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Ontologia dell’ontykona….c’è un’ontosonanza e un ontovisione o una onto-risonanza o un onto-previsione ontoepistemica dell’essere-arte-disarte-dell’ikona-dell’essere delle muse-dismuse abbandonate, ma mai fuggenti, dagli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi. Quella ontosonanza e ontovisione-disvisione si eventua alla presenza ontoepistemica del musagete-dismusagete in estatica con-templatezza della ontorisonanza-ontoprevisione delle muse-dismuse-attanziali e seducenti, anzi ontoattanti e introducenti l’ontoducenza della destinanza dell’essere-arte-dell’essere e giammai arte dell’ente o del non-ente o del niente o del nulla: giacchè lì si eventua l’ontovisione dell’essere, la visione ontologica dell’esser-arte, la risonanza ontologica dell’aletheia dell’essere compresa solo dall’ontorisonanza del musagete mitico-dismitico-ontopoietico. L’epistemica o l’ontica o l’ontoteologia negano l’evidenza di quella comprensione, negano l’esistenza dell’ontovisione e ontosonanza dell’essere, giacchè per loro l’unica visione possibile è quella della mondità: la visione della mondanità è la sola realtà plausibile, anche nella visione clonante dei mondi possibili virtuali o immaginari: esiste per loro l’unica visione del mondo senza l’essere senza essere o esserci alterità, ma la messa-dismessa in opera della verità nell’esser-arte ci svela l’esistenza della visione dell’essere, dell’interesserci, dell’interessere-disinteressere. La visione della mondità vuota giacchè gli dei sono fuggiti è una visione della vivenza dis-ontoteologica e perciò onto-visione dell’esserci del musagete in ontosonanza con le muse-dismuse senza più dei-disdei fuggenti-disfuggenti. Ma gli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi non portano con sé la verità dell’essere o il canto dell’essere o l’ikona dell’essere o la poiesis dell’essere o il mito dell’essere o la gestell dell’essere, anzi quelle varietà dell’essere si sottraggono, non fuggono insieme agli dei, ma soggiornano poeticamente con le muse-dismuse in ontosonanza con la vivenza del musagete-dismusagete che cura la verità dell’essere giammai fuggita attraverso l’onto-visione dell’essere opera d’arte mai fuggita con gli dei, ma che continua ad abitare poeticamente la radura-disradura dell’essere. Gli dei sono fuggiti dal mondo, dalla verità, dal mito, dall’epistemè, dall’esserci, dalle ikone, giammai sono fuggenti dall’essere, giacchè l’essere è indifferente di fronte all’evento della fuga-disfuga degli dei-disdei e non si lascia influenzare dalla loro fuga, infatti gli dei non sono fuggiti e mai possono fuggire dall’essere. Anzi l’essere non fugge mai dal mondo e men che mai dal mondo degli dei o dagli stessi dei-disdei, giacchè l’essere fonda il mondo e la mondità degli dei in fuga-disfuga. Tant’è che con la sua ontovisione-ontosonanza-ontopoetante imaginaria si dà e dà alla luce o si dà e dà al mondo gli dei classici o mitici o ontoteologici o eventuali o morti-risorti o immaginari, si dà e si lascia fuggire gli dei ematopoietici o si lascia sfuggire gli dei-disdei in fuga-disfuga, ma mette in opera, dismette, crea l’attanza intermittente della messa in opera dell’essere arte della creatività dell’essere-sacro, dell’essere-divino, dell’essere il dio-infuga-disfuga dal mondo e dal mito e dalla verità epistemica-disepistemica. L’essere si getta, si dà, disgetta nella mondità l’opera d’arte dell’ontorisonanza-ontovisione-ontopoetante-ontoimaginaria che crea l’ontologia mitopoietica dell’evento post-mortem del divino, dell’evento del dio-che-viene-dal-nulla, dell’eterno ritorno degli dei fuggenti-disfuggenti, qui s’eventua l’ikonopoiesis o l’ikonopoietica dell’essere che si dà quale essere-del-sacro, essere-del-divino, essere-della-mitopoiesis degli dei-disdei in fuga-disfuga nel loro eterno ritorno nell’opera d’arte del musagete-dismusagete. È la dis-apparenza dell’apparenza, il venire alla luce dell’essere che non c’era più, o che si kriptò nell’opera d’arte, per esserci aldilà dell’apparenza epistemica, quale dis-apparenza ontologica dell’ikonapoiesis dell’essere nella sua qualità d’essere arte che consente l’ontovisione dell’essere. Gli dei-disdei fuggenti-disfuggenti o fuggitivi-disfuggitivi sono fuggiti dalla mondità e forse anche dalla mondanità, ma mai sono fuggiti-fuggenti dall’essere, giacchè l’essere non si lascia sfuggire gli dei e gli dei non possono fuggire dal loro essere e forse neanche dal loro esserci: l’essere non fugge né dagli dei, né dalla mondità sacra degli dei, né dalla physis degli dei, né dalla gestell o