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Ontologia dell’ontykona….c’è un’ontosonanza e un ontovisione o una onto-risonanza o un onto-previsione ontoepistemica dell’essere-arte-disarte-dell’ikona-dell’essere delle muse-dismuse abbandonate, ma mai fuggenti, dagli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi. Quella ontosonanza e ontovisione-disvisione si eventua alla presenza ontoepistemica del musagete-dismusagete in estatica con-templatezza della ontorisonanza-ontoprevisione delle muse-dismuse-attanziali e seducenti, anzi ontoattanti e introducenti l’ontoducenza della destinanza dell’essere-arte-dell’essere e giammai arte dell’ente o del non-ente o del niente o del nulla: giacchè lì si eventua l’ontovisione dell’essere, la visione ontologica dell’esser-arte, la risonanza ontologica dell’aletheia dell’essere compresa solo dall’ontorisonanza del musagete mitico-dismitico-ontopoietico. L’epistemica o l’ontica o l’ontoteologia negano l’evidenza di quella comprensione, negano l’esistenza dell’ontovisione e ontosonanza dell’essere, giacchè per loro l’unica visione possibile è quella della mondità: la visione della mondanità è la sola realtà plausibile, anche nella visione clonante dei mondi possibili virtuali o immaginari: esiste per loro l’unica visione del mondo senza l’essere senza essere o esserci alterità, ma la messa-dismessa in opera della verità nell’esser-arte ci svela l’esistenza della visione dell’essere, dell’interesserci, dell’interessere-disinteressere. La visione della mondità vuota giacchè gli dei sono fuggiti è una visione della vivenza dis-ontoteologica e perciò onto-visione dell’esserci del musagete in ontosonanza con le muse-dismuse senza più dei-disdei fuggenti-disfuggenti. Ma gli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi non portano con sé la verità dell’essere o il canto dell’essere o l’ikona dell’essere o la poiesis dell’essere o il mito dell’essere o la gestell dell’essere, anzi quelle varietà dell’essere si sottraggono, non fuggono insieme agli dei, ma soggiornano poeticamente con le muse-dismuse in ontosonanza con la vivenza del musagete-dismusagete che cura la verità dell’essere giammai fuggita attraverso l’onto-visione dell’essere opera d’arte mai fuggita con gli dei, ma che continua ad abitare poeticamente la radura-disradura dell’essere. Gli dei sono fuggiti dal mondo, dalla verità, dal mito, dall’epistemè, dall’esserci, dalle ikone, giammai sono fuggenti dall’essere, giacchè l’essere è indifferente di fronte all’evento della fuga-disfuga degli dei-disdei e non si lascia influenzare dalla loro fuga, infatti gli dei non sono fuggiti e mai possono fuggire dall’essere. Anzi l’essere non fugge mai dal mondo e men che mai dal mondo degli dei o dagli stessi dei-disdei, giacchè l’essere fonda il mondo e la mondità degli dei in fuga-disfuga. Tant’è che con la sua ontovisione-ontosonanza-ontopoetante imaginaria si dà e dà alla luce o si dà e dà al mondo gli dei classici o mitici o ontoteologici o eventuali o morti-risorti o immaginari, si dà e si lascia fuggire gli dei ematopoietici o si lascia sfuggire gli dei-disdei in fuga-disfuga, ma mette in opera, dismette, crea l’attanza intermittente della messa in opera dell’essere arte della creatività dell’essere-sacro, dell’essere-divino, dell’essere il dio-infuga-disfuga dal mondo e dal mito e dalla verità epistemica-disepistemica. L’essere si getta, si dà, disgetta nella mondità l’opera d’arte dell’ontorisonanza-ontovisione-ontopoetante-ontoimaginaria che crea l’ontologia mitopoietica dell’evento post-mortem del divino, dell’evento del dio-che-viene-dal-nulla, dell’eterno ritorno degli dei fuggenti-disfuggenti, qui