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Ontologia dell’ontykona….c’è un’ontosonanza e un ontovisione o una onto-risonanza o un onto-previsione ontoepistemica dell’essere-arte-disarte-dell’ikona-dell’essere delle muse-dismuse abbandonate, ma mai fuggenti, dagli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi. Quella ontosonanza e ontovisione-disvisione si eventua alla presenza ontoepistemica del musagete-dismusagete in estatica con-templatezza della ontorisonanza-ontoprevisione delle muse-dismuse-attanziali e seducenti, anzi ontoattanti e introducenti l’ontoducenza della destinanza dell’essere-arte-dell’essere e giammai arte dell’ente o del non-ente o del niente o del nulla: giacchè lì si eventua l’ontovisione dell’essere, la visione ontologica dell’esser-arte, la risonanza ontologica dell’aletheia dell’essere compresa solo dall’ontorisonanza del musagete mitico-dismitico-ontopoietico. L’epistemica o l’ontica o l’ontoteologia negano l’evidenza di quella comprensione, negano l’esistenza dell’ontovisione e ontosonanza dell’essere, giacchè per loro l’unica visione possibile è quella della mondità: la visione della mondanità è la sola realtà plausibile, anche nella visione clonante dei mondi possibili virtuali o immaginari: esiste per loro l’unica visione del mondo senza l’essere senza essere o esserci alterità, ma la messa-dismessa in opera della verità nell’esser-arte ci svela l’esistenza della visione dell’essere, dell’interesserci, dell’interessere-disinteressere. La visione della mondità vuota giacchè gli dei sono fuggiti è una visione della vivenza dis-ontoteologica e perciò onto-visione dell’esserci del musagete in ontosonanza con le muse-dismuse senza più dei-disdei fuggenti-disfuggenti. Ma gli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi non portano con sé la verità dell’essere o il canto dell’essere o l’ikona dell’essere o la poiesis dell’essere o il mito dell’essere o la gestell dell’essere, anzi quelle varietà dell’essere si sottraggono, non fuggono insieme agli dei, ma soggiornano poeticamente con le muse-dismuse in ontosonanza con la vivenza del musagete-dismusagete che cura la verità dell’essere giammai fuggita attraverso l’onto-visione dell’essere opera d’arte mai fuggita con gli dei, ma che continua ad abitare poeticamente la radura-disradura dell’essere. Gli dei sono fuggiti dal mondo, dalla verità, dal mito, dall’epistemè, dall’esserci, dalle ikone, giammai sono fuggenti dall’essere, giacchè l’essere è indifferente di fronte all’evento della fuga-disfuga degli dei-disdei e non si lascia influenzare dalla loro fuga, infatti gli dei non sono fuggiti e mai possono fuggire dall’essere. Anzi l’essere non fugge mai dal mondo e men che mai dal mondo degli dei o dagli stessi dei-disdei, giacchè l’essere fonda il mondo e la mondità degli dei in fuga-disfuga. Tant’è che con la sua ontovisione-ontosonanza-ontopoetante imaginaria si dà e dà alla luce o si dà e dà al mondo gli dei classici o mitici o ontoteologici o eventuali o morti-risorti o immaginari, si dà e si lascia fuggire gli dei ematopoietici o si lascia sfuggire gli dei-disdei in fuga-disfuga, ma mette in opera, dismette, crea l’attanza intermittente della messa in opera dell’essere arte della creatività dell’essere-sacro, dell’essere-divino, dell’essere il dio-infuga-disfuga dal mondo e dal mito e dalla verità epistemica-disepistemica. L’essere si getta, si dà, disgetta nella mondità l’opera d’arte dell’ontorisonanza-ontovisione-ontopoetante-ontoimaginaria che crea l’ontologia mitopoietica dell’evento post-mortem del divino, dell’evento del dio-che-viene-dal-nulla, dell’eterno ritorno degli dei fuggenti-disfuggenti, qui s’eventua l’ikonopoiesis o l’ikonopoietica dell’essere che si dà quale essere-del-sacro, essere-del-divino, essere-della-mitopoiesis degli dei-disdei in fuga-disfuga nel loro eterno ritorno nell’opera d’arte del musagete-dismusagete. È la dis-apparenza dell’apparenza, il venire alla luce dell’essere che non c’era più, o che si kriptò nell’opera d’arte, per esserci aldilà dell’apparenza epistemica, quale dis-apparenza ontologica dell’ikonapoiesis dell’essere nella sua qualità d’essere arte che consente l’ontovisione dell’essere. Gli dei-disdei fuggenti-disfuggenti o fuggitivi-disfuggitivi sono fuggiti dalla mondità e forse anche dalla mondanità, ma mai sono fuggiti-fuggenti dall’essere, giacchè l’essere non si lascia sfuggire gli dei e gli dei non possono fuggire dal loro essere e forse neanche dal loro esserci: l’essere non fugge né dagli dei, né dalla mondità sacra degli dei, né dalla physis degli dei, né dalla gestell o gegenstand divina, né dalla comprensione epistemica o ermeneutica o mitopoietica o epistemologica degli dei fuggenti-fuggitivi-abbandonanti l’esserci del musagete. Anzi è l’essere che fonda e getta il mondo-degli-dei-disdei, si dà per dare alla luce l’ikonapoiesis trascendente l’ikonoclastia dell’apparenza divina fuggente-disfuggente, lascia fuggire gli dei classici o mitopoietici o gli idola bruciati dall’ikonoclastia mondana per dismettere, mettere in opera l’arte della creatività dell’essere in essere ikonapoiesis, l’arte dell’incessante creazione degli dei quale arte dell’essere che getta nella mondità l’opera d’arte dell’onto-risonanza della dis-apparenza poetante imaginaria, la quale sempre crea-discrea l’ikonapoiesis-post-ikonoclastia della re-esistenza, re-surrezione, eventuale degli dei che vengono dal nulla, dell’eterno ritorno degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi. È l’ikonapoiesis-post-ikonoclasta che si dà quale essere-arte-del-sacro-essere, dell’essere-divino-essere, della mitopoiesis della dis-apparenza-post-apparenza degli dei-disdei-post-ikonoclastia-ikonopoitica dell’opera d’arte che si disvela quale ontovisione della verità dell’essere-arte-sacra. Gli dei hanno abbandonato l’apparenza mondana per abitare divinamente il mito post-ikonoclasta per essere solo mitopoiesis archeologica, ma non hanno più soggiornato nella radura-diradanza dell’essere: lì nell’abisso-disabisso della spazialità vuota ove l’essere si eventua per abitare la mondità non c’è la presenza-assenza, né l’apparenza-dis-apparenza degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi, ma solo l’ontopoiesis o ikonapoiesis-post-ikonoclasta dell’ontosonanza-ontovisiva dell’essere. Per tali eventi l’essere non si sente abbandonato, non avverte l’apparenza-dis-apparenza dell’abbandono, anzi si lascia o lascia che dei abbandonino la mondità per rifugiarsi nel mito-post-ikonoclasta, né l’essere si rivela soccombente dinnanzi alla furia catastrofica e decostruente dell’ikonoclastia mitica dell’apparenza dell’ente-sacro, anzi è indifferente