   perchè,   quale  Gegenstand  dell'evento  visione  Proustiana, ò evidenza  dolorosa, quale  verità  inedita che  dischiude l'evento dell'esserci: il mondo  non è stato creato una volta per tutte, ma lo è ogni qual volta sorge un nuovo evento  ci appare  nella sua differenza ontologica. È la differenza che crea l’evidenza della  verità capace di vedere e sentire più profondamente le  differenze: è il segnale che il pensiero si elevi, che abbia scoperto e stabilito i nessi tra eventi  e  fenomeni  e  noumeni. Una  imago  o  una  icona evento  del pensiero  poetante: tra il transvisibile  pensare c'è  l'evento  dell'essere luce  del pensiero, la luce  si pensa o  si  eventua  nel  pensiero  poetante  dell'esserci.L’immagine  dell'imago è una simulazione del mondo sensibile  o  idea  Platonica,  è Essa stessa l'idea quale excstatica,  o  meglio il pensiero oltre  la  categorialità   fenomenica  o  noumenica. Nel colore c’è il pensiero. La pittura per Proust, non solo pensa, ma è  l'eventuanza  dell'essere in/visibile infinito vortice vivente, l' invisibile,  l'indicibile. Il  pensiero abita il colore o abita il suono,  i colori pensano, i profumi raccontano, il colore pensa da sé. L’esserci  in/visibile  non è altro che il suo essere evento, si dà come evento in/     visibile. È la  singolarità  che crea se stessa  ed  è  la  verità  della singolarità estatica  dell’evento, o  il   rivelarsi o  mostrarsi  o  abnegarsi  o manifestarsi  della  Transcendenza in/visibile. Platone svelò  la visibilità  o  luminosità  o  splendezza. Platone  Ideò la verità nell’apparenza. L’adaequatio è  un’intuizione eidetica della  presenza fenomenica  o  noumenica.  L'in/visibile è invece  sempre eccedente, è   l'ecxstasi nel suo esserci,  è nel nulla, nulla stesso che si configura e si costella, è  il Gegen-stand  della  spazialità: un di-fronte  o  rivelarsi senza Grund,  o  senza  fondo  o  senza  fondatezza, è l’eccedenza excstatica  dell'evento. Non è mai una semplice presenza  ideale,  o  fenomenica  o  noumenica, è  l’evento  della  singolarità,o  la   Differenza ontologica   del pensiero  che  si  dà  quale  evento, è l’aldilà ontologico dell’eventuanza  dell'essersi! CHE COS’È L’ESSERE in/visibile? L’esser-in/visibile è il puro essere, l’essere è  in/visibile non-essere, indicibile essere, essere non-essere.  PLATONE dispiegò l' armonia in/visibile o ESSERE In/visibile. Essere infinito Essere? Meinong ideò l'intenzionalità in/visibile o l'intenzionalità del  non-esserci. Edmund Husserl in FILOSOFIA DELL’ARITMETICA fondò la fenomenologia dell'infinito-in/visibile.  Già Karl Weierstrass o Georg Cantor idearono una Filosofia dell’aritmetica infinita in/visibile o intenzionalità  infinita  o  transfinita. Non ancora l'ontologia dell'intenzionalità in/visibile ma l'ontologico cognitivo dell'essere c'è. Franz Brentano è l'archegete dell' intenzionalità,  o degli atti mentali dell'infinito in  atto. Ogni fenomeno psichico è ciò che gli scolastici medioevali chiamarono l'in/esistenza intenzionale mentale,  è la Gegenständlichkeit. Ogni fenomeno psichico contiene in sé la presenza, è presenza infinita in/visibile, nel desiderio desiderato. L'in/visibilità intenzionale per la mente intenzionale o in-esistenza intenzionale, c’è,  esiste è in/visibile intenzionare l' inesistente. In/visibile-       inesistente intenzionale, o in-esistenza intenzionale.  Gegenständlichkeit in/visibile. Gegenständlichkeit ontologica in/visibile dell’intenzionalità o inesistenza intenzionale dell’in/visibile-intenzionalità. Gli atti o le entità intenzionali in/visibili in-esistono intenzionalmente o l’intenzionalità in/visibile del Gegenstand. Tale in/visibile Gegenstand è in sé un  infinito  in atto, un’immagine mentale. Nella presenza l’infinito in  atto si dirige per essere in/visibile alterità. Husserl  è l'archegete  dell' intenzionalità in/visibile. E' l’intenzionalità strutturale fenomenica trascendentale ontologico-materico-ontico. Lì l'in/visibile intenzionalità è ontologico-formale o trascendenza che si manifesta in negazione, o presenza o intenzionale verità. Nella presenza intenzionale l’intenzionalità  fonda l’in/visibile intenzionalità, è “essere in sé”  che si manifesti nella mondità o nelle singolarità in/visibile. Le intenzionalità in/visibili ontologiche della trascendenza intenzionale o  Gegenständ-in/  visibile-intenzionalità. Cosa è l’in/visibile intenzionalità? L’in/visibile-intenzionalità è essa stessa un infinito  in atto. Nell’interpretazione fenomenica l'essere-in/visibile è intenzionale interpretanza  fenomenica della verità, o evidenza in/visibile fluttuante, o splendenza  o   splendezza  assentemente  presente,  o  che  si  sveli  solo  nell'infinito  o  nel  transinfinito  o   nel  senza-fine  o  nell'abisso del senza-entità   dell'etere  o  che  aleggi  sempre  entousiasta , nella evidenza  sempre  ab-scissa dell'essere-in/visibile  alterezza  o in/visibile-monade di perfezione.  