s’eventua l’ikonopoiesis o l’ikonopoietica dell’essere che si dà quale essere-del-sacro, essere-del-divino, essere-della-mitopoiesis degli dei-disdei in fuga-disfuga nel loro eterno ritorno nell’opera d’arte del musagete-dismusagete. È la dis-apparenza dell’apparenza, il venire alla luce dell’essere che non c’era più, o che si kriptò nell’opera d’arte, per esserci aldilà dell’apparenza epistemica, quale dis-apparenza ontologica dell’ikonapoiesis dell’essere nella sua qualità d’essere arte che consente l’ontovisione dell’essere. Gli dei-disdei fuggenti-disfuggenti o fuggitivi-disfuggitivi sono fuggiti dalla mondità e forse anche dalla mondanità, ma mai sono fuggiti-fuggenti dall’essere, giacchè l’essere non si lascia sfuggire gli dei e gli dei non possono fuggire dal loro essere e forse neanche dal loro esserci: l’essere non fugge né dagli dei, né dalla mondità sacra degli dei, né dalla physis degli dei, né dalla gestell o gegenstand divina, né dalla comprensione epistemica o ermeneutica o mitopoietica o epistemologica degli dei fuggenti-fuggitivi-abbandonanti l’esserci del musagete. Anzi è l’essere che fonda e getta il mondo-degli-dei-disdei, si dà per dare alla luce l’ikonapoiesis trascendente l’ikonoclastia dell’apparenza divina fuggente-disfuggente, lascia fuggire gli dei classici o mitopoietici o gli idola bruciati dall’ikonoclastia mondana per dismettere, mettere in opera l’arte della creatività dell’essere in essere ikonapoiesis, l’arte dell’incessante creazione degli dei quale arte dell’essere che getta nella mondità l’opera d’arte dell’onto-risonanza della dis-apparenza poetante imaginaria, la quale sempre crea-discrea l’ikonapoiesis-post-ikonoclastia della re-esistenza, re-surrezione, eventuale degli dei che vengono dal nulla, dell’eterno ritorno degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi. È l’ikonapoiesis-post-ikonoclasta che si dà quale essere-arte-del-sacro-essere, dell’essere-divino-essere, della mitopoiesis della dis-apparenza-post-apparenza degli dei-disdei-post-ikonoclastia-ikonopoitica dell’opera d’arte che si disvela quale ontovisione della verità dell’essere-arte-sacra. Gli dei hanno abbandonato l’apparenza mondana per abitare divinamente il mito post-ikonoclasta per essere solo mitopoiesis archeologica, ma non hanno più soggiornato nella radura-diradanza dell’essere: lì nell’abisso-disabisso della spazialità vuota ove l’essere si eventua per abitare la mondità non c’è la presenza-assenza, né l’apparenza-dis-apparenza degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi, ma solo l’ontopoiesis o ikonapoiesis-post-ikonoclasta dell’ontosonanza-ontovisiva dell’essere. Per tali eventi l’essere non si sente abbandonato, non avverte l’apparenza-dis-apparenza dell’abbandono, anzi si lascia o lascia che dei abbandonino la mondità per rifugiarsi nel mito-post-ikonoclasta, né l’essere si rivela soccombente dinnanzi alla furia catastrofica e decostruente dell’ikonoclastia mitica dell’apparenza dell’ente-sacro, anzi è indifferente di fronte agli eventi del nihilismo-ikonoclasta attuato dalla tecnè-epistemica-mitoklastica, giacchè la sua ikonopoiesis-post-iconoclasta si dà, si eventua sulle ceneri degli eventi-ikonoclasti-mitoclasti delle entità-sacre-mondane o della mondanità. L’essere ikonapoiesis-post-ikonoclastia della mitopoiesis-post-iconoclasta si eventua anche quando gli dei sono scomparsi, o la loro apparenza è dis-apparenza, o sono fuggiti-disfuggiti dinnanzi alla volontà di potenza iconoclasta o mitoclasta della tecnica ontoteologica, o la loro fuga-disfuga sia approdata nel regno del mito per sottrarsi alla furia decostruttrice dell’iconoclastia o mitoclastia dell’epistemè-tecnè, anche dopo tutti quei possibili e plausibili eventi ed anche quando l’essenza del sacro e del divino si presenti nell’apparenza-dis-apparenza dell’eterno ritorno dell’ikonoclastia o della mitoclastia, anche allora l’essere si dis-oblia con indifferenza nella ikonapoiesis-post-iconoclastia, nell’ontosonanza dell’onto-apparenza-dis-apparenza, nell’ontovisione delle muse-dismuse dell’essere e dell’interessere, della mitopoiesis-post-mitoklastia per soggiornare quale essere-opera-d’arte del musagete-dismusagete e per eventuarsi quale verità ikonopoietica-post-iconoclasta dell’essere, quale aletheia-disaletheia dell’ikonapoiesis-post-iconoclasta della messa in opera dell’esser-arte o della dismessa ikonopoietica-post-ikonoclastica dell’opera d’arte dell’essere. Per tali e tanti eventi ontologici o per tale destinanza-post-mito-iconoclasta anche quando l’opera d’arte è abbandonata dagli dei-disdei in fuga-disfuga per apparenza-destinanza iconoclasta o mitoclasta o ontoteologica o epistemica, l’essere non si cura o è indifferente o cura la sua passione per l’indifferenza per quella fuga-disfuga e quindi mai abbandona la verità ontologica dell’opera d’arte, giacchè la sua ikonapoiesis-post-iconoclasta non è mai scalfita dal nihilismo dell’iconoclastia-mitoclastia epistemica della tecnè dell’apparenza ontica e mondana. Anche quando l’opera d’arte viene decostruita dalla tecnica-epistemica-ikonoclasta-mitoclasta la sua ikonapoiesis si eventua nell’erranza dell’ontosonanza e nell’ontovisione ematopoietica dell’ontopoiesis o imagopoiesis dell’aletheiapoiesis: giacchè è l’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis della mitopoiesis che si eventua nella gestell dell’opera d’arte, anche quando gli dei-disdei ontoteologici sono fuggiti-disfuggiti e l’arte fu ed è stata preda dell’ikonoclastia e mitoclastia della tecnica-epistemica ontica e mondana. Anzi proprio quando impera nell’arte e nella pro-gettualità la tecnè-epistemica-virtuale-ikonoclasta sopratutti allora si dà, c’è, ilya, l’eterno ritorno dell’aletheiapoiesis nella sua ontosonanza-ontovisiva-ontoprogettuale-post-ikonklasta del musagete-postmitoklasta contemplante l’ikonopoiesis delle muse-dismuse-postmuseklaste ontopoietiche-postmitoklaste e mitopoietiche-postikonoklaste. L’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis è quella che resta-invisible, disapparenza-della-apparenza, è l’esserci-mai-visto, mai-visibile, mai-udibile, mai-dicibile di fronte alla furia nihilista dell’ikonoclastia e mitoclastia evidente dopo la fuga ontoteologica degli dei-disdei o dinnanzi all’imperativo della volontà di potenza della tecnè-epistemica-iconoclasta-mitoclasta: lì nell’epoca della sua morte irreversibile c’è il suo eterno ritorno, lì ove si celebra la sua assenza ontoteologica c’è la sua presenza ontologica-postepistemica-post-tecnè. L’ontologia della verità dell’opera d’arte lì si eventua, lì nella prossimità-disallontanante o nella disallontananza-prossimante, lì nel vuoto kaos-kosmico lasciato in eredità dagli dei fuggitivi-fuggenti, lì nella radura-diradanza si dà quale gestell-postikonoklasta-che-resta-invisibile-inaudita-indicibile, mai-vista, mai-sentita, mai-detta, ontovisione mai-visibile allo sguardo paradigmatico ontoteologico ed epistemico, ontosonanza mai prima d’allora risuonante che si discopre solo alla presenza della con-temperanza del musagete-postmitoklasta e postikonoklasta-ontopoietico dell’aletheiapoiesis ikonopoietica delle muse-postmuse. L’ikonapoiesis custodisce l’enigma dell’opera d’arte, cura e krypta l’indicibile dell’esser-arte, svela alla mondità e all’esserci l’evento dell’esser-creata-arte del musagete-sempre-postepistemico-postikonoclasta-postmitoclasta-postmuse che getta e progetta l’aldilà in con-temperanza dell’ontovisione delle muse-dismuse-postmuse-dell’essere, dell’interesserci-postinteresserci, dell’interessere-postinteressere: o con più pregnanza all’essere-che-resta-invisibile o all’essere-che-resta-inaudito o all’essere-che-resta-indicibile o che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ontikona o nell’ikonapoiesis o nell’imagopoetante dell’essere musa delle post-muse-in-essere-create dall’arte. Lì in quell’essere-per-la-fine dell’arte o con-figura-disfigura-postfigura delle configurazioni postikonoklaste o in quell’essere-per-la-fine-dell’essere che è ancora invisibile-inaudito-indicibile-abissale-kaosmico si disveli l’evento dell’essere per la fine della morte o dell’essere per la fine della morte-dell’arte quale ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la vivenza dell’esser-arte-postikonoklasta-post-mitoklasta o dell’essere per la vivenza dell’opera d’arte post-muse o dell’essere per la vivenza della verità nella messa in opera dell’essere arte del musagete-postmitoklasta in contemplanza delle muse-dismuse-postmuse dell’essere. Lì si dà l’evento della com-prensione dell’essere quale ontoepistemica dell’essere-verità-dell’arte, lì si getta il pro-getto ontologico dell’ikonapoiesis-postikonoklasta-postmitoklasta dell’essere-arte-della-verità-dell’essere, dell’essere-arte-dell’aletheia-dell’essere, dell’essere-arte-della-disvelanza-dell’essere. È il pro-getto ontologico dell’essere che si eventui quando gli dei-disdei abbandonano la mondità e la mondanità e l’esserci e l’essere nel mondo per fuggire-disfuggire nel mito o nell’iconoclastia, lì nel medesimo istante l’essere abbandonato dagli dei abbandona gli dei alla loro destinanza ontopoietica per lasciare libertà d’essere alla disvelatezza dell’origine dell’opera d’arte, per essere solo arte dell’essere e mai più solo arte contemplante gli dei in fuga-disfuga ontoteologici, iconoclasti, idola della mondanità. Lì l’essere abbandona gli dei ed è abbandonato dagli dei, ma in quella diradanza vuota, in quella radura-diradanza s’eventua il progetto ontologico dell’essere arte dell’essere: l’arte consente l’onto-visione e l’ontosonanza dell’essere, quale ontologia dell’arte dell’essere-che-mai-non-c’è, ma che c’è sempre e sempre ci sarà


 

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5 aprile 2012

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  GPDIMONDEROSE GIACINTHOM
 
 
 
   
 

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SITO Artchive: Giacinto Plescia
2009/11/18
Giacinto Plescia Vi trovate in una selezione di 44 opere di Giacinto Plescia. Per ulteriori informazioni su questa persona, visitare SITOme dell'artista.
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SITO Profilo - Giacinto Plescia
2009/11/16
Questa è la pagina Plescia Giacinto casa su SITO.org. Esso contiene informazioni su questo artista, comprese le opere svolto su SITO, indirizzo e-mail, bio, ecc
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www.lulu.com
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SITO Artchive: Giacinto Plescia (abstract)
2009/10/20
Giacinto Plescia (abstract) Vi trovate in una selezione di 5 opere d'arte con il tag astratta Plescia Giacinto. Visualizzare un elenco completo di opere di Giacinto Plescia.
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Ontologia della physis Plescia Giacinto da in Filosofia
2009/10/06
della physis Ontologia di Giacinto Plescia: Ontologia della physis: ermeneutika, epistemica della ontologya poetante della Fisica, della Matesis, della poiesis Quale si eventui...
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books.google.it
home - 2collab
2009/11/19
Giacinto Plescia... Journal of Mathematical Analysis and Applications In Press, Accepted Manuscript...
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Scuola Internazionale di Torino, Turino
2009/10/23
Giacinto Plescia
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gpdimonderose sublime dell'ontologia »Giacinto p.
2009/11/22
Livello bibliografico: Monografia: Tipo di documento: Testo a stampa: Autore: Plescia Giacinto: Titolo: Ontologia della physis / Giacinto Plescia: Pubblicazione
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Giacinto Plescia - aNobii
2009/11/19
Giacinto Plescia recensioni da parte dei lettori. Comprende anche i prezzi dei libri, voti libro, libro discussioni, forum libro, copertina del libro, i dettagli della pubblicazione del libro. Conosciuto anche come Giacinto Plescia.
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Imp Plescia
2009/11/12
IMP Plescia 9-02-2007 14: 18 Pagina 1... IMP Plescia 9-02-2007 14: 18 Pagina 3 GIACINTO Plescia...
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Maureen Plescia Skoblar - Las Vegas, NV | Facebook
2009/11/05
Giacinto Plescia
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[FC-discuss] Inghilterra? !
2009/11/19
Giacinto Plescia gpdimonderose a hotmail.it Tue Apr 17 01: 09: 14 JST 2007. Messaggio precedente: [FC-discuss] Inghilterra? ! Prossimo messaggio: [FC-discuss] alpha Grooveshark
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LizziesTeaRoom: Messaggi: 6078-6107 di 11.819
2009/11/10
Mario Capuano, Daniela Rossignoli, Gennaro Ricci, Giacinto Plescia
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Ontologia della physis - aNobii
2009/11/20
Condividi Organizza Esplora. ha tutto il necessario! Una comunità di amanti dei libri di creare il loro... Blog this item: Ontologia della physis; di Giacinto Plescia; 8860372925 | Details
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gpdimonderose sublime ontopologia »
2009/11/21
Bonjour, Autore..............: Plescia, Giacinto Titolo..............: Ontologia della physis / Giacinto Plescia Pubblicazione.......: Melegnano: Montedit, [2007].
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[FC-discuss] OLPC Cile, Perù
2009/11/13
Giacinto Plescia gpdimonderose a hotmail.it Gio 3 Maggio 21: 48: 06 JST 2007. Messaggio precedente: [FC-discuss] OLPC Cile, Perù Prossimo messaggio: [FC-discuss] OLPC Perù: primi critici
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physis..... ontologia della physis Ontologia di Giacinto Plescia
2009/11/10
ontophysis ID: 289.309 www.lulu.com..... ontologia physis Ontologia della physis Di Giacinto Plescia ontophysis Giacinto Plescia
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Scienza: l'ontologia Gruppo Care2
2009/11/18
ontologia: Ontologia della physis · Ontologia della physis Autore: Plescia Giacinto Plescia Giacinto Ontologia della physis, Ontologia della physis Plescia Giacinto, Montedit...
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2009/11/13
Ontologia della physis / Giacinto Plescia Pubblicazione.....: Melegnano: Montedit, [2007]. Descriz. Fisica.....: 38 p.; 21 centimetri Collezione.....:
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2 aprile 2012

krea

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.........
OS E MALATTIA: LE METAFORE DELLE NOSTRE PAURE” METAFISICA Fonte: ANTONIO GNOLI - la Repubblica
Giovedì 14 Giugno 2012 08:45 -
Il nuovo saggio di Sergio Givone spiega come “la peste” diventi,
storicamente e socialmente, un’infezione della mente prima che
del corpo
Chiudo il nuovo libro di Sergio Givone – Metafisica della peste (Einaudi) – con la
sensazione che qualcosa, negli ultimi anni, è accaduto nelle nostre teste. È come se il nostro
paesaggio mentale abbia inasprito le parti più dolci e reso impervi certi percorsi psichici. I
sentimenti si fanno più precari e inquietanti e ci rendono più deboli e più esposti al contagio. A
quei focolai di paura e sfiducia che vediamo crescere intorno. In fondo, l’essenza della peste è
nell’improvviso insorgere del timore del contagio. Tutto repentinamente muta. L’ordine fin lì
esercitato si riscrive in codici impensabili fino a un attimo prima. Il contagio richiama
l’emergenza, lo stato d’eccezione, l’enigma. È di questo che ci parla il libro di Givone? Lungo un
percorso nel quale tornano le colte letture di questo filosofo – allievo di Luigi Pareyson,
professore di Estetica all’Università di Firenze e da pochi giorni assessore alla cultura al
comune di Firenze – scopriamo le forti congiunzioni tra il discorso letterario e quello filosofico.
Non teme una certa confusione di generi? «E perché mai? I grandi testi che hanno preso a
tema la peste non fanno differenza fra filosofia e letteratura. Cos’è Lucrezio – che della peste è
il massimo poeta – filosofo o letterato? E Camus che al tema ha dedicato uno straordinario
romanzo? Se guardo poi alla nostra tradizione penso che la
Storia della colonna infamedi Manzoni è probabilmente il più importante libro di filosofia morale
del nostro Ottocento ».
La peste è un evento che proprio Manzoni riconduce a un disegno divino. Mentre Lucrezio ha
un’idea opposta.
«Intendiamoci: la peste è un’infezione del corpo, una malattia che oggi sappiamo definire con
precisione. Ma quando ho citato Lucrezio è perché nessuno come lui ci spinge a liberarci dalla
superstizione che la peste ingenera e cioè dalla credenza che essa venga dal cielo. Non c’è
nessun disegno divino che ci riguardi. Il mondo è il mondo e basta. Ma proprio questa assenza
di trascendenza, questo vuoto nel quale versiamo, è la colpa».
La peste, come tutto quello che rappresenta la regressione estrema, ci trova impreparati. Non
pensa che una catastrofe ha sempre qualcosa di inaudito? «Ogni disastro epocale ci fa entrare
in una desolazione primordiale. È vero: prima che accada, la catastrofe è impensabile. Per
questo è difficile prendere delle precauzioni. La peste è un fenomeno della natura. Ma la natura
non basta a spiegarla ».
La peste scatena sia i meccanismi mentali che quelli fisici del contagio. Quali sono i più
temibili?
«I meccanismi del contagio sono stati scoperti nell’Ottocento. Ma in fondo, già Omero parlava
delle frecce che appestano, scagliate da Apollo nel campo degli
Achei. Di solito però gli scrittori, i poeti, i filosofi sono stati attratti più dai meccanismi mentali ed
emotivi che non dal carattere meccanico del contagio. Ipotizzando che i primi fossero più
importanti del secondo. Artaud sosteneva che la peste è un fenomeno virtuale, ma aggiungeva
che il virtuale è più reale del reale».
Oggi il contagio assume forme diverse: le pandemie, l’Aids, i virus nella Rete, il contagio
finanziario. C’è in queste espressioni odierne qualcosa di diverso rispetto alle narrazioni che in
passato si sono fatte della peste?
«La differenza è che oggi abbiamo occhi solo per la peste qual è veramente e non come la
immaginiamo che sia. È chiaro che la medicina combatte la peste in modo più efficace della
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“EMERGENZA, CAOS E MALATTIA: LE METAFORE DELLE NOSTRE PAURE” METAFISICA Fonte: ANTONIO GNOLI - la Repubblica
Giovedì 14 Giugno 2012 08:45 -
metafisica. Però allora
come oggi la peste è un tremendo carro allegorico che irrompe nelle nostre città e travolge ogni
cosa. Solo se ci rendiamo conto che sempre di contagio si tratta, anche se solo in senso
traslato, possiamo sperare di scamparla».
Questa relazione che lei stabilisce tra metafisica e peste non rischia di essere equivoca?
«In che senso?» Dopotutto, siamo inclini a pensare che la metafisica debba risalire a una causa
prima. In realtà la peste è esattamente l’opposto: un’irruzione del caos, dell’inspiegabile,
l’assenza di un fondamento che non sia una spiegazione scientifica.
«Dipende da cosa vogliamo intendere con l’espressione “metafisica”. Secondo Aristotele essa è
la scienza dell’essere in quanto tale. Dopo di lui si è pensato che in questione fosse appunto il
fondamento, la ragione delle cose. Ma questo schema conoscitivo è assai più convincente se è
svolto dalla scienza piuttosto che dalla metafisica. Quest’ultima ritengo debba occuparsi non
tanto della ragione delle cose, ma del loro senso». Con quali effetti? «È la metafisica a dirci che
la peste non ha nessun senso e questa insensatezza è il senso dell’essere». A proposito di
insensatezza come giudica l’idea che ci siano in Europa paesi come
la Grecia, la Spagna e forse domani l’Italia che minacciano di contagiare il resto del mondo?
«Da un lato digrigno i denti perché trovo eccessivo il tentativo da parte dei paesi che si
presumono sani o immuni di colpevolizzare i paesi appestati. Dall’altro mi domando se davvero
non abbiamo colpa. E penso al nostro paese e a quegli allegri monatti che per quasi vent’anni
hanno distribuito a piene mani intrugli malefici. Chi li ha voluti? Chi li ha eletti
democraticamente?
» Anche la politica è vista oggi come un luogo di appestati. «È un mondo chiuso in se stesso,
autoreferenziale, poco incline a farsi tramite delle istanze dei cittadini». E perché lei ha
accettato di farne parte? «È la prima volta in vita mia che assumo un incarico politico, per la
precisione, come assessore alla cultura. Penso, o mi illudo, che ci sia ancora lo spazio per la
correttezza del linguaggio del fare e delle parole chiare e coerenti». La lingua è proprio
l’organismo più esposto al contagio.
«Appestata è la lingua che ci ritroviamo a parlare per inerzia, per imitazione: la lingua di
Facebook, di Twitter, figlia della televisione, a confronto della quale quella del vecchio e
glorioso Bar Sport mi appare salutarmente ironica. La verità è che chi parla male pensa male. E
chi pensa male, prima o poi il male lo fa».
Il male, come la peste, produce il disordine? «L’arrivo della peste produce caos. Ma c’era chi,
come Boccaccio, pensava che il crollo di ogni realtà civile fosse già la peste. In ogni caso, la
peste è un’occasione per il pensiero: invita a pensare dall’impensabile, dal nulla che ci
minaccia». Caos, disordine, stato d’eccezione. Il tempo della peste sospende il tempo della
normalità?
«Daniel Defoe, che scriveva sulla peste di Londra intorno alla metà del XVII secolo, in anni non
lontani dal
Leviatano di Hobbes, pensava così. Ma sapeva anche che la sospensione del tempo della
normalità,
in cui ciascuno attende ai suoi doveri, mette capo a un’alternativa. O la rinuncia alla libertà e a
tutti i diritti, tranne quello di aver salva la vita. O l’assunzione di una libertà totale, grazie alla
quale farsi responsabili di tutto nei confronti di tutti. Anche di ciò che non abbiamo voluto». Non
le pare che è chiedere un po’ troppo a questa fragile creatura che è l’uomo? Non le pare che
viviamo ormai immersi nel tempo del colera? «Penso che si viva sempre nel tempo del colera.
E se questo è vero, allora hanno senso quelle vite che, nonostante la fragilità, si fanno carico
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“EMERGENZA, CAOS E MALATTIA: LE METAFORE DELLE NOSTRE PAURE” METAFISICA Fonte: ANTONIO GNOLI - la Repubblica
Giovedì 14 Giugno 2012 08:45 -
del problema. Non hanno senso quelle che il problema lo ignorano, come se vivessero nel
tempo della beata innocenza».
.......


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permalink | inviato da gpdimonderose il 2/4/2012 alle 19:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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