di fronte agli eventi del nihilismo-ikonoclasta attuato dalla tecnè-epistemica-mitoklastica, giacchè la sua ikonopoiesis-post-iconoclasta si dà, si eventua sulle ceneri degli eventi-ikonoclasti-mitoclasti delle entità-sacre-mondane o della mondanità. L’essere ikonapoiesis-post-ikonoclastia della mitopoiesis-post-iconoclasta si eventua anche quando gli dei sono scomparsi, o la loro apparenza è dis-apparenza, o sono fuggiti-disfuggiti dinnanzi alla volontà di potenza iconoclasta o mitoclasta della tecnica ontoteologica, o la loro fuga-disfuga sia approdata nel regno del mito per sottrarsi alla furia decostruttrice dell’iconoclastia o mitoclastia dell’epistemè-tecnè, anche dopo tutti quei possibili e plausibili eventi ed anche quando l’essenza del sacro e del divino si presenti nell’apparenza-dis-apparenza dell’eterno ritorno dell’ikonoclastia o della mitoclastia, anche allora l’essere si dis-oblia con indifferenza nella ikonapoiesis-post-iconoclastia, nell’ontosonanza dell’onto-apparenza-dis-apparenza, nell’ontovisione delle muse-dismuse dell’essere e dell’interessere, della mitopoiesis-post-mitoklastia per soggiornare quale essere-opera-d’arte del musagete-dismusagete e per eventuarsi quale verità ikonopoietica-post-iconoclasta dell’essere, quale aletheia-disaletheia dell’ikonapoiesis-post-iconoclasta della messa in opera dell’esser-arte o della dismessa ikonopoietica-post-ikonoclastica dell’opera d’arte dell’essere. Per tali e tanti eventi ontologici o per tale destinanza-post-mito-iconoclasta anche quando l’opera d’arte è abbandonata dagli dei-disdei in fuga-disfuga per apparenza-destinanza iconoclasta o mitoclasta o ontoteologica o epistemica, l’essere non si cura o è indifferente o cura la sua passione per l’indifferenza per quella fuga-disfuga e quindi mai abbandona la verità ontologica dell’opera d’arte, giacchè la sua ikonapoiesis-post-iconoclasta non è mai scalfita dal nihilismo dell’iconoclastia-mitoclastia epistemica della tecnè dell’apparenza ontica e mondana. Anche quando l’opera d’arte viene decostruita dalla tecnica-epistemica-ikonoclasta-mitoclasta la sua ikonapoiesis si eventua nell’erranza dell’ontosonanza e nell’ontovisione ematopoietica dell’ontopoiesis o imagopoiesis dell’aletheiapoiesis: giacchè è l’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis della mitopoiesis che si eventua nella gestell dell’opera d’arte, anche quando gli dei-disdei ontoteologici sono fuggiti-disfuggiti e l’arte fu ed è stata preda dell’ikonoclastia e mitoclastia della tecnica-epistemica ontica e mondana. Anzi proprio quando impera nell’arte e nella pro-gettualità la tecnè-epistemica-virtuale-ikonoclasta sopratutti allora si dà, c’è, ilya, l’eterno ritorno dell’aletheiapoiesis nella sua ontosonanza-ontovisiva-ontoprogettuale-post-ikonklasta del musagete-postmitoklasta contemplante l’ikonopoiesis delle muse-dismuse-postmuseklaste ontopoietiche-postmitoklaste e mitopoietiche-postikonoklaste. L’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis è quella che resta-invisible, disapparenza-della-apparenza, è l’esserci-mai-visto, mai-visibile, mai-udibile, mai-dicibile di fronte alla furia nihilista dell’ikonoclastia e mitoclastia evidente dopo la fuga ontoteologica degli dei-disdei o dinnanzi all’imperativo della volontà di potenza della tecnè-epistemica-iconoclasta-mitoclasta: lì nell’epoca della sua morte irreversibile c’è il suo eterno ritorno, lì ove si celebra la sua assenza ontoteologica c’è la sua presenza ontologica-postepistemica-post-tecnè. L’ontologia della verità dell’opera d’arte lì si eventua, lì nella prossimità-disallontanante o nella disallontananza-prossimante, lì nel vuoto kaos-kosmico lasciato in eredità dagli dei fuggitivi-fuggenti, lì nella radura-diradanza si dà quale gestell-postikonoklasta-che-resta-invisibile-inaudita-indicibile, mai-vista, mai-sentita, mai-detta, ontovisione mai-visibile allo sguardo paradigmatico ontoteologico ed epistemico, ontosonanza mai prima d’allora risuonante che si discopre solo alla presenza della con-temperanza del musagete-postmitoklasta e postikonoklasta-ontopoietico dell’aletheiapoiesis ikonopoietica delle muse-postmuse. L’ikonapoiesis custodisce l’enigma dell’opera d’arte, cura e krypta l’indicibile dell’esser-arte, svela alla mondità e all’esserci l’evento dell’esser-creata-arte del musagete-sempre-postepistemico-postikonoclasta-postmitoclasta-postmuse che getta e progetta l’aldilà in con-temperanza dell’ontovisione delle muse-dismuse-postmuse-dell’essere, dell’interesserci-postinteresserci, dell’interessere-postinteressere: o con più pregnanza all’essere-che-resta-invisibile o all’essere-che-resta-inaudito o all’essere-che-resta-indicibile o che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ontikona o nell’ikonapoiesis o nell’imagopoetante dell’essere musa delle post-muse-in-essere-create dall’arte. Lì in quell’essere-per-la-fine dell’arte o con-figura-disfigura-postfigura delle configurazioni postikonoklaste o in quell’essere-per-la-fine-dell’essere che è ancora invisibile-inaudito-indicibile-abissale-kaosmico si disveli l’evento dell’essere per la fine della morte o dell’essere per la fine della morte-dell’arte quale ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la vivenza dell’esser-arte-postikonoklasta-post-mitoklasta o dell’essere per la vivenza dell’opera d’arte post-muse o dell’essere per la vivenza della verità nella messa in opera dell’essere arte del musagete-postmitoklasta in contemplanza delle muse-dismuse-postmuse dell’essere. Lì si dà l’evento della com-prensione dell’essere quale ontoepistemica dell’essere-verità-dell’arte, lì si getta il pro-getto ontologico dell’ikonapoiesis-postikonoklasta-postmitoklasta dell’essere-arte-della-verità-dell’essere, dell’essere-arte-dell’aletheia-dell’essere, dell’essere-arte-della-disvelanza-dell’essere. È il pro-getto ontologico dell’essere che si eventui quando gli dei-disdei abbandonano la mondità e la mondanità e l’esserci e l’essere nel mondo per fuggire-disfuggire nel mito o nell’iconoclastia, lì nel medesimo istante l’essere abbandonato dagli dei abbandona gli dei alla loro destinanza ontopoietica per lasciare libertà d’essere alla disvelatezza dell’origine dell’opera d’arte, per essere solo arte dell’essere e mai più solo arte contemplante gli dei in fuga-disfuga ontoteologici, iconoclasti, idola della mondanità. Lì l’essere abbandona gli dei ed è abbandonato dagli dei, ma in quella diradanza vuota, in quella radura-diradanza s’eventua il progetto ontologico dell’essere arte dell’essere: l’arte consente l’onto-visione e l’ontosonanza dell’essere, quale ontologia dell’arte dell’essere-che-mai-non-c’è, ma che c’è sempre e sempre ci sarà