gegenstand divina, né dalla comprensione epistemica o ermeneutica o mitopoietica o epistemologica degli dei fuggenti-fuggitivi-abbandonanti l’esserci del musagete. Anzi è l’essere che fonda e getta il mondo-degli-dei-disdei, si dà per dare alla luce l’ikonapoiesis trascendente l’ikonoclastia dell’apparenza divina fuggente-disfuggente, lascia fuggire gli dei classici o mitopoietici o gli idola bruciati dall’ikonoclastia mondana per dismettere, mettere in opera l’arte della creatività dell’essere in essere ikonapoiesis, l’arte dell’incessante creazione degli dei quale arte dell’essere che getta nella mondità l’opera d’arte dell’onto-risonanza della dis-apparenza poetante imaginaria, la quale sempre crea-discrea l’ikonapoiesis-post-ikonoclastia della re-esistenza, re-surrezione, eventuale degli dei che vengono dal nulla, dell’eterno ritorno degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi. È l’ikonapoiesis-post-ikonoclasta che si dà quale essere-arte-del-sacro-essere, dell’essere-divino-essere, della mitopoiesis della dis-apparenza-post-apparenza degli dei-disdei-post-ikonoclastia-ikonopoitica dell’opera d’arte che si disvela quale ontovisione della verità dell’essere-arte-sacra. Gli dei hanno abbandonato l’apparenza mondana per abitare divinamente il mito post-ikonoclasta per essere solo mitopoiesis archeologica, ma non hanno più soggiornato nella radura-diradanza dell’essere: lì nell’abisso-disabisso della spazialità vuota ove l’essere si eventua per abitare la mondità non c’è la presenza-assenza, né l’apparenza-dis-apparenza degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi, ma solo l’ontopoiesis o ikonapoiesis-post-ikonoclasta dell’ontosonanza-ontovisiva dell’essere. Per tali eventi l’essere non si sente abbandonato, non avverte l’apparenza-dis-apparenza dell’abbandono, anzi si lascia o lascia che dei abbandonino la mondità per rifugiarsi nel mito-post-ikonoclasta, né l’essere si rivela soccombente dinnanzi alla furia catastrofica e decostruente dell’ikonoclastia mitica dell’apparenza dell’ente-sacro, anzi è indifferente di fronte agli eventi del nihilismo-ikonoclasta attuato dalla tecnè-epistemica-mitoklastica, giacchè la sua ikonopoiesis-post-iconoclasta si dà, si eventua sulle ceneri degli eventi-ikonoclasti-mitoclasti delle entità-sacre-mondane o della mondanità. L’essere ikonapoiesis-post-ikonoclastia della mitopoiesis-post-iconoclasta si eventua anche quando gli dei sono scomparsi, o la loro apparenza è dis-apparenza, o sono fuggiti-disfuggiti dinnanzi alla volontà di potenza iconoclasta o mitoclasta della tecnica ontoteologica, o la loro fuga-disfuga sia approdata nel regno del mito per sottrarsi alla furia decostruttrice dell’iconoclastia o mitoclastia dell’epistemè-tecnè, anche dopo tutti quei possibili e plausibili eventi ed anche quando l’essenza del sacro e del divino si presenti nell’apparenza-dis-apparenza dell’eterno ritorno dell’ikonoclastia o della mitoclastia, anche allora l’essere si dis-oblia con indifferenza nella ikonapoiesis-post-iconoclastia, nell’ontosonanza dell’onto-apparenza-dis-apparenza, nell’ontovisione delle muse-dismuse dell’essere e dell’interessere, della mitopoiesis-post-mitoklastia per soggiornare quale essere-opera-d’arte del musagete-dismusagete e per eventuarsi quale verità ikonopoietica-post-iconoclasta dell’essere, quale aletheia-disaletheia dell’ikonapoiesis-post-iconoclasta della messa in opera dell’esser-arte o della dismessa ikonopoietica-post-ikonoclastica dell’opera d’arte dell’essere. Per tali e tanti eventi ontologici o per tale destinanza-post-mito-iconoclasta anche quando l’opera d’arte è abbandonata dagli dei-disdei in fuga-disfuga per apparenza-destinanza iconoclasta o mitoclasta o ontoteologica o epistemica, l’essere non si cura o è indifferente o cura la sua passione per l’indifferenza per quella fuga-disfuga e quindi mai abbandona la verità ontologica dell’opera d’arte, giacchè la sua ikonapoiesis-post-iconoclasta non è mai scalfita dal nihilismo dell’iconoclastia-mitoclastia epistemica della tecnè dell’apparenza ontica e mondana. Anche quando l’opera d’arte viene decostruita dalla tecnica-epistemica-ikonoclasta-mitoclasta la sua ikonapoiesis si eventua nell’erranza dell’ontosonanza e nell’ontovisione ematopoietica dell’ontopoiesis o imagopoiesis dell’aletheiapoiesis: giacchè è l’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis della mitopoiesis che si eventua nella gestell dell’opera d’arte, anche quando gli dei-disdei ontoteologici sono fuggiti-disfuggiti e l’arte fu ed è stata preda dell’ikonoclastia e mitoclastia della tecnica-epistemica ontica e