Epigenesi in/visibile è l’imprimersi di una forma excelsa  o   svelatezza.  Plotino è l'archegete dell'evidente  transvisibile nell'ideale visibile  della mente, quale  armonia  invisibile  o  transonanza  della natura stessa   o  svelatezza  o  essere estatico-nel-mondo dell'essere.   L' in/visibilità excelsa   di   Leibniz   si  svela  invece nell' essere  della monade-in/visibile quale   intenzionalità ontologica-metafisica.  Leibniz    pensò  per  primo  che  nulla  c'è  senza  l'in/visibile   o  nulla   c'è  senza  la  monade.   L'in/visibile si   eventua  già  nella  monade quale  singolarità  o punti métaphysique, o  metafisici punti  prioritari  dell'essere  delle entità. Qualsiasi transentità che è di per sé è costituito come transmonade. Leibniz svelò  l'elevatezza  nella  monade  afenomenica,  quale  excelsa  transinfinita  monade,   o  transapeiron   nella  sigolarità in/visibile, o nella  priorità  transinfinita   della sua essenza. Il fenomeno dell'in/visibile dinamica si  evidenzia solo  dopo  essere  già  stato  monade che  dà  la svelatezza  dell' essere,   quale  essere che   si sottrae in  transinfinita  transvisione della monade,  è  l'esserci in/visibile-dasein,  è l'intenzionalità excelsa dell'essere. Quella monade-in/visibile quale struttura ontologica  dello slancio interpreta l'essenza della monade dell' essere perfezione o completezza dell'intenzionalità exstatica  o gettanza o slancio fenomenico-  noumenico epistemico, ontologia del Dasein,  costituzione dell'esserci   quale essere il modello  per la comprensione della monadology: una monade in/vivisibile e completa, paragonabile alla  dasein-transcendenza, è la struttura fondamentale della monade o l'idea di essere  senza limiti   o  l'infinito  o transapeiron  o transfinito  quale  transinfinita  in/visibilità dell' essere,  o essere inteso come  Dasein estatica o Dasein-in/visibile-Leibniziana  ontologica. La  monade ontologica in/visibile   è  lo  slancio  del dasein ontologicamente strutturale: la monade non è anima, ma al contrario l'anima è una possibile in/visibilità della monade. La dinamica dell'in/visibile non è un evento  occasionale  ma  è  La struttura ontologica   estatica   della  dynamis. Anche per Plotino la transvisione dell'in/visibile sensibile è fondamentale nella  katarsi  e ascesi e purezza: L’anima purificata diventa forma, nousia, si fa tutta incorporea, intellettuale ed appartiene interamente al divino, ov’è la fonte    dell’anima e consiste nel rassomigliare al   dio  o  nella  svelatezza  della  transmorfia  divina, poiché da lì deriva la natura essenziale dell' essere. Transvisione di svelatezza   delle immagini della vera fonte dell'in/visibile in sé,  la  transentità  dà rimanendo in sé,  senza ricevere nulla in sé. L'in/visibile fluttuante infinito  o transinfinito c'è nel  senza-fine  o  nell'abisso  del senza-entità   della  transvedenza,  o aleggia  sempre La  trascendenza in/visibile,  è  l' infinito o  transapeiron nell'archè, o trascendenza del  dasein  o struttura   ontotheo-logica:  transpazialità che  c'è   ma  sempre  al di sopra  o   come   l'al di là  del  dasein   o   essere in/visibile. La trascendenza  del dasein eleva, dà alterezza all' essere,  quale   Dasein sempre al di là e al di sopra, per essere   sempre   un' armonia cosmica quale transcendenza  del   dasein  aldilà  dei   modelli ideali o quale decostruzione della visione in/visibile: è transinfinita  nella  profondità dell'essere abissale,  o       transinfinito  dasein in armonia  afenomenica visibile. L'infinito  nell'archè è transinfinito archè  dell'essere vivenza epochè  di  dasein  e  di  morte.  