 

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14 novembre 2017

lulù

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23 dicembre 2011

skemurgia

...........

Cur ergo errat anima quam fecit Deus?substantia 
chaos Fonda Demiurgo che ordina il mondo 
Zaradhust o classico di Dionisio fatto a brani dai Titani 
gnosticismo o manicheismo o neoplatonismo o neo- 
pitagorismo Platone  
metafisica Fedone e nel Fedro di- 
scordia pura Bellezza-stabile Gorgia Plotino, Jam- 
blico, Proclo  magia  crea il mondo  monaDio creatore 
 risuona Cur ergo errat anima quam fecit 
Deus? Dionigi-Proclonella Magia dell' Essere il nulla, crea panteismo crea ex nihilo dal nulla  Metafisica  ricet- 
tacolo crea nulla crea crea ab inizio  crea l'Anima del Mondo crea essere nel Nulla  1'essere nulla Crea la creazione. 
 Proclo: Crea1'essere sia la sostanza che la forma oltre bellezza nulla substantia nullo o nulla in  essere  il nulla. Perchè nulla?  nulla, sono nulla il 
nulla la morte,crea la creaturaEsserel' Essere crea ex nixilo crea creata consustanzia crea dell'essereousia 1' Essere da Proclo Proclo o essere 
nulla nel mondo essere  nell'Isole dei Beati PROCLO-Timeo- PROCLO crea la mistica O essere nullum nullum  nullum  nihil del Demiurgo dei Manichei crea  estatico bellezze  risonanze  di nulla  nulla al mondo 
di nulla  crea nulla nulla crea qui fin qui qui sunt nonnul- 
lus v'e nullus crea creature  neopitagorica  spaziale C'e la bellezza  spaziale, supera lo spa- 
zio, vince lo spazio,crea la musica. 
 musica-modello degli Dei creatori crea trascende bellezza si presenta  si manifesta Nulla
prerazionale-super-razionale intuizione pura modello
Crea bellezza Demiurgo di Platone modello che crea infinito. Crea Timeo 1'infinita Bellezza nel mondo 
Tale  Demiurgo  metafisica della essenza Proclo  modello della potenza creatrice o 
meglio delle potenze creatrici  PHOCLO, Elementi di Teologia, Proclo crea creando crea modelli e schemi  insiti schemi senza 
ragione, 1' Essere increata nel mondo crea crea'essere  creature creatura nihilNihil nihil dissonare crea la creazione  nulla c'e Essere, creaVerita creatrice enti aventi  ontologica'esistenza della metafisica platonica nihil  spazia contemplal'essere puro svela  spaziotempo  
Creato nihilnihil crea  il nulla crea la figura crea la verita di pensiero nel creatore e nella creatura. 
 crea creatura creata nulla nulla svela Crea nulla  nihil  sublimi.  nulla in se nulla, nulla est nulla crea Senz'altro  PENSIERO nihil anzi  crea  nihil  crea singolarita  pen- 
siero pensante e pensiero pensato  
crea CreaNulla,  creatrix 
dell'essere l'essere nihil nihilessere nell'es- 
sere nulla,  crea nihil  creatura  Crea C'e Crea 
la creatura Creanulla 
Nihil  Nulla crea consente di es- 
sere che il nulla, vuota nulla, nullaQui creaCrea nihil crea creature vuote, crea vagheggia vagheggia crea vagheggia crea crea creata crea creato nulla vuoto crea  nulla nulla nulla dell'essere che crea e che crea 1'architettura 
e le arti, il linguaggio e le lettere, il calcolo, la musica, la filosofia,  crea eventi in nulla che crea nulla 
L'essere sublime  
C'e crea. La natura crea creatura gettata  crea crea crea 
crea crea creacrea-creacreasublime crea l'infinito. di Dio (1). Cosi per Ago- 
stino, come abbiamo visto, in rapporto alle cose terrene 
esse sono gli interpret!, per quanto in maniera umana, 
cioe imperfetta, della razionalita eterna. Ed in questa 
inerpretazione esse devono essere seguite quando non 
sorge il contrasto fra la loro voce e quella della Chiesa. 

Ci sono poi tutte le altre forme di autorita umana, 
quella degli uomini sapienti, quella di chi per qualsiasi 
motivo e degno di fede, o ha acquistato dimestichezza 
in una determinata arte o disciplina (secondo il con- 
cetto socratico) in modo da dovere essere in quel campo 
ascoltato e seguito, fino a quella piu comune e modesta 



(1) Rom., Xin, 1-2, 



282 

del genitori verso i figli, delle quali abbiamo gia par- 
lato. 

In tutti questi casi il fondamento del concetto di 
autorita e la impossibilita di conoscere tutto per espe- 
rienza propria e quindi la necessita di credere per quella 
degli altri : sicut ergo de visibilibus quae non videmus, 
eis credimus qui viderunt... de invisibilibus, quae haec 
a nostro sensu exteriore remota sunt, iis nos oportet 
credere, qui haec in illo incorporeo lumine disposita 
didicerunt vel manentia contuentur (1). 

Autorita e testimonianza di cose conosciute, massi- 
ma e indiscutibile nella Ghiesa, in cui la testimonianza 
dei martiri rende certo quanto essi hamio affermato di 
aver visto e conosciuto, minore negli altri casi fino a 
quella vaga della pubbliea opinione, soggetta in questi 
casi ad esser discussa e idonea soltanto a far riflettere 
a quanto poi la ragione potra spiegare. L'autorita e in- 
fatti guida della ragione e non altro, ma non di meno 
guida necessaria. fi luce che mette in condizione di ve- 
dere 1'occhio della mente e, per quanto Agostino ne 
dimostri la insufficienza razionale nel <c De Libero Ar- 
bitrio a proposito delle leggi umane alle quali si crede 
ma per le quali non si conosce (2), esso ne afferma 
risolu.tamente il valore nel De Ordine dove se ne fa 
una ampia trattazione e si distingue in divina e uma- 
na (3), nel cc De quantitate animae (4), nel cc De Vera 
Religione (5), in altri passi del Libero arbitrio e 



(1) De Civ. Dei, 1. XI, cap. III. 

(2) De Libero Arbitrio, 1. I, cap. IV, 9. 

(3) De Ordine, 1. II, cap. IX, 26 e 27. 

(4) De quantitate animae, cap. VII, 12. 

(5) De vera Religione, cap. VIII, 14. 



283 

nei suoi scritti posteriori, tra cui nel De Trinitate e 
soprattutto nel cc De utilitate credendi (1) in cui afferma 
risolutamente e definitivamente, come abbiamo gia vi- 
sto : melius profecto stulti omnes viverent si servi pos- 
sent esse sapientum (2). 