mondana. Anzi proprio quando impera nell’arte e nella pro-gettualità la tecnè-epistemica-virtuale-ikonoclasta sopratutti allora si dà, c’è, ilya, l’eterno ritorno dell’aletheiapoiesis nella sua ontosonanza-ontovisiva-ontoprogettuale-post-ikonklasta del musagete-postmitoklasta contemplante l’ikonopoiesis delle muse-dismuse-postmuseklaste ontopoietiche-postmitoklaste e mitopoietiche-postikonoklaste. L’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis è quella che resta-invisible, disapparenza-della-apparenza, è l’esserci-mai-visto, mai-visibile, mai-udibile, mai-dicibile di fronte alla furia nihilista dell’ikonoclastia e mitoclastia evidente dopo la fuga ontoteologica degli dei-disdei o dinnanzi all’imperativo della volontà di potenza della tecnè-epistemica-iconoclasta-mitoclasta: lì nell’epoca della sua morte irreversibile c’è il suo eterno ritorno, lì ove si celebra la sua assenza ontoteologica c’è la sua presenza ontologica-postepistemica-post-tecnè. L’ontologia della verità dell’opera d’arte lì si eventua, lì nella prossimità-disallontanante o nella disallontananza-prossimante, lì nel vuoto kaos-kosmico lasciato in eredità dagli dei fuggitivi-fuggenti, lì nella radura-diradanza si dà quale gestell-postikonoklasta-che-resta-invisibile-inaudita-indicibile, mai-vista, mai-sentita, mai-detta, ontovisione mai-visibile allo sguardo paradigmatico ontoteologico ed epistemico, ontosonanza mai prima d’allora risuonante che si discopre solo alla presenza della con-temperanza del musagete-postmitoklasta e postikonoklasta-ontopoietico dell’aletheiapoiesis ikonopoietica delle muse-postmuse. L’ikonapoiesis custodisce l’enigma dell’opera d’arte, cura e krypta l’indicibile dell’esser-arte, svela alla mondità e all’esserci l’evento dell’esser-creata-arte del musagete-sempre-postepistemico-postikonoclasta-postmitoclasta-postmuse che getta e progetta l’aldilà in con-temperanza dell’ontovisione delle muse-dismuse-postmuse-dell’essere, dell’interesserci-postinteresserci, dell’interessere-postinteressere: o con più pregnanza all’essere-che-resta-invisibile o all’essere-che-resta-inaudito o all’essere-che-resta-indicibile o che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ontikona o nell’ikonapoiesis o nell’imagopoetante dell’essere musa delle post-muse-in-essere-create dall’arte. Lì in quell’essere-per-la-fine dell’arte o con-figura-disfigura-postfigura delle configurazioni postikonoklaste o in quell’essere-per-la-fine-dell’essere che è ancora invisibile-inaudito-indicibile-abissale-kaosmico si disveli l’evento dell’essere per la fine della morte o dell’essere per la fine della morte-dell’arte quale ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la vivenza dell’esser-arte-postikonoklasta-post-mitoklasta o dell’essere per la vivenza dell’opera d’arte post-muse o dell’essere per la vivenza della verità nella messa in opera dell’essere arte del musagete-postmitoklasta in contemplanza delle muse-dismuse-postmuse dell’essere. Lì si dà l’evento della com-prensione dell’essere quale ontoepistemica dell’essere-verità-dell’arte, lì si getta il pro-getto ontologico dell’ikonapoiesis-postikonoklasta-postmitoklasta dell’essere-arte-della-verità-dell’essere, dell’essere-arte-dell’aletheia-dell’essere, dell’essere-arte-della-disvelanza-dell’essere. È il pro-getto ontologico dell’essere che si eventui quando gli dei-disdei abbandonano la mondità e la mondanità e l’esserci e l’essere nel mondo per fuggire-disfuggire nel mito o nell’iconoclastia, lì nel medesimo istante l’essere abbandonato dagli dei abbandona gli dei alla loro destinanza ontopoietica per lasciare libertà d’essere alla disvelatezza dell’origine dell’opera d’arte, per essere solo arte dell’essere e mai più solo arte contemplante gli dei in fuga-disfuga ontoteologici, iconoclasti, idola della mondanità. Lì l’essere abbandona gli dei ed è abbandonato dagli dei, ma in quella diradanza vuota, in quella radura-diradanza s’eventua il progetto ontologico dell’essere arte dell’essere: l’arte consente l’onto-visione e l’ontosonanza dell’essere, quale ontologia dell’arte dell’essere-che-mai-non-c’è, ma che c’è sempre e sempre ci sarà


 

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5 settembre 2013