Lì  si è evento nella mente  dell'intenzionalità  desiderante  indicibile:  nella  mente transinfinita  e  sempre  oltre l'orizzonte  per assistere  all'evento in/visibile-imago nei  pensieri,  l'invisibile  presenza s'eleva  e  s'installa con l'estasi in/visibile. Là  abita  il vuoto catastrofico  che  inabissa  il  transenso  del niente, il  sommerso  che  inabissa  l'immerso:   è  la  catastrofe  della  transmorfia che  capovolge l'essere e  lascia  prevalere il  niente. E' una  piccola  increspatura  che   dà  l'entusiasmo  al nulla nell'emergere  alla  luce inabissando l'essenza del senso  in/visibile nulla.  Lì  là  ove si abita in transtopia spazialità, o La vivenza dell'essere  nella  transpazialità, li cura come  se  fosse in  estasi che si increspa  ed  aleggia,  d'improvviso  l'immensità  vacilla,  barcolla,  danza all'interno in equilibrio con intenzionalità  o il  soffio della  vivenza  transinfinita.   L'in/visibile stabilità  dell'esistenza  dell'essere si  svelerà  oscillante e  transonante.   Una  transonanza  transinfinitesima  genera  l'abisso  ove  l'essere  si  disvela  nella  sua  ellittica  curvatura: si vive solo la  superfice  del mondo trafitti dal raggio del nulla-in/visibile.  Un'infinita Topologia Dynamica  super-stringa Spazio-tempo-Intenzionalità  con infinite-dimensionalità Spazio-temporali in infinite-dimensioni: come le monadi di Leibniz infinitamente visibili, l'interpretazione è  spazio-temporale o matematica Platonia infinitesimale infinita di Leibniz, infinitamente struttura non-visibile topologia-iper-finita. In/visibile iper-finita  struttura di infinito-spazio transcendentale, evento struttura infinito-dimensionale spazio a topologia di stringa o singolarità  in/visibile.  Si  delinea  una  gestell  dell'evento ontopologia sul  sentiero  di  una  analitica  dell'esserci o   dasein-analytik  assentemente  presente  in   kant,  per  interpretare  l'analitica  nell'apeiron sia  nell'archè  senza-limiti o  transapeiron: presente  assentemente  nell'analitica   gegenstand,  presente  solo  nell'evidenza   ideale della  purezza  eccelsa  sempre  al  di   là   e  sempre  al  di  sopra o   sempre  oltre il  sensibile  e  percepibile,   quasi   fosse l'alterezza  transvisione esserci pensante   che  contempli la  transcendenza dei fenomeni   ideali  o l'invisibile apeiron  in ontopologia senza  fine  o infinitezza,  o una  infinità  d'imago  nell'esserci  o abissalità  senza  fondale  ove  c'è  l'eventuanza  o   si  dà  diafanè  la transvedenza  dell'archè  dell'eventurarsi  singolarità  o  ereignis   o transvedenza  della  splendezza  in/visibile: quella  transvisione  monade  può   essere visibile  nella sua purezza quale  transcendenza  dell' essere-visibile EREIGNIS dell' Essere. Lì   il  chiasma  qualità-quantità  si  dà  quale  transinfinità,  o  non-finito  o  senza-la-fine  o  senza  telos o negazione kategorica  qualitativa del  finito  aderente  o   gegenstand, giacchè  alla  fine  c'è  sempre  un  oltre,  un aldilà o  un  essere-in-vista-dell'evento  della  transcendenza,  o  in  transcendenza  abissale:   ma  una  ontopologia  della  transcendenza  è  ancora  kriptata  e  non  ancora  gettata  in  vista  per  la  trascendenza  fenomenica ideale  noumenica o  trascendenza  analitica.   Se il fenomeno ideale  noumenico primigenio della temporalità originaria e autentica è  l’esserci è possibilità sempre in  transcendenza  la  singolorità  in  vista  dell'evento della   transcendenza  nella  purezza,  o   semplice possibilità d’esserci della   transcendenza, una eventuanza d' essere  sempre  in  vista  della  transcendenza abissale e senza fine,   o  senza  la  fine  e sempre nell'indeterminatezza   o   della  transcendenza  indeterminata. L’esserci non ha una fine,  bensì c'è nel finito, è finito nell'infinito è transinfinitezza nel finito: è transinfinito nella  monade  infinitesima,  excstasy  della mondità, è excstasy  dell'esserci transplendezza, è transcendenza   transinfinita  nel  finito  o  nell'apriorità  o  nell'arkè   o  nella  transcendenza  paradigmatica; ed è    quell'essere-in-vista-della-transcendenza o Cura dell' essere-transcendenza  della  singolarità. La Cura è il tempo excstatico, anche  nella sua fenomenica ideale  noumenica  e quindi ontica e ontologica; la Cura è l’essere transplendenza  che sempre c'è senza-fine; la Cura è tempo ontopologico dell' abitare poeticamente  il mondo, è la differenza nell'ontopologia,   quale  transcendenza  della singolarità afenomenica anoumenica aepistemica, Gettatezza dell'essere,  quale  transcendenza  della  gettanza  si mostra in excstasy, dispiegata  