Cosi attraverso il concetto dell'autorita come prin- 
cipio di conoscenza viene in campo di nuovo la questione 
della liberta, di quel problema che ha assunto una for- 
ma parossistica e forse patologica nei tempi moderni: 
la liberta del pensiero, che per Agostino si presentava 
sotto nn altro aspetto: la liberta dell'errore. Agostino 
la nega. 

Se Lattanzio aveva di fronte agli imperatori romani 
invocato la liberta del pensiero in nome del tempio 
della coscenza individuale, in nome della superiore na- 
tura della ragione umana che deve essere rispettata, 
Agostino, partendo dalla sua concezione volontaristoca 
dell'errore, invoca, di fronte agli imperatori cristiani, 
la repressione dell'errore, auspica la Santa Inquisizione 
dei tempi futuri. 

L'ardente polemica con i donatisti gli da la materia 
per 1'affermazione del suo principio dinamico : cogite 
intrare o cc compelle intrare . 

Se 1'errore e un atto di volonta contrario al pensiero 
che si puo dir veramente tale soltanto se e pensiero 
vero, e necessario che 1'uomo sia condotto dall'autorita 
colla ragione o colla forza a pensare le cose vere, a ri- 
nunziare all' opera della fantasia. Costringere 1'uomo 
che erra a pensare interamente, a cercare la verita, a 



(1) De Trinitate, 1. XV, cap. XII, 21. 

(2) De utilitate credendi, cap. XII, 27. 



284 

trovare la verita e, in chi e rivestito di aitforita, non un 
diritto, ma un dovere. Se 1'errore nasce dal legame di 
una consuetudine nociva e necessario che questo legame 
sia spezzato. 

Neil'epistola XGIII cc ad Vincentium Agostino po- 
ne i suoi argomenti fondamentali su questo punto. 

Si puo perniettere che un pazzo frenetico corra li- 
beramente al precipizio? O si deve in tal caso ritrar- 
nelo anche colla forza? cc Si enim quisquam inimicum 
suum periculosis febribus phreneticum factum, currere 
videret in praeceps, nonne tune potius malum pro ma- 

10 redderet si eum sic currere permitteret, quam si cor- 
ripiendum ligamdumque curaret? (1). Quale e dunque 
un male, la violenza contro il pazzo o la rovina del 
pazzo? Indubbiamente la violenza e un bene se sottrae 

11 pazzo alia propria rovina. 

E subito dopo : cc Cum vero terrori utili doctrina sa- 
lutaris adiungitur, et non solum tenebras erroris lux 
veritatis expellat, verum etiam malae consuetudinis 
vincula vis timoris abrumpa't, de multorum sicut dixi 
salute laetamur (2). cosi la violenza in questi casi un 
atto di liberazione, non e di ostacolo alia liberta uma- 
na, ma e 1'azione che libera il pensiero dai vincoli della 
consuetudine che ha asservito la volonta dell'uomo. 

La violenza non e di per se un male come non e 
un giusto, cioe un martire chi la subisce. La violenza 
la usano i buoni e i cattivi e la subiscono i buoni e i 
cattivi. Essa e 1'esplicazione di una potenza naturale di 
per se indifferente al bene e al male se non addirittura 



(1) Ep. XCIII ad Vincentium, 2. 

(2) Ivi, 3. 



285 

buona in quanto per natura e destinata al bene: Ali- 
quando ergo et qui cam patitur, injustus est, et qui 
earn facit iustus est. Sed plane semper et mail persecuti 
sunt bonos, et boni persecuti sunt malos: illi nocendo 
per injustitiam, illi consulendo per disciplinam, illi inu- 
maniter, illi temperanter, illi servientes cupiditati, illi 
caritati. Nam qui trucidat non considerat quemadmo- 
dum secet; ille enim persequitur sanitatem, ille putre- 
dinem. Occiderunt impii prophetas, occiderunt impios 
et propbetae. Flagellaverant judaei Christum, judaeos 
flagellavit et Christus. Traditi sunt apostoli ab homi- 
nibus potestati bumanae, tradiderunt et apostoli homi- 
nes potestati Satanae. In his omnibus quid adtenditur, 
nisi quis eorum pro veritate, quis pro iniquitate, quis 
nocendi caussa, quis emendandi? (1). fi dunque il 
principio animatore della violenza che la giustifica o la 
condanna. Ne e vittima o martire chi la subisce per 
una causa giusta. Inf atti : Si semper esset laudabile 
persecutionem pati, sufficeret Domino dicere, Beati qui 
persecutioneni patiuntur; nee adderet, propter justi- 
tiam (2). fi chi si sottopone alia persecuzione per la 
verita che e martire e giusto; 1'altro e un empio che 
subisce la giusta pena del suo peccato. 

Cosi colla pena gli uomini sono ricondotti a se stessi, 
sono spinti alia necessita di pensare, sono spinti verso 
la verita oc ut coercitione exiliorum atque damnorum, 
admoneantur considerare quid, quare patiantur (3). 
Cosi la persecuzione dell'errore come ogni altra cosa puo 
essere medicina dell'anima secondo il concetto socratico. 



(1) Ep. XCHI ad Vincentium, 8. 

(2) M. 

(3) Ivi, 10. 



286 

Con essa 1'uomo e costretto a considerare il perche di es- 
sa, e portato a conoscenza del male, ha la rivelazione del 
bene. Essa e la cura della volonta la quale, traviandosi, 
ha errato e, punita, deve tornare alia propria integrita 
naturale di volonta di bene. Essa e giustificata appunto 
dalla volontarieta dell'errore appunto perche cc nee er- 
ror esset si nihil 8nulla La creazione  
bellezza: Cicerone bellezza bellezza  Proclo 
e altri neoplatonicimistica ontologica dell'esistenza di Dio Plotino................