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............Ecco una parola non disse del particolare della sua bellezza; nulla o alcuna idea precisa della sua persona; nessuno ha detto una sola parola in tutta l'immaginazione o immagina brillanti colori, o immagina la fragranza di una rosa immagina l' origine della sublymanza, nel senso della sublyme-bellezza: il costruire un determinato tempio di Zeus, oppure la svelatezza ab-scissa, ovvero il portare-in-posizione una determinata statua di Apollo, oppure il portare in scena una tragedia: non è soltanto l’alterezza di una sublymanza: disposizione in quanto alterezza è mitopoiesis . Consacrare o mitopoiesis significa “rendere sacro”, nel senso che nell’offerenza del sublyme il sacro viene svelato in quanto ciò che è sacro è il Dio e viene cercato extraendolo dentro la disvelatezza della sua presenza. Alla mitopoiesis: omaggio alla dignità e allo splendore del Dio. Dignità e splendore vengono svelati nella sublyme-bellezza, non accanto o dietro alle quali si sia il Dio, bensì esso si dà alla presenza nella dignità e nello splendore. Ogni disposizione nel senso dell’alterezza mitopoietica è anche sempre ab-scissione eventuata in quanto modalità di collocazione dell’edificio e della statua, in quanto dire e nominare all’interno di un linguaggio. All’inverso una collocazione e una sistemazione non sono già una disposizione nel senso dell’alterezza che pone-in-costruzione; infatti, si presuppone che il sublyme da erigere, da disporre, possieda già in sé il tratto essenziale della disposizione, sia cioè se stesso, in ciò che sia più la risonanza. Ma in che modo si coglie la risonanza autentica, che dispieghi l'ab-scindere e l'eventuarsi dell’essere-sublyme? La sublymanza è in sé una ab-scissa nella quale un mondo viene svelato a forza o in dinamica estatica e, in quanto svelato, gettato in ab-scissa. Ma che cos’è un mondo? Ciò si lascia dire qui esclusivamente nell’allusione: il mondo non è l’insieme delle cose-aderenze sussistenti in quanto risultato di un’enumerazione, eseguita in dettaglio o anche solo pensata, delle medesime. Tuttavia, se non è la somma di ciò che è sussistente, tanto meno il mondo è l’ambito solamente immaginato e mentalmente prefigurato per il sussistente. Il mondo mondifica e svela il nostro esserci in quanto è una scorta all’interno della quale permangono disvelati, l’indugio e la fretta, la lontananza e la prossimità, l’ampiezza e l’angustia di ogni essente. Quella scorta non viene mai incontro come oggetto, ma, indiziando, trattiene estatizzati il fare e lasciare entro una risonanza, dai quali la grazia che chiama con un cenno e la sciagura che abbatte con un colpo, proprie degli Dèi, hanno il loro avvento o il restare-assente è una modalità in cui il mondo mondifica. Quell'indiziante può soccombere al disordine ed essere così un non-mondo: sia mondo o non-mondo, in ogni inoggettualità, più essente di qualsiasi delle cose sussistenti e sussunte, nelle quali, in modo conforme alla quotidianità, crediamo di essere di casa. Il mondo, però, è sempre l'indicibile; mentre sappiamo ciò, non sappiamo cosa sappiamo in-oggetto, nel senso di in-contrastante o contrastanza. Ora, il mondo è ciò che il sublyme es-pone, esso cioè e-rompe e conduce la svelatezza a restare in stabilità, alla dimora mondificante. Extra-ponendo il sublyme essenziale della svelatezza-di-mondo disvela un vuoto essere-capace e forse provoca persino una qualche “impressione”. Mentre il sublyme in risonanza, libera e custodisce e cura un mondo, è in ekstasy quel sovrano rifiuto che allontana il sussistente: l'indicibile che si addensa attorno è quell’isolamento nel quale il sublyme si disvela: in virtù della solitudine, in ekstasy riesce di ergersi-fuori nella svelatezza, e di pro-curarsi la sua dimensione sublyme. Mentre il sublyme conduce il suo mondo alla risonanza, si procura per la prima volta il compito al servizio del quale sta, crea se stesso, lo spazio che domina e determina se stesso, il luogo nel quale giunge in estasy nel sito-alterezza. L'ab-scissa come alterezza estatika consacrante dà fondo nella disposizione come disvelata libertà di un mondo. Quella può sottrarsi nell’inessenziale sublime sottrazione-di-mondo e della disgregazione-di-mondo certamente sussistente, ma non c’è più, è in fuga. Questo essere-via non è però un nulla, bensì la fuga stessa permane nel sublyme sussistente, e allora tale fuga si trova ancora soltanto con l’ab-scissa assentemente presente, all’essere-sublyme appartiene la risonanza dinamica infinita dell'apeiron nell'arkè, giacché l’essere-sublyme non può essere afferrato concettualmente a partire dall’essere-genesi, bensì, al contrario, l’essere-genesi a partire dall’essere-sublyme. Per contrassegnare il tratto essenziale nell’essere-sublyme in risonanza è deposta quale pietra, legno, metallo, colore, suono e lingua. Tutto ciò è l'ilemorfico, condotto entro una morfogenesi. Successivamente, tale scomposizione del sublyme lascia maturare ancora