quale abnegarsi dell’esserci e non può perciò  essere una cadenza da un più puro e superiore stato-originario del quale non si abbia né fenomenica ontica, né comprensione ontologica,  sia  pure velato essere nel mondo,   quale  essere  in  vista  della  transcendenza, quale fondamento di un essere originario  in transcendenza della singolarità. Nell’essere dell’esserci c'è già l'eventuarsi dell'abneganza ontopologica, o  la  fenomenica  ideale della nascita e della morte. L’esserci  ontico   o  fenomenico  esiste per nascita, e per nascita muore anche proprio nel senso dell’essere-la-morte. Entrambi sono, finché l’esserci  esiste,  possibile  eventuanza  dell'essere  in  vista  della  transcendenza dell’essere  dell’esserci,   quale cura    della  gettanza  degli  eventi  in transcendenza. Nascita e morte si coniugano nell’esserci, nella singolarità transcendenza   di gettanza e sfuggenza  o  abneganza  o eventuanza-essere-la-morte, quale   transcendenza  della  singolarità. L’essere nel mondo  dell’esserci si  dà nel suo abitare poeticamente,  o  essere-in-vista-della-transcendenza: la  sua   fondatezza si  eventua nell’ontologia dell’esserci,  o  meglio la  sua   transcendenza  fondante si dà  nell'esserci,   nella  struttura  ontopologica  della  transcendenza,  nell'eventuare una struttura ontopologica  quale offerenza, senza-fine, senza fondale, abissale Gegestand, non una cosa, una sostanza o un oggetto, ma  si  dia  intenzionalità  nel  plesso  della  transcendenza  della singolarità, giacchè ogni entità nel suo essere differenza dall’esserci si  sveli come insensata,  destituita di qualunque senso,  ci  sia  cioè  solo  la transcendenza. L' acosalità afenomenica  aideale  anoumenica  aermeneutica aepistemica dell’esserci, sia quale matematica infinita, sia quale dinamica excstatika  è la fondatezza   della  transcendenza  della  singolarità  nel suo essere-transpaziale, quasi la dispieganza kantiana del  dasein quale essere-nello-spazio: l’esserci, nel suo essere-nel-mondo, è transpaziale   o dasein-transpaziale-in-estasy, l’esserci occupa, letteralmente, lo spazio. Non è affatto sussunto nella porzione spaziale riempita dal suo corpo. La transpazialità dell’esserci non consiste in un semplice occupare luoghi, ma nell’eventuanza che si dispieghi nella transradura  della  transplendenza, illuminandola. Ecco perché l’esserci è  nel contempo transpaziale originale e la  transpazialità.   Lì  si  disvelò  la  transcendenza   ontopologica:  quale  nuova  teoria dell'esistenza  o  dasein-analytik, che  presenti  l' ontopologico    dell'esserci,  che  si  disveli dalla critica  epocale dell'ontoteologia, dal nuovo senso di esistenza o  dasein-analytik-ermeneutica,  o situanza,  determinazione completa, riflessione, forma, simbolo, esistenza, ovvero la problematica di una ontologia trascendentale delle categorie o la stessa ontologia dell'ente fenomenico  ideale  noumenico, o  una ontologia della  trascendenza. L' evento  della  tanscendenza   o  ereignis che non è né natura né libertà e che si presenta come un  fondamento indeterminato,  è  la  transcendenza ontopologica. La transpazialità dell'esserci  nell'analytik-dasein, o l'immagine  quale    singolarità  transcendenza è  l'  intenzionalità:   è   l'origine della  dinamica della  transcendenza   ontopologica  quale  dispieganza transpaziale. Lo spazio può essere  Un campo ove gli   eventi sono presenti  nella  transcendenza   transtemporale e transpaziale, ma possono essere  transcendenze fenomeniche  come un fenomeno ontico, o  ontopologico della  singolarità  in  transcendenza quale  transcendenza ontopologica o essere-in-un-mondo    per   essere  la transcendenza.   Se l’esserci è intenzionalità, o una  gettanza o uno slancio di misura più forte e più duratura oltre  ogni ragionevole  possibilità  fenomenica  ideale  noumenica. Tale   intenzionalità   è  nobile  alterezza  excstatica, è nulla  di  più nobile e  più  eccelso,  è l' Essere  al di  là  dell'ideale  e  fenomenico e noumenico, quale Impetuosa, tensione dell' immaginazione nell' essere excstatica,  o   transequilibrio della  transtabilità strutturale  ontopologica  transinfinita.  La  transVISIONe al di là di tutti i limiti della sensibilità  ideale  fenomenica  noumenica consente di  affondare, naufragare e  fondarsi  in transplendenza  entusiasmante.  La gioia  è  sempre singolarità  nella monade, nella mondità  o       mondanità, perchè  lì  la  dimensione  è  transinfinita  e  transinfinitesima,  intenzionalità nel ben-essere dell’esserci:  c'è  l'apprensività,  l'intuizione  e  la  comprensione  dell'intenzionalità dello  spazio-tempo transinfinito  e  transinfinitesimo.    Forse   chi  per  primo   eventuò  la  differenza  tra  spazio  tempo endemonade  in  supersimmetria   con  lo  spazio  tempo  della  mondità  disvelò  l'eventuanza  leibniziana  ontopologica:  ontopologia   della  disvelatezza   transinfinita  che disveli l'infinito trascorrere  del  nulla  afenomenico  aideale  anoumenico aermeneutico  aepistemico. Quella   dinamica svela  l'ontocronia  nihilista   dell'excstatica  Dasein-analytic, quale  ontopologica  del Dasein-analytic:  il Dasein quale  essere-nella-verità   Dasein. I phenomena degli  eventi nihilisti  del  non-ente,  del niente,  del  nulla,   comprensibili  senza  gli  strumenti  dell'  endelogos   o  della  sensibilità   o  della  congruenza  intuitiva,  giacchè  lì  l'endentità  non  c'è,    anzi  lì  si  disvela  solo  l'abissalità  excstatica   dell'essere quale essere-sempre-in-vista-dell'essere o  transvedenza dell'esserci o  del  non ente o  del niente  o  del  nulla  o  dell'abisso,  ma si  dà  anche  quale  paradoxa,  giacchè  l'intenzionalità del  nulla  è  niente,   quale  transcendenza  dell'intenzionalità  del niente  o  dell'abisso  o  della  singolarità  abissale   presente,  passata  e  futura. L’essere nella gettatezza cura da sé l’essere senza la cura ontocronica, anzi si cura senza la fenomenica  ideale  noumenica epistemica ermeneutica, getta la sua cura della sua verità  da sé quale  splendezza transontopica che abita poeticamente il vuoto cosmico o la transradura ontopologica,    quale  gettanza   dell'essere-in-vista-dell'essere o  transvedenza. È la  transvedenza  dell'essere-sempre-in-vista-dell'essere che viene-incontro in eristica, che si disvela per essere contemplata quale  fondatezza, così si dà, si cura nella sua futura-anteriorità-gìà-stata e sempre ontopologicamente presentemente assente   o  sempre  in-vista-della-transcendenza o  transvedenza in/visibile. Nel suo essere già-stata si getta nella ontokronia anche quale  gegenstand-in/visibile, contra-ada, contra-stanza,   contro-in-stanza,   controistanza fondale che si getta nello sguardo sempre di fronte,   quale gettanza  che  si  dà  evento  dell'essere-in-vista-dell'essere  o  transvedenza. In/visibile  ontopologia dell’evento-verità, aldilà di tutte le interpretanze infinite, giacchè è in ekstasy o si getta, si dà, si cura l’evento della verità ontopologica della  transplendenza o dell’essere  dell’aletheia o dell’essere-della-verità o l'essere-in-vista-dell'essere ontopologica. È l'in/visibile che si dà e si cura e si getta da sé: l’alterezza   poietica   nella transradura  eventua la verità dell’essere, ma discopre e dispiega   nello  stesso tempo la destinanza  dell’aletheia-gestell  dell’essere, è l’alterezza   della destinanza dell’evento  della verità ontopologica nella transradura fondale,   ove  l’essere-in-vista-dell'essere  struttura ontopologica, o l'essere-in-vista-dell'essere dispiega assentemente presente,  transvedenza dell’essere-evento-della-verità,  o l'essere-in-vista-dell'essere   quale gettanza  o  transcendenza   ontopologica senza-fondo   della  singolarità  vuota  attante  nella   sua  vertigo in/visibile. L’essere-abisso  nulla  o  ab-grund eventua l’ikona della radura ontopologica quale transontopia dell’essere inenarrabile, inaudita, inaudibile, indicibile, indecidibile, mai completamente interpretabile, né epistemicamente fondabile nelle kategorie fenomeniche  ideali  enoumeniche imperative della volontà di potenza  metafisica trascendentale fenomenica,   giacchè   lì   c'è  sempre la  transvedenza  o l'essere-in-vista-dell'essere. Gli eventi   o le intenzionalità della  transcendenza  o tranvedenza o dell'essere-in-vista-dell’essere abisso ontopologico  disvelano  la comprensione dell’essere in interagenza tra l’essere e la sua radura vuota transontopica,  quale  curvatura transinfinitesima  o  quale  presente  dell'interagenza  o  quale  futuro  dell'infinito. Solo l’essere  consente alla transvedenza   o all'essere-sempre-in-vista-dell'essere di accogliere l'echeggiare  che si getta nell’abisso della radura ontopologica, per gettare le fondamenta del fondale dell’essere-monade in/visibile......     


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28 dicembre 2006


Ontologia dell’ontykona….c’è un’ontosonanza e un ontovisione o una onto-risonanza o un onto-previsione ontoepistemica dell’essere-arte-disarte-dell’ikona-dell’essere delle muse-dismuse abbandonate, ma mai fuggenti, dagli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi. Quella ontosonanza e ontovisione-disvisione si eventua alla presenza ontoepistemica del musagete-dismusagete in estatica con-templatezza della ontorisonanza-ontoprevisione delle muse-dismuse-attanziali e seducenti, anzi ontoattanti e introducenti l’ontoducenza della destinanza dell’essere-arte-dell’essere e giammai arte dell’ente o del non-ente o del niente o del nulla: giacchè lì si eventua l’ontovisione dell’essere, la visione ontologica dell’esser-arte, la risonanza ontologica dell’aletheia dell’essere compresa solo dall’ontorisonanza del musagete mitico-dismitico-ontopoietico. L’epistemica o l’ontica o l’ontoteologia negano l’evidenza di quella comprensione, negano l’esistenza dell’ontovisione e ontosonanza dell’essere, giacchè per loro l’unica visione possibile è quella della mondità: la visione della mondanità è la sola realtà plausibile, anche nella visione clonante dei mondi possibili virtuali o immaginari: esiste per loro l’unica visione del mondo senza l’essere senza essere o esserci alterità, ma la messa-dismessa in opera della verità nell’esser-arte ci svela l’esistenza della visione dell’essere, dell’interesserci, dell’interessere-disinteressere. La visione della mondità vuota giacchè gli dei sono fuggiti è una visione della vivenza dis-ontoteologica e perciò onto-visione dell’esserci del musagete in ontosonanza con le muse-dismuse senza più dei-disdei fuggenti-disfuggenti. Ma gli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi non portano con sé la verità dell’essere o il canto dell’essere o l’ikona dell’essere o la poiesis dell’essere o il mito dell’essere o la gestell dell’essere, anzi quelle varietà dell’essere si sottraggono, non fuggono insieme agli dei, ma soggiornano poeticamente con le muse-dismuse in ontosonanza con la vivenza del musagete-dismusagete che cura la verità dell’essere giammai fuggita attraverso l’onto-visione dell’essere opera d’arte mai fuggita con gli dei, ma che continua ad abitare poeticamente la radura-disradura dell’essere. Gli dei sono fuggiti dal mondo, dalla verità, dal mito, dall’epistemè, dall’esserci, dalle ikone, giammai sono fuggenti dall’essere, giacchè l’essere è indifferente di fronte all’evento della fuga-disfuga degli dei-disdei e non si lascia influenzare dalla loro fuga, infatti gli dei non sono fuggiti e mai possono fuggire dall’essere. Anzi l’essere non fugge mai dal mondo e men che mai dal mondo degli dei o dagli stessi dei-disdei, giacchè l’essere fonda il mondo e la mondità degli dei in fuga-disfuga. Tant’è che con la sua ontovisione-ontosonanza-ontopoetante imaginaria si dà e dà alla luce o si dà e dà al mondo gli dei classici o mitici o ontoteologici o eventuali o morti-risorti o immaginari, si dà e si lascia fuggire gli dei ematopoietici o si lascia sfuggire gli dei-disdei in fuga-disfuga, ma mette in opera, dismette, crea l’attanza intermittente della messa in opera dell’essere arte della creatività dell’essere-sacro, dell’essere-divino, dell’essere il dio-infuga-disfuga dal mondo e dal mito e dalla verità epistemica-disepistemica. L’essere si getta, si dà, disgetta nella mondità l’opera d’arte dell’ontorisonanza-ontovisione-ontopoetante-ontoimaginaria che crea l’ontologia mitopoietica dell’evento post-mortem del divino, dell’evento del dio-che-viene-dal-nulla, dell’eterno ritorno degli dei fuggenti-disfuggenti, qui s’eventua l’ikonopoiesis o l’ikonopoietica dell’essere che si dà quale essere-del-sacro, essere-del-divino, essere-della-mitopoiesis degli dei-disdei in fuga-disfuga nel loro eterno ritorno nell’opera d’arte del musagete-dismusagete. È la dis-apparenza dell’apparenza, il venire alla luce dell’essere che non c’era più, o che si kriptò nell’opera d’arte, per esserci aldilà dell’apparenza epistemica, quale dis-apparenza ontologica dell’ikonapoiesis dell’essere nella sua qualità d’essere arte che consente l’ontovisione dell’essere. Gli dei-disdei fuggenti-disfuggenti o fuggitivi-disfuggitivi sono fuggiti dalla mondità e forse anche dalla mondanità, ma mai sono fuggiti-fuggenti dall’essere, giacchè l’essere non si lascia sfuggire gli dei e gli dei non possono fuggire dal loro essere e forse neanche dal loro esserci: l’essere non fugge né dagli dei, né dalla mondità sacra degli dei, né dalla physis degli dei, né dalla gestell o gegenstand divina, né dalla comprensione epistemica o ermeneutica o mitopoietica o epistemologica degli dei fuggenti-fuggitivi-abbandonanti l’esserci del musagete. Anzi è l’essere che fonda e getta il mondo-degli-dei-disdei, si dà per dare alla luce l’ikonapoiesis trascendente l’ikonoclastia dell’apparenza divina fuggente-disfuggente, lascia fuggire gli dei classici o mitopoietici o gli idola bruciati dall’ikonoclastia mondana per dismettere, mettere in opera l’arte della creatività dell’essere in essere ikonapoiesis, l’arte dell’incessante creazione degli dei quale arte dell’essere che getta nella mondità l’opera d’arte dell’onto-risonanza della dis-apparenza poetante imaginaria, la quale sempre crea-discrea l’ikonapoiesis-post-ikonoclastia della re-esistenza, re-surrezione, eventuale degli dei che vengono dal nulla, dell’eterno ritorno degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi. È l’ikonapoiesis-post-ikonoclasta che si dà quale essere-arte-del-sacro-essere, dell’essere-divino-essere, della mitopoiesis della dis-apparenza-post-apparenza degli dei-disdei-post-ikonoclastia-ikonopoitica dell’opera d’arte che si disvela quale ontovisione della verità dell’essere-arte-sacra. Gli dei hanno abbandonato l’apparenza mondana per abitare divinamente il mito post-ikonoclasta per essere solo mitopoiesis archeologica, ma non hanno più soggiornato nella radura-diradanza dell’essere: lì nell’abisso-disabisso della spazialità vuota ove l’essere si eventua per abitare la mondità non c’è la presenza-assenza, né l’apparenza-dis-apparenza degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi, ma solo l’ontopoiesis o ikonapoiesis-post-ikonoclasta dell’ontosonanza-ontovisiva dell’essere. Per tali eventi l’essere non si sente abbandonato, non avverte l’apparenza-dis-apparenza dell’abbandono, anzi si lascia o lascia che dei abbandonino la mondità per rifugiarsi nel mito-post-ikonoclasta, né l’essere si rivela soccombente dinnanzi alla furia catastrofica e decostruente dell’ikonoclastia mitica dell’apparenza dell’ente-sacro, anzi è indifferente di fronte agli eventi del nihilismo-ikonoclasta attuato dalla tecnè-epistemica-mitoklastica, giacchè la sua ikonopoiesis-post-iconoclasta si dà, si eventua sulle ceneri degli eventi-ikonoclasti-mitoclasti delle entità-sacre-mondane o della mondanità. L’essere ikonapoiesis-post-ikonoclastia della mitopoiesis-post-iconoclasta si eventua anche quando gli dei sono scomparsi, o la loro apparenza è dis-apparenza, o sono fuggiti-disfuggiti dinnanzi alla volontà di potenza iconoclasta o mitoclasta della tecnica ontoteologica, o la loro fuga-disfuga sia approdata nel regno del mito per sottrarsi alla furia decostruttrice dell’iconoclastia o mitoclastia dell’epistemè-tecnè, anche dopo tutti quei possibili e plausibili eventi ed anche quando l’essenza del sacro e del divino si presenti nell’apparenza-dis-apparenza dell’eterno ritorno dell’ikonoclastia o della mitoclastia, anche allora l’essere si dis-oblia con indifferenza nella ikonapoiesis-post-iconoclastia, nell’ontosonanza dell’onto-apparenza-dis-apparenza, nell’ontovisione delle muse-dismuse dell’essere e dell’interessere, della mitopoiesis-post-mitoklastia per soggiornare quale essere-opera-d’arte del musagete-dismusagete e per eventuarsi quale verità ikonopoietica-post-iconoclasta dell’essere, quale aletheia-disaletheia dell’ikonapoiesis-post-iconoclasta della messa in opera dell’esser-arte o della dismessa ikonopoietica-post-ikonoclastica dell’opera d’arte dell’essere. Per tali e tanti eventi ontologici o per tale destinanza-post-mito-iconoclasta anche quando l’opera d’arte è abbandonata dagli dei-disdei in fuga-disfuga per apparenza-destinanza iconoclasta o mitoclasta o ontoteologica o epistemica, l’essere non si cura o è indifferente o cura la sua passione per l’indifferenza per quella fuga-disfuga e quindi mai abbandona la verità ontologica dell’opera d’arte, giacchè la sua ikonapoiesis-post-iconoclasta non è mai scalfita dal nihilismo dell’iconoclastia-mitoclastia epistemica della tecnè dell’apparenza ontica e mondana. Anche quando l’opera d’arte viene decostruita dalla tecnica-epistemica-ikonoclasta-mitoclasta la sua ikonapoiesis si eventua nell’erranza dell’ontosonanza e nell’ontovisione ematopoietica dell’ontopoiesis o imagopoiesis dell’aletheiapoiesis: giacchè è l’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis della mitopoiesis che si eventua nella gestell dell’opera d’arte, anche quando gli dei-disdei ontoteologici sono fuggiti-disfuggiti e l’arte fu ed è stata preda dell’ikonoclastia e mitoclastia della tecnica-epistemica ontica e mondana. Anzi proprio quando impera nell’arte e nella pro-gettualità la tecnè-epistemica-virtuale-ikonoclasta sopratutti allora si dà, c’è, ilya, l’eterno ritorno dell’aletheiapoiesis nella sua ontosonanza-ontovisiva-ontoprogettuale-post-ikonklasta del musagete-postmitoklasta contemplante l’ikonopoiesis delle muse-dismuse-postmuseklaste ontopoietiche-postmitoklaste e mitopoietiche-postikonoklaste. L’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis è quella che resta-invisible, disapparenza-della-apparenza, è l’esserci-mai-visto, mai-visibile, mai-udibile, mai-dicibile di fronte alla furia nihilista dell’ikonoclastia e mitoclastia evidente dopo la fuga ontoteologica degli dei-disdei o dinnanzi all’imperativo della volontà di potenza della tecnè-epistemica-iconoclasta-mitoclasta: lì nell’epoca della sua morte irreversibile c’è il suo eterno ritorno, lì ove si celebra la sua assenza ontoteologica c’è la sua presenza ontologica-postepistemica-post-tecnè. L’ontologia della verità dell’opera d’arte lì si eventua, lì nella prossimità-disallontanante o nella disallontananza-prossimante, lì nel vuoto kaos-kosmico lasciato in eredità dagli dei fuggitivi-fuggenti, lì nella radura-diradanza si dà quale gestell-postikonoklasta-che-resta-invisibile-inaudita-indicibile, mai-vista, mai-sentita, mai-detta, ontovisione mai-visibile allo sguardo paradigmatico ontoteologico ed epistemico, ontosonanza mai prima d’allora risuonante che si discopre solo alla presenza della con-temperanza del musagete-postmitoklasta e postikonoklasta-ontopoietico dell’aletheiapoiesis ikonopoietica delle muse-postmuse. L’ikonapoiesis custodisce l’enigma dell’opera d’arte, cura e krypta l’indicibile dell’esser-arte, svela alla mondità e all’esserci l’evento dell’esser-creata-arte del musagete-sempre-postepistemico-postikonoclasta-postmitoclasta-postmuse che getta e progetta l’aldilà in con-temperanza dell’ontovisione delle muse-dismuse-postmuse-dell’essere, dell’interesserci-postinteresserci, dell’interessere-postinteressere: o con più pregnanza all’essere-che-resta-invisibile o all’essere-che-resta-inaudito o all’essere-che-resta-indicibile o che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ontikona o nell’ikonapoiesis o nell’imagopoetante dell’essere musa delle post-muse-in-essere-create dall’arte. Lì in quell’essere-per-la-fine dell’arte o con-figura-disfigura-postfigura delle configurazioni postikonoklaste o in quell’essere-per-la-fine-dell’essere che è ancora invisibile-inaudito-indicibile-abissale-kaosmico si disveli l’evento dell’essere per la fine della morte o dell’essere per la fine della morte-dell’arte quale ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la vivenza dell’esser-arte-postikonoklasta-post-mitoklasta o dell’essere per la vivenza dell’opera d’arte post-muse o dell’essere per la vivenza della verità nella messa in opera dell’essere arte del musagete-postmitoklasta in contemplanza delle muse-dismuse-postmuse dell’essere. Lì si dà l’evento della com-prensione dell’essere quale ontoepistemica dell’essere-verità-dell’arte, lì si getta il pro-getto ontologico dell’ikonapoiesis-postikonoklasta-postmitoklasta dell’essere-arte-della-verità-dell’essere, dell’essere-arte-dell’aletheia-dell’essere, dell’essere-arte-della-disvelanza-dell’essere. È il pro-getto ontologico dell’essere che si eventui quando gli dei-disdei abbandonano la mondità e la mondanità e l’esserci e l’essere nel mondo per fuggire-disfuggire nel mito o nell’iconoclastia, lì nel medesimo istante l’essere abbandonato dagli dei abbandona gli dei alla loro destinanza ontopoietica per lasciare libertà d’essere alla disvelatezza dell’origine dell’opera d’arte, per essere solo arte dell’essere e mai più solo arte contemplante gli dei in fuga-disfuga ontoteologici, iconoclasti, idola della mondanità. Lì l’essere abbandona gli dei ed è abbandonato dagli dei, ma in quella diradanza vuota, in quella radura-diradanza s’eventua il progetto ontologico dell’essere arte dell’essere: l’arte consente l’onto-visione e l’ontosonanza dell’essere, quale ontologia dell’arte dell’essere-che-mai-non-c’è, ma che c’è sempre e sempre ci sarà




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