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3 settembre 2008

eventuanza

.................. il suo essere al di là di se stessa o  al  di  sopra  o  nell'oltre   transpieganza   è  sublime   come oltre-bellezza  ideale, o essere-per-sé  sublime  eventuanza   della  transublatione   transinfinita.   LONGINUS nel   suo  sublime  vago e   superlativo   eventuò  la filosofia  ecstatica del  sublimarsi   o  la  sublatione estatica  sublime   soprannaturale e  sconvolgente,  o  il mostrarsi  asimmetrico  della   transpieganza   dell'eventuanza. John Donne  transpiegò   Sublimi idee   nella   bellezza   celeste  e nobile  metafisica  subliming,    o  sublimation   dell'eventuanza   sublime.  Pery-Hypsous  o Peri Hupsous transvelò   l' ekstasis dell'essere  sublime   o  l'eventuanza  dell'ekstasy  quale    sublatione   della  bellezza  classica,   o al di là  della  bellezza  ideale. Per LONGINUS  è  la naufraganza,  o  il  Peri Hupsous quale  sublime  transpieganza  della naufraganza. Peri Hupsous è la sublatione sublime   dell'eventuanza   della  transpieganza   transinfinita.  LONGINUS ,  il  sublime  LONGINUS  transvelò  nell'arte   l'eventuarsi   della   transpieganza  della bellezza  estetica   che  non   doveva  essere per  coercizione    anche  regolare, razionale, ordinata, misurata e armoniosa,   ma  abnegarsi  nell'eventuanza  sublime. LONGINUS  ispirò la sublatione  sublime   che si transveli   al di là e al di sopra,   o  oltre   le regole  della  bellezza  ideale  canonica.   LONGINUS consentì   l'eventuarsi  della   sublatione  estatica nella   transpieganza  Sublime,    quale   pensiero  poetante  di  Sappho,  Saffo  è sempre   là   nella  sublatione   estatica   subissata  dall'eventuanza   del  sublime.    LONGINUS   transpiegò   la potenza  dinamica  sublime   nella   poesia: l'annichilirsi o  l'annullarsi  o  l'annietarsi  o  l'abnegarsi   nella   naufraganza diluviana   o  nella tempesta  oceanica, o  per sublime  sublatione  essersi   subissati   nelle   tempeste    vulcaniche.   LONGINUS   svelò   l'eventuanza   della luna sublime  o  la  sublatione  sublime  dei phaenomena nei cieli  astrali o infernali,  non solo come una forma superlativa   della bellezza, ma  come una nuova  e  sublime  transpieganza    estetica, o  bellissima   eventuanza  del sublime. Sublimity o   Sublimità  è una sublime poesia   di  Saffo,  come  bellezza   che    transpieghi  l'aldilà   della  bellezza,  quale  estasi   della  sublatione  sublime   o  Sublime transpoiesis  dell'eventuanza.
Profonda solitudine è sublime, ma in  modo che susciti terrore:  è   la differenza tra sublimità  e bellezza,  un  equilibrio instabile  o  transtabile,  è  il  muoversi  transinfinito  dell'essersi  in   dispieganza   o  dell'essere  dell'ente  dinamico   o   l'eventuarsi  sublime  della  sublatione  nella transpieganza: il piacere della bellezza    è   sublimato   nell'eventuanza  dell'aldilà  o  dell'oltre  quale  sublime  bellezza  in  estasi  sublime,  o  sublatione  estatica   che attrae e  transpiega,    in  compresenza  della  paura  o    timore   o    terrore  o  angoscia.  Il   sublime   è  la più forte emozione che la transmente sia in grado di sentire, la più potente di tutte le passioni,  è l'intensità transinfinita   della  sublatione  o alterezza   sublime dell'eventuanza.LONGINUS transvelò  la sublimità   e  la  situò   nella  poesia,   inventò  l'aldilà  della  bellezza quale  dispieganza  della  sublatione  sublime  estatica,  sia  pure  intrisa  di  orrore soprannaturale sublime,  quale   Analitica del Sublime   prioritaria  o  fondamentale,  nel  senso  del  fondersi  e  transpiegarsi  della  sublatione  sublime  nella  bellezza  ideale.
La  dispieganza   dell'eventuanza  sublime  quale    Dasein si esprime nel sentimento dell'angoscia o  sublatione  diseventuale  o   abnegarsi,  o  annegarsi  o  annularsi  o  annichilirsi. Il Dasein in   ecstasi  invece  è  la  sublatione  sublime  dell'eventuanza,  o Ereignis  sublime Ontologico  della  transpieganza  dell'  Essere  e  mostrarsi sublime,   o  è  il  transmostrarsi  sublime  dell'Essere nella sua transverità sublime  o Essere  l'eventuarsi   sublime  dell' Essere   o   è l'Essere in-eventuanza, Dasein sublime, oltre che  essere l'eventuarsi   dell' essere sublime  quale mistero dell' essere.  Essere sublime  in Dasein sublime  quale  sublatione  dell'eventuanza  dell' essere  evento  e  disevento  dell' Essere in sé,   o  dell'Essere che si mostri  o  si  dimostri   nel sublime. Essere  transpieganza  del Dasein sublime  o  sublatione  del Dasein  della verità dell'essere. La verità dell'essere   è  la  transpieganza dell'essere   transinfinito  nel  Dasein  sublime, o Ereignis  sublime  della  sublatione del Dasein dell' essere  sublime   Ereignis. Dasein è il  sublime  dell'essere,  o  è  il  sublime  della verità dell'essere. Dasein transvede la verità sublime   dell'essere   sublime,  quale  aletheia  sublime dell' Essere. Essersi   sublimanza  nel Dasein che consenta all'Essere  sublime  la  transpieganza  transinfinita  nel  Dasein,  o   Essere  EREIGNIS   del  sublime Dasein  dell'Essere  transpieganza nel  DASEIN sublime. Nel rivelarsi  sublime, Dasein  dell'Essere,   c'è  l'eventuanza del Dasein sublime  dell' Essere  transinfinito, o Essere evento  transinfinito dell' Essere ecstasi della verità dell' Essere sublime Dasein.
L' Essere  sublime  è  e  sarà  per  sempre il  mistero per il  Dasein, giacchè  mai l'eventuarsi  dell'essere  nel Dasein  si  transpiega   quale   Ideale,   o  transpurezza  della  katarsi   o   vivenza  dei  e  nei   sensi  o  nell' intuizione di  forme dell' essere fenomenale,  o   nell'idealismo trascendentale.   La   sublimità   trascende la stessa ragione, è  sublime  sublatione   della   terribile e caotica dispieganza  dell'esserci sublime. Così l'immenso  oceano o  mare agitati da tempeste sublimi   si  svelano  quale  dynamica sublime  della transinfinita  matematica  sublime  della  topologia  dell'essere  sublime  o  transmathesis,   o  quale   Idea sublime  dell' Infinito  sublime  o  tranfinito  o  transapeiron  dell'essere  sublime.   Hölderlin  è  la  transpoiesis excstatica   di   Kaspar D. Friedrich ,    o  Kaspar D. Friedrich  è   l'Ereignis  del  Sublime  quale evento  della  dispieganza  dell'esserci   Sublime  sublatione  del  sublime matematico  al di  là  dell'idea di infinito, quale  transinfinità  dell'essere   transphysis   sublime  o  transmathesis  sublime.  L'inizio del   sublime,  o l'eclissi della  bellezza  ideale,    si  eventuò  nell' Essere della   transphysis  o  Physis sublime  dell' aletheia  della transphysis: Kaspar D.Friedrich  transvelò  la physis excstatica   dell'essere  eventuanza della   Physis  quale  Essere-physis-sublime,  o Aletheia   sublime della physis. L' Essere la transphysis è  l'eventuarsi  dell'essere nel  sublime  Kaspar D. Friedric,  quale Dasein sublime o Poiesis  sublime   dell' essere  Physis   sublime,   o   transpoiesis della sublatione della   physis  quale   immensità dell' essere. La
physis  di  Kaspar D. Friedrich è il sublime dinamico,  quale eventuarsi della matematica sublime  o  sublime  transmathesis  o  topologia  dell'essere  sublime. Nel sublime     Kaspar D. Friedrich  si  transpiega la profonda e   transfinita  libertà   dell'essersi  in  sublatione   sublime. Per Kaspar D. Friedrich il sublime  è trascendenza ontologica  quale  sublatione  del razionale, o   essere   superiore  dell'ideale  quale  transontologia  dell'essere  sublime.   Schelling   e   Hölderlin e Kaspar David Friedrich  sono  la dispieganza   della  sublimità della  physis  sublime  in  sublatione   trascendente Sublime.                                          Kaspar D.Friedrich  transvelò l'abissale transvisione  del  sublime  nella  transphysis o  nella  transmathesis  quale  topologia  sublime  dell'esserci,   quale  transinfinito  abissale  sempre  di  fronte, gegenstand,   e  sempre  aldilà,   oltre   in trascendenza  o  in  sublatione  sublime  estatica. Il sublime di   Kaspar D.Friedrich è  l'estatica sublatione   dell'essersi   infinito transvisionario che contempli  direttamente il  disvelarsi  della   transverità  sublime, una sublime  transpurezza  katartika  o   rivelazione sublime. Nel corso della   transtemporalità sublime È stato fondamentale  il mito del  Sublime di  Kaspar D.Friedrich  o la  sua  iconomorfia  sublime  quale  modello  apocalittico  sublime  in estetica sublime.   Nel  sublime  Kaspar D.Friedrich l'annientarsi  o  l'annichilirsi  o   abnegarsi   di sé svelò  il  sublime dinamico, o  la  sublime  transmathesis   della matematica sublime  dell'essersi   sempre di fronte con l'infinito, con  la transtabilità  in pericolo  sublime,  simile al sublime delle  vestigia
decostruite   dalla instabilità  della transpazialità   transinfinita  in ekstasis.     L'estasi del sublime  Kaspar D.Friedrich  è  instabile, o  meglio  è  transtabile  quale  stabilirsi  dell'evento  dell'essere  sublime
quale  transinfinita matematica sublime, o  transmathesis  sublime   dell'essersi transphysis   sintagmatica    sublime.  E' l'estatica  sublimità immaginaria di Kaspar D.Friedrich  in estatica  sublatione sublime   transvisiva   della   transpazialità,   o  Transvisione   della   transcendenza  sublime  della  sublatione  excstatica  dell'essersi,   o  estetica della   transcendenza  dell'essere  sublime  o   estensione estetica della bellezza  sublime. La bellezza per Kaspar D.Friedrich  è La bellezza sublime   dell’essere senza  fine, senza  confine e senza transtelos, è  transevidenza In-fondata e  abissale,  excstasi  della bellezza sublime  che si dà   nel mondo, c’è  nell'essersi  sublime  bellezza  o  estetica excstatica   transinfinita. La sublime  bellezza è l’estetica  che  si  svelò  in  Kaspar D.Friedrich quale bellezza  sublime  che  si  dà  in  dispieganza  della   verità  sublime: il sublime   è   l' evento della verità  dell'essersi.
 Il suo luogo transcendentale  è  il  sublime  Kaspar D.Friedrich,   quale  sublatione  topologica  dell'essere  sublime  o  transpazialità  transinfinita  sempre  oltre  o  aldilà   delle ontologie regionali  dell’etica,
dell’estetica  fenomenica  o epistemica, perchè   il Gegenstand si  svela  sempre   quale  transphysis  sublime.  La   transpazialità  della verità in   Kaspar D.Friedrich è  l' Abgrund dell' immagine  sublime  in  sublatione
 transcendentale, quale  verità della   transcendenza   sublime, la quale precede e rende possibile  ogni altra  verità fenomenica   o  epistemica  o  empirica”. Qui il mostrarsi  della Verità  sublime, quale estetica  excstatica  del  sublime  Kaspar D.Friedrich  o singolarità   davanti-alla-sguardo, o   senso dell’essere come evento  prima  del  fenomeno  o   Essere  sublime dell'eventuanza.  Pareyson disvelò  l’intenzionalità estetica del  sublime  enigmatico  quale   Bellezza sublime   della  esteticità  nulla,   quasi  fosse  l'analisi
topologico-transcendentale dell’esteticità sublime    o  sublazione  superiore della conoscenza  epistemica. È l' esteticità sublime  di  Kaspar D.Friedrich che si  dà   nel  fondersi  abissale   quale esteticità che si
sottrae   o   si  annulla,  si  nega   o  è  l'abnegarsi   transpaziale  e  transtemporale della transcendenza  fenomenica,  per  eventuarsi poi  in  sublime  essersi eventuale.
Kaspar D.Friedrich  libera la natura  o  la  transphysis  nell’esteticità della bellezza sublime  o È la bellezza che si  rimette in gioco nel  sublime,    o  è  il  sublime  che  si  dà  quale  sublatione  della  bellezza  ideale  al di là  della  epistemica o   fenomenica.    Hölderlin  è quella   eventuanza estetica: per  Kaspar D.Friedrich o Hölderlin  non  esiste una  frattura  o  una  differenza  ontologica  tra poesia e pensiero,  o  tra  essersi  e  transphysis  sublime. Hölderlin  svelò  il Gegenstand   sublime che ci
sta di-fronte:   il  Gegen-stand sublime  della  sublatione   che  ci sta di-fronte  è  l'eventuarsi  del  sublime   Gegen-stand della   transeventuanza  dell'essersi,   sempre  al  di  là  del   categorico o  della  vivenza  o  della  mondità  o  mondanità    o  della  bellezza  ideale  o  della Fenomenica  estetica.
Nell’evidenza della bellezza si dà  La
fenomenicità del fenomeno della bellezza,   ma  il  sublime  Kaspar D.Friedrich eccede quella   transevidenza   per essere  la  transvedenza  della sublime sublatione   excstatica   dell'essersi  libertà nella bellezza sublime  o   ccedenza della libertà  nel sublime,  o  l’eccedenza   excstatica  sublime.  
La transpazialità   sublime  di  Kaspar D.Friedrich  è  la struttura ontologica  dell'eventuarsi  del  sublime nelL’esteticità,
o  nella  razionalità dell’estetico  o  dell'epistemica  o  della  fenomenica bellezza.
La bellezza sublime  di  Kaspar D.Friedrich è il senso che si dà in sublatione, è    l’intenzionalità  sublime   dell'eventuanza   dell’essere-nel-mondo: la bellezza sublime non è più   solo  fenomeno,   ma si dà   quale
Erlebnis    sublime  dell'essersi,  Si dà   quale bellezza sublime  dell'eventuarsi  dell'essere ..........


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29 agosto 2008

eventuare

...............................................................................transontologia     sublime....................................                                               .....................  si   è   in presenza  dell'arkè   o  transpriorità  o   transingolarità  della   sublatione  sublime .      Si  delinea  una  gestell  o  struttura sublime  della  sublatione, o  impianto  dell'opera  sul  sentiero  di  una  analitica  dell'esserci o   dasein-analytik  assentemente  presente  in  kant,    per  interpretare  l'analitica  della  transbellezza  e  l'analitica  del  sublime.  Si  approderà  nella   sinuosa   transontologia  del  sublime  o   sublyme  quale  bellezza-sublime  plotiniana   o  sublime-nella-bellezza  heideggeriana,   già  assentemente  compresenti  nella  prima  ermeneutica  del  sublime  longiniana  o  burkeiana. Si  offrirà    una  panoramica  delle  contemplanze  del  sublime  nella  classicità,  quale  sublime  della  mathesis  o  pitagorico  o  platonico   o   svelatenza  di  anassimandro  sia  nell'apeiron sia  nell'archè,  quale  sublime  dei  quanta  infiniti  o  del senza-fine  e  del  senza-limiti  o  transapeiron: presente  assentemente  nell'analitica  kantiana  quale  sublime  matematico  o  gegenstand  sublime,  ovvero  quale  transentità  sublime  della  transcendenza,  presente  solo  nell'evidenza   ideale della  transpurezza  sublime, quale  sublatione  eccelsa e  nobile  magnanimità  o  magnitudine  kolossale , sempre  al  di   là   e  sempre  al  di  sopra o   sempre  oltre il  sensibile  e del  percepibile   quasi   fosse l'alterezza  sublime proustiana.   Lì   c'è  la   transvisione   della   sublatione   sublime in  transcendenza,   sia  pure solo nell'essere pensante   che  contempli la  transcendenza dei fenomeni   ideali  o l'invisibile  o l'ideale sublime.   L'apeiron  dei  quanta  però  non è  mai  irreversibile,  già per   Schelling  c'è  sempre  un  senza  fine  infinitesimo  o una  abissalità  senza  fondale  ove  c'è  l'eventuarsi  o   si  dà  diafanè  la transvedenza  del  sublime,  quale  klinamen  o  ab-scissa  dell'archè  o  dell'eventurarsi  sublime  della   sublatione   o    svelatenza o     transingolarità  o    transereignis     o   transvedenza  della  splendenza  sublime.  A  quella  transvisione  quantica  si  aggiunse  nel  corso  del  tempo  una  dinamica  del  sublime  interpretata  dal  pensiero  della  dynamis  aristotelica,  quale   sublatione   in   concordanza  o   enucleanza  o  coniuganza   kategorica  del    dynon  o   phyon   eraklitiano,   quale eventuarsi  dell' essere  abissale disubissato che  si   eventui  nell'evidenziarsi  nella  svelatenza   senza  fine,   quale  risplendenza  sublime  o  transplendenza  sublime  o  tramontanza  o  splendenza   sublime   o  splendezza:  qui  la  transpurezza  è  transkatarsi   o  depurarsi e  la  sua  transfenomenica  o  transmorfia    suscita  quel  sentimento  o  quella sublatione  o  transtensione  o  quella  intermittenza  che  tanta  fortuna  avrà  nel  pensiero  di  Burke  e  di Kant,   tanto  da   evidenziarsi in  diafanè   o  transfenomeno  del  sublime   o    noumeno  del  sublime,  ovvero  il  sublime  fenomenico   e  il  sublime  noumenico.
La sublime aritmetica o geometria o   matematica      innata nelle stelle,   è  inerente  nel  kosmo   o  è   sublime  kosmesi   la  più bella  tra  le forme  o  varietà    o manifolds attraverso le  quali   l'idea, l'unità essenziale  di bellezza   può   essere visibile  o  si coglie l'idea di  bellezza,  nel suo puro essere: un attimo di bellezza  è   un attimo d' esistenza. In quell' istante c'è quello che c'è in tutta l'eternità.   L'essenza della bellezza  è  l'essenza dell'idea,   è   la sua completezza senza  dolore  o   angoscia:   è la bellezza della forma visibile o percepibile quale Essenza.
Ma  tale elevatezza  della bellezza,   o   sublatione   è   la  trascendenza  dell' essere   o  la   sublazione  del  dasein  quale   sublazione  della  simmetria delle forme   della  bellezza     o   la  sublatione  della  bellezza della forma, o    la  sublatione della bellezza stessa.
 Qui   c'è  la  completa armonia  o  l'armonia  afenomenica   in  sublatione,  quale   purezza dell'immaginarsi    sublatione della bellezza,   o  la  sua   contemplanza   quale   arte  della  sublatione  nella bellezza stessa.  Quella bellezza che  si  dà    dalla perfetta sublatione   è   il  sublime  che trascenda se stesso,  o  che  trascenda  la  bellezza che così  trascende se stessa. La perfetta   sublatione    del  sublime  
quale  eventuarsi  in elevatezza  transexcelsa     dell' Essere.  L'infinito quantico  infinitamente grande o infinitamente piccolo è di per sé  l'infinita   sublatione  dell'eventuarsi  sublime. L'infinitamente grande e infinitamente piccolo sono  l'eventuarsi  della  sublime sublatione infinita Quantica di per sé connessa  o quantica  sublatione,    o  quantica infinita   sublatione  sublime. Quell'essere  sublatione  quantica infinita  è  in se stessa   sublime  eventuarsi in  excstasi,   o  è  l'auto-sublatione  quantica, l'al di là   sublime  della  sublatione  transinfinita:  la  transublazione  del  sublime nell'eventuarsi  della verità.   La sua qualità è il suo   essere-per-sé o  il  suo  eventuarsi  sublime o transublatione  transinfinita    non più al di fuori di essa, ma in sé   quale  essersi  eventuata  in  excstasi:   il suo essere al di là  e  al  di  sopra   o  sempre  nell'oltre  dell' essere  quantica infinita , è la sublatione di se stessa  quale  estetica  bellezza  ideale. Così il suo essere al di là di se stessa o  al  di  sopra  o  nell'oltre  è  sublime   come oltre-bellezza  ideale, o essere-per-sé  sublime  eventuarsi in  transublatione   transinfinita. Ma  nessuno  si  è   mai  chiesto  del  perchè  esista  una  musa  della  bellezza  e  non  ci  sia   una  transmusa  dell'eventuarsi  del  sublime.   Forse  il  pensiero  di  Plotino    viene  in  sublata   svelatenza:   già   Sul  sublime-nella-bellezza   o  sublime-in-svelatezza  e  sublatione   Plotino iniziò con il rifiutare la tradizionale classicità della bellezza come armonia e proporzione, e  sostenenne che quella pare riferirsi  o  situarsi  esclusivamente alla simmetria. Al contrario, la bellezza risiede innanzi   tutto negli oggetti e nelle qualità , in quanto ogni allontanarsi dalla   transmonade verso la molteplicità    equivale a un perdersi in perfezione.  Epigenesi della bellezza-sublime è l’imprimersi di una forma  o  l'evidenziarsi   dell’idea  pervasa da sublazione   spirituale  soprasensibile  o  sopraelevatezza    transexcelsa  o   svelatenza   del  sublime-nella-bellezza.  Plotino ripresentò   la tematica dell'  anagogica della bellezza  Platonica,   là  ove l'eterno ritorno dell’anima verso la transfera delle idee si  evidenzia  con  la contemplanza  e  sublanza,   rivolta a forme di bellezza spirituali e immateriali  o  sublazioni ideali.  Platone  situò  la contemplanza della bellezza in sé, divina e  monade  quale   forma della bellezza  o  dell' evidenziarsi    transvisibile nell'ideale    dalla transmente,     quale  armonia   invisibile          o   armonizzarsi  o transonanza   musicale   o  musica della natura stessa   o  svelatenza o  sublatione della   physis  o  essere estatico-nel-mondo dell'essere.    L'evidenziarsi  del  fenomeno musicale  ontologico,   coniugato alla struttura temporale del suono,  o alle specificità estetiche, e recettive   o  al  percepirsi   dimensionale dell’ascolto   è  il  gettarsi  dell'interesse o  il mettersi in luce o  il costituirsi dei nessi che coniugano le categorie concettuali tradizionalmente impiegate dalla fenomenologia della musica in  sublationi  estetiche del suono  sublime.   La musica  o un suono? Cosa c'è  in risonanza  o ci  sia  nell'eventuarsi  in  transonanza? .............................


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24 febbraio 2007

kairos

debolpensiero@libero.it, ida.dominici@tele2.it, gutvol-d@lists.pglaf.org, de_veritate@domeus.it, ricerca@prodottigianni.com, info@goodfellow.com,



 

In piena new-epokè è indifferibile intraprendere una sintagmatica analisi dell’ontologia del tempo.
Al di là delle varie interrogazioni nel nuovo millennio è entrato in crisi sia l’eterno ritorno del nichilismo sia lo spirito del tempo idealista sia la progressiva, saliente ed imperativa categorica dell’illuminismo classico tecnico telematico.
In campo permane l’ermeneutica temporale decostruente oppure variabile o varietà l’ontologia del tempo del pensiero poetante.
Nel sentiero ininterrotto che conduce alla radura della diradanza dello spazio e del tempo si eventua la nuova epochè del nuovo millennio: sulle macerie del moderno e del postmoderno del progressismo e dell’eterno ritorno del nulla, quale Koinè, tempo opportuno tempo ontologico tempo poetante che svela l’essenza dell’ inter-essere, quale physis che abita poeticamente il mondo quale koineseyn essere koinè essere tempo poetante dell’inter-essere.



La ricerca sull’ontologia del tempo ontologico o kairologico ci svela il sentiero dell’essere in campo nella topologia dell’essere, quale spazio del tempo della nuova epochè.
Si cercherà di comprendere se quell’evento temporale, oltre a sottrarre dall’oblio l’essenza dell’essere ed ad attuare il superamento dell’eterno ritorno nichilista, o dello spirito del tempo idealista, o il progressismo imperativo categoriale dell’illuminismo tecno teleteologico sappia anche offrire o gettare la fondatezza dell’essere poetante in qualità, almeno virtuale o immaginaria, di ontologia, ermeneutica, ma soprattutto di nuovo epistemè del sapere, o almeno quale nuovo modello della mathesis


La ricerca filosofica sull’ontologia del tempo è indifferibile di fronte agli eventi dell’essere della epistemè, della technè e della physis.
Il tempo progressivo irreversibile ha lasciato il campo al tempo immaginario, negativo, neghentropico nell’astrofisica, nella microfisica quantica il tempo è stato lasciato alla reversibilità di un futuro anteriore che non c’era.
Non c’è ancora né nell’epistemologia, né nella mathesis una teoria che sappia non solo offrire l’adeguatezza necessaria classica della verità temporale, ma soprattutto e per lo più getti la fondatezza per una interpretazione ermeneutica dell’ontologia del tempo dell’essere nella physis, nel mondo, nell’universo ontologico, congruente e coniugato con una mathesis topologica: dalla topologia dell’essere nel mondo alla topologia del tempo ontologico questo sarà il programma dispiegato in due biforcazioni classica e virtuale.
Il programma classico sarà incentrato sulla differenza ontologica della temporalità: nell’epistemè, nella technè, nella mitopoiesi, nella fenomenologia, nell’intenzionalità, nella physis, nel pensiero poetante, nell’immaginario, nella telematica, nella tecnologia.
Mentre il programma virtuale sarà attuato attraverso la creazione di un portale Internet, completamente dedicato all’ontologia del tempo, ove le diverse varietà interpretanti disveleranno, nel sentiero del tempo, l’essenza del tempo ontologico.



Il sentiero che porta il tempo ontologico, aldilà delle interpretazioni classiche e metafisiche o epistemiche nichiliste o teontologiche eticheggianti, è stato interrotto all’origine del pensiero poetante, l’oblio non ha più senso o il senso dell’oblio si è dissipato.
Nella nuova epochè del nuovo millennio è indifferibile riprendere il sentiero interrotto, per giungere liberi da imposizioni retroattive al futuro del tempo ontologico che non c’era, o non c’e’ ancora, ma si eventuerà perchè c’è nell’essenza dell’essere, quale sua varietà, e c’è stato nel pensiero poetante o nella poesia pensante.
Il percorso, il metodo, per gettare l’essenza del tempo ontologico aldilà dell’oblio o aldilà del bene e del male della teche nichilista o dell’episteme onteologica della volontà di potenza dell’essere dell’ente sarà classico e virtuale.
La ricerca virtuale farà uso di un portale Internet completamente implementato nel variegato mondo del pensiero temporale.Lì i ricercatori entreranno in interazione nell'agorà telematica-virtuale per disvelare l'essenza del tempo ontologico.




La ricerca della filosofia ontologica sull’essenza del tempo quale varietà dell’essenza dell’essere, è stata dispiegata nel novecento dal pensiero poetante.
Nella new-epochè del nuovo millennio è indifferibile intraprendere la ricerca dell’essenza del tempo ontologico quale dispiegamento della varietà dell’essere nel mondo, ma anche quale varietà dell’essere nella physis o meglio quale varietà della physiseyn, la natura poetante dell’essere poetante.




Di là dall’essere ancora intrapresa sintagmaticamente si è però in presenza di eventi poetanti nell’episteme quali le teorie sul tempo immaginario relativo e reversibile, le teorie chaosmiche, le topologie della stabilità strutturale, le topologie fluttuanti o seynpoiesis o poieiseyn che gettarono la luce nella radura sgombra dell’imperativo categorico della volontà di potenza del nulla
La seynpoiesis o poieseyn, l’essere poetante del tempo, libera il pensiero dall’imposizione solo calcolante e quantitativa della temporalità per eventuare nella diradanza del vuoto virtuale l’essenza del tempo immaginario, fondato sulla varietà della topologia del tempo dell'essere.
Un modello ontologico di compresenza delle diverse varietà sarà gettato nella ricerca filosofica del nuovo millennio.
Anche attraverso un portale virtuale sarà al centro di ermeneutiche ed interpretazioni tutti i ricercatori provenienti dalle più differenti formazioni culturali e scientifiche potranno interagire per valutare il bene o il male o l’aldilà, per trascendere o creare quel consenso virtuale prodromo del nuovo senso del tempo ontologico, quale varietà differenziale della topologia fluttuante dell’essere nella physis o nella natura poetante immaginaria.




permalink | inviato da il 24/2/2007 alle 15:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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