ulteriori distinzioni secondo argomento, contenuto e configurazione. L’utilizzo delle determinazioni di ilemorfia in riferimento al sublyme è possibile sempre e in qualsiasi momento, di esso si occupano tutti con facilità e per questo, da secoli, è divenuto corrente: discendono dall’interpretazione del tutto univoca dell’essente che Platone e Aristotele fecero valere alla fine della filosofia greca. Secondo di essa, tutto l’essente possiede ogni volta un suo proprio aspetto, che si mostra nella sua morfologia. Un essente sta all’interno di tale morfologia in quanto aderente al gegenstand e può essere pro-gettato. L’essente in quanto essente è sempre il sussistente fondato. Quell’interpretazione dell’essere dell’essente non è attinta dalla sperimentazione del sublyme, però la decostruzione è applicabile al sublyme sempre e in ogni momento, in virtù dell’essere quale essere-sublyme. Se si delinei l’essere-sublyme quale alterezza, allora con ciò non può intendersi che sia costituito da una ilemorfia, o non solo e non tanto giacchè il sublyme è risonanza dell'a-ilemorfico o immateriale o transcendenza della purezza dell'ente e del non-ente, quale niente o nulla. Ma che cosa è l'ab-scissa della risonanza-sublyme ? Così come il sublyme si dà nel mondo, si eventua nella sua curvatura ellittica o iperbolica o metabolica o nella varietà chiasmale moebiusiana in relatività monadale delle singalarità virtuali, altrettanto si risprofonda nella pesantezza della pietra, nella durezza e nella lucentezza del metallo, nella compattezza e nella duttilità del legno, nello sfavillio e nella cupezza del colore, nella risonanza del suono e nella forza virtuosa della parola. Tutto ciò non viene in luce per la prima volta nel sublyme, siano gravità, rilucenza, sfavillio, risonanza? O non è invece il gravare del masso e la lucentezza dei metalli, l'estasy in alterezza e la duttilità dell’albero, la luce del giorno e il buio della notte, la fluttuanza delle onde e il bisbigliare tra i rami? Come potremmo nominare o pensare o intuire, quale cognizione della adeguatezza, tutto ciò? La singolarità virtuosa di quest’insuperabile completezza lo chiamiamo sublyme e con ciò non intendiamo il globo planetario, bensì la completezza, la varietà virtuosa di mare e monti, di tempeste ed aria, di giorno e notte, gli alberi e l’erba, l’aquila e il destriero. Quel sublyme che cos’è? Ciò che dispieghi risonanza e completezza e tuttavia sia reversibile nel chiasma moebiusiano topologico, quale eterno ritorno nell'essere in vista dell'essere sublyme all'indietro e trattenente e custodente quale cura autentica ciò che è dispiegato. La pietra grava, mostra pesantezza e proprio così si ritrae in se stessa; il colore si accende e resta tuttavia chiuso; il suono risuona e tuttavia non emerge nella svelatezza in completezza. Ciò che emerge nel disvelato, invece, è esattamente lo schiudersi ed è l’essenza del sublyme. Tutte le cose rifluiscono nella relativa singolarità virtuale: nell'ontogenesi delle monadi ....... EssereVENTO dell'Essere radura dell'Essere. L'"Essere" è evento di sé Essere è METAEVENTO dell'Essere crea schema nulla dall'essere stabilità dell'essere Nulla non è altro che "nulla" dell'essere. L'essere "è" METAEVENTO del suo essere nella radura dell'essere dal nulla È già lì METAEVENTO dell'essere perché già è diradata nulla è nulla nel nulla daessere È già essere nella storia della storia dell'essere. È già l'essere! Crea l'essere è l'ultimo Evento. Nulla dell'Essere che già supera La metafisica Imposta la fine della metafisica. L'Evento dell'essere getta nell'essere l'abisso dell'essere Esserevento Essere o evento o abisso dell'essere vuoto dell'essere l'ultimoEVEnTO nulla dell'essere infinità dell'essere è l'essenza della storiaDell'esser-ci "è" METAEVENTO dell'Essere crea è di per séEventoEssere dell'Essere evento o dispiegarsi dell'essere CReA METAEVENTO È l'essere già EvEnTO dell'essere ontostoria dell'Essere schema dell'evento già dell'EssereEvento dell'essere METAEVENTO dell'Essere SchemaEvento Daessere l'evento dell'essere evento dell'essere evento che supera la metafisica è in sé è EvEnto MetaEventoEstasi lì in sé DaEssere latenzA Ereignisestäsi Ereignis"de-costruzione" "Ereignis"Estasi MetaEventO dell'essere de-costruzione ontologica Estasi dell'essere-là - "ex-statica" ontologica dell'essere già lì Estasi già EreignisEvento dell'essere"Ereignistopologica""là" già"EventoEreignis de-costruzione della storia della ontologia": Ereignis dall'Essere dell'EssereEventoLichtung EstasiEvento dell'essereEreignis EreignisDaEreignis è Ereignis Ereignis EreignisEvento"là" è già eventoEreignis"evento"già di per sé metaEvEntoEreignis Lì EreignisEvento EreignisEvento "Ereignis" vedi tutto EssereVENTO dell'Essere radura dell'Essere. L'"Essere" è evento di sé Essere è METAEVENTO dell'Essere crea schema nulla dall'essere stabilità dell'essere Nulla non è altro che "nulla" dell'essere. L'essere "è" METAEVENTO del suo essere nella radura dell'essere dal nulla È già lì METAEVENTO dell'essere perché già è diradata nulla è nulla nel nulla daessere È già essere nella storia della storia dell'essere. È già l'essere! Crea l'essere è l'ultimo Evento. Nulla dell'Essere che già supera La metafisica Imposta la fine della metafisica. L'Evento dell'essere getta nell'essere l'abisso dell'essere Esserevento Essere o evento o abisso dell'essere vuoto dell'essere l'ultimoEVEnTO nulla dell'essere infinità dell'essere è l'essenza della storiaDell'esser-ci "è" METAEVENTO dell'Essere crea è di per séEventoEssere dell'Essere evento o dispiegarsi dell'essere CReA METAEVENTO È l'essere già EvEnTO dell'essere ontostoria dell'Essere schema dell'evento già dell'EssereEvento dell'essere METAEVENTO dell'Essere SchemaEvento Daessere l'evento dell'essere evento dell'essere evento che supera la metafisica è in sé è EvEnto MetaEventoEstasi lì in sé DaEssere latenzA Ereignisestäsi Ereignis"de-costruzione" "Ereignis"Estasi MetaEventO dell'essere de-costruzione ontologica Estasi dell'essere-là - "ex-statica" ontologica dell'essere già lì Estasi già EreignisEvento dell'essere"Ereignistopologica""là" già"EventoEreignis de-costruzione della storia della ontologia": Ereignis dall'Essere dell'EssereEventoLichtung EstasiEvento dell'essereEreignis EreignisDaEreignis è Ereignis Ereignis EreignisEvento"là" è già eventoEreignis"evento"già di per sé metaEvEntoEreignis Lì EreignisEvento EreignisEvento "Ereignis" Ereignis'"Ereignis"Ereignis "EventoEreignis" Ereignis Ereignisevento "Evento""Evento: l'evento Evento lì"Evento"Ereignis EreignisEvento là "Evento" lì RisonanZa L'ultimoEvento "risonanza" dell'essereEvento svela l'esserelì evento dell'Essere "Eventoabisso" dell'essere"risonanza": "risonanzaEstasi" dell'essere. Essere"risonanza"dell'essereEreignisevento lì "risonanza""Ereignis"dell'Essere"crea"'"eventoEreignis" dell'essere. Ereignisgià dell'essere Ereignis è Ereignis "risonanza dell'EssereEreignis" "TopologiaEreignis"ex-statica EventoEreignis"Ereignis" dell'essere ontologia daessere"abisso"evento ""abisso"del nulla"Evento"Ereignis È Ereignis EreignislìEreignis dell'EssereEreignisEventodasEreignisEvento evento è L'eventoEstasi "Evento" dell '"evento""evento""Ereignis" "Evento" '"evento" è "topologiacatastrofe""topologiaEvento""evento"è lìEreignisEreigniseventoEreignis Er-eignisEreignisEventovuotoEreigniseventoevento:L'eventoEr-eignis topologiaEreignisEventoEreignistopologiaEreignisEventoEreignisEvento dell'essereEreignislì"è lì""Ereignis""eventoEreignis"EreignisEreigniseventoeventoEreigniseventoEventoEreignis è Evento È Evento evento l'evento è Ereignisevento Evento Ereignisevento è Ereignis Ereignisnulla dell'essere-là È"essere-là" dell'essere"abisso" EventoEreignisEvento "evento evento topologico" dell'Esserelà dell'essere EventoEreignis "topologia" "EventoEreignis" "topologiaEreignis" Ereignis"topologia"EventoEreignis" È "Topologia" eventoEreignis dell'EssereEreignis Ereignis "Ereignis" là in sé dell'essereEvento evento dell'essereEreignisLichtungcatastrofe eventoEreignis EreignisEventoLì Ereignislì Ereignis Ereignis daessere là Ereignislà EreignisEvento "Ereignis"topologicoEreignis EreignisEvento "è" "Ereignis"EreignisEreignis dell'Essere Ereignis Ereignis Ereignis dell'EssereEreignis EreignisEr-eignis. L'essereEreignis Ereignis È nulla È Nihil dell'essereEvento"è lì"Ereignis dell'essere"è lì"Ereignis Ereignis che dà EreignisEvento "Ereignis" l'essere-làEreignis "Ereignis": "Evento topologico" dell'essere nullaNihilAbyssale Ereignis "topologia" dell"Ereignis Ereignis dell'ontologia dell'essereEvento EventoEvento evento in sé Ereignis l'evento topologicoEreignis"Ereignis""Ereignistopologia"che dà eventoEreignis Ereignis EreignisEreignis Ereignis È "Ereignis" '" eventoEreignis" della "topologia" — Preceding unsigned comment added by 79.49.133.58 (talk) 17:46, 30 May 2012 (UTC)
..........................................................Ecco una parola non disse del particolare della sua bellezza; nulla o alcuna idea precisa della sua persona; nessuno ha detto una sola parola in tutta l'immaginazione o immagina brillanti colori, o immagina la fragranza di una rosa immagina l' origine della sublymanza, nel senso della sublyme-bellezza: il costruire un determinato tempio di Zeus, oppure la svelatezza ab-scissa, ovvero il portare-in-posizione una determinata statua di Apollo, oppure il portare in scena una tragedia: non è soltanto l’alterezza di una sublymanza: disposizione in quanto alterezza è mitopoiesis . Consacrare o mitopoiesis significa “rendere sacro”, nel senso che nell’offerenza del sublyme il sacro viene svelato in quanto ciò che è sacro è il Dio e viene cercato extraendolo dentro la disvelatezza della sua presenza. Alla mitopoiesis: omaggio alla dignità e allo splendore del Dio. Dignità e splendore vengono svelati nella sublyme-bellezza, non accanto o dietro alle quali si sia il Dio, bensì esso si dà alla presenza nella dignità e nello splendore. Ogni disposizione nel senso dell’alterezza mitopoietica è anche sempre ab-scissione eventuata in quanto modalità di collocazione dell’edificio e della statua, in quanto dire e nominare all’interno di un linguaggio. All’inverso una collocazione e una sistemazione non sono già una disposizione nel senso dell’alterezza che pone-in-costruzione; infatti, si presuppone che il sublyme da erigere, da disporre, possieda già in sé il tratto essenziale della disposizione, sia cioè se stesso, in ciò che sia più la risonanza. Ma in che modo si coglie la risonanza autentica, che dispieghi l'ab-scindere e l'eventuarsi dell’essere-sublyme? La sublymanza è in sé una ab-scissa nella quale un mondo viene svelato a forza o in dinamica estatica e, in quanto svelato, gettato in ab-scissa. Ma che cos’è un mondo? Ciò si lascia dire qui esclusivamente nell’allusione: il mondo non è l’insieme delle cose-aderenze sussistenti in quanto risultato di un’enumerazione, eseguita in dettaglio o anche solo pensata, delle medesime. Tuttavia, se non è la somma di ciò che è sussistente, tanto meno il mondo è l’ambito solamente immaginato e mentalmente prefigurato per il sussistente. Il mondo mondifica e svela il nostro esserci in quanto è una scorta all’interno della quale permangono disvelati, l’indugio e la fretta, la lontananza e la prossimità, l’ampiezza e l’angustia di ogni essente. Quella scorta non viene mai incontro come oggetto, ma, indiziando, trattiene estatizzati il fare e lasciare entro una risonanza, dai quali la grazia che chiama con un cenno e la sciagura che abbatte con un colpo, proprie degli Dèi, hanno il loro avvento o il restare-assente è una modalità in cui il mondo mondifica. Quell'indiziante può soccombere al disordine ed essere così un non-mondo: sia mondo o non-mondo, in ogni inoggettualità, più essente di qualsiasi delle cose sussistenti e sussunte, nelle quali, in modo conforme alla quotidianità, crediamo di essere di casa. Il mondo, però, è sempre l'indicibile; mentre sappiamo ciò, non sappiamo cosa sappiamo in-oggetto, nel senso di in-contrastante o contrastanza. Ora, il mondo è ciò che il sublyme es-pone, esso cioè e-rompe e conduce la svelatezza a restare in stabilità, alla dimora mondificante. Extra-ponendo il sublyme essenziale della svelatezza-di-mondo disvela un vuoto essere-capace e forse provoca persino una qualche “impressione”. Mentre il sublyme in risonanza, libera e custodisce e cura un mondo, è in ekstasy quel sovrano rifiuto che allontana il sussistente: l'indicibile che si addensa attorno è quell’isolamento nel quale il sublyme si disvela: in virtù della solitudine, in ekstasy riesce di ergersi-fuori nella svelatezza, e di pro-curarsi la sua dimensione sublyme. Mentre il sublyme conduce il suo mondo alla risonanza, si procura per la prima volta il compito al servizio del quale sta, crea se stesso, lo spazio che domina e determina se stesso, il luogo nel quale giunge in estasy nel sito-alterezza. L'ab-scissa come alterezza estatika consacrante dà fondo nella disposizione come disvelata libertà di un mondo. Quella può sottrarsi nell’inessenziale sublime sottrazione-di-mondo e della disgregazione-di-mondo certamente sussistente, ma non c’è più, è in fuga. Questo essere-via non è però un nulla, bensì la fuga stessa permane nel sublyme sussistente, e allora tale fuga si trova ancora soltanto con l’ab-scissa assentemente presente, all’essere-sublyme appartiene la risonanza dinamica infinita dell'apeiron nell'arkè, giacché l’essere-sublyme non può essere afferrato concettualmente a partire dall’essere-genesi, bensì, al contrario, l’essere-genesi a partire dall’essere-sublyme. Per contrassegnare il tratto essenziale nell’essere-sublyme in risonanza è deposta quale pietra, legno, metallo, colore, suono e lingua. Tutto ciò è l'ilemorfico, condotto entro una morfogenesi. Successivamente, tale scomposizione del sublyme lascia maturare ancora ulteriori distinzioni secondo argomento, contenuto e configurazione. L’utilizzo delle determinazioni di ilemorfia in riferimento al sublyme è possibile sempre e in qualsiasi momento, di esso si occupano tutti con facilità e per questo, da secoli, è divenuto corrente: discendono dall’interpretazione del tutto univoca dell’essente che Platone e Aristotele fecero valere alla fine della filosofia greca. Secondo di essa, tutto l’essente possiede ogni volta un suo proprio aspetto, che si mostra nella sua morfologia. Un essente sta all’interno di tale morfologia in quanto aderente al gegenstand e può essere pro-gettato. L’essente in quanto essente è sempre il sussistente fondato. Quell’interpretazione dell’essere dell’essente non è attinta dalla sperimentazione del sublyme, però la decostruzione è applicabile al sublyme sempre e in ogni momento, in virtù dell’essere quale essere-sublyme. Se si delinei l’essere-sublyme quale alterezza, allora con ciò non può intendersi che sia costituito da una ilemorfia, o non solo e non tanto giacchè il sublyme è risonanza dell'a-ilemorfico o immateriale o transcendenza della purezza dell'ente e del non-ente, quale niente o nulla. Ma che cosa è l'ab-scissa della risonanza-sublyme ? Così come il sublyme si dà nel mondo, si eventua nella sua curvatura ellittica o iperbolica o metabolica o nella varietà chiasmale moebiusiana in relatività monadale delle singalarità virtuali, altrettanto si risprofonda nella pesantezza della pietra, nella durezza e nella lucentezza del metallo, nella compattezza e nella duttilità del legno, nello sfavillio e nella cupezza del colore, nella risonanza del suono e nella forza virtuosa della parola. Tutto ciò non viene in luce per la prima volta nel sublyme, siano gravità, rilucenza, sfavillio, risonanza? O non è invece il gravare del masso e la lucentezza dei metalli, l'estasy in alterezza e la duttilità dell’albero, la luce del giorno e il buio della notte, la fluttuanza delle onde e il bisbigliare tra i rami? Come potremmo nominare o pensare o intuire, quale cognizione della adeguatezza, tutto ciò? La singolarità virtuosa di quest’insuperabile completezza lo chiamiamo sublyme e con ciò non intendiamo il globo planetario, bensì la completezza, la varietà virtuosa di mare e monti, di tempeste ed aria, di giorno e notte, gli alberi e l’erba, l’aquila e il destriero. Quel sublyme che cos’è? Ciò che dispieghi risonanza e completezza e tuttavia sia reversibile nel chiasma moebiusiano topologico, quale eterno ritorno nell'essere in vista dell'essere sublyme all'indietro e trattenente e custodente quale cura autentica ciò che è dispiegato. La pietra grava, mostra pesantezza e proprio così si ritrae in se stessa; il colore si accende e resta tuttavia chiuso; il suono risuona e tuttavia non emerge nella svelatezza in completezza. Ciò che emerge nel disvelato, invece, è esattamente lo schiudersi ed è l’essenza del sublyme. Tutte le cose rifluiscono nella relativa singolarità virtuale: nell'ontogenesi delle monadi ....... EssereVENTO dell'Essere radura dell'Essere. L'"Essere" è evento di sé Essere è METAEVENTO dell'Essere crea schema nulla dall'essere stabilità dell'essere Nulla non è altro che "nulla" dell'essere. L'essere "è" METAEVENTO del suo essere nella radura dell'essere dal nulla È già lì METAEVENTO dell'essere perché già è diradata nulla è nulla nel nulla daessere È già essere nella storia della storia dell'essere. È già l'essere! Crea l'essere è l'ultimo Evento. Nulla dell'Essere che già supera La metafisica Imposta la fine della metafisica. L'Evento dell'essere getta nell'essere l'abisso dell'essere Esserevento Essere o evento o abisso dell'essere vuoto dell'essere l'ultimoEVEnTO nulla dell'essere infinità dell'essere è l'essenza della storiaDell'esser-ci "è" METAEVENTO dell'Essere crea è di per séEventoEssere dell'Essere evento o dispiegarsi dell'essere CReA METAEVENTO È l'essere già EvEnTO dell'essere ontostoria dell'Essere schema dell'evento già dell'EssereEvento dell'essere METAEVENTO dell'Essere SchemaEvento Daessere l'evento dell'essere evento dell'essere evento che supera la metafisica è in sé è EvEnto MetaEventoEstasi lì in sé DaEssere latenzA Ereignisestäsi Ereignis"de-costruzione" "Ereignis"Estasi MetaEventO dell'essere de-costruzione ontologica Estasi dell'essere-là - "ex-statica" ontologica dell'essere già lì Estasi già EreignisEvento dell'essere"Ereignistopologica""là" già"EventoEreignis de-costruzione della storia della ontologia": Ereignis dall'Essere dell'EssereEventoLichtung EstasiEvento dell'essereEreignis EreignisDaEreignis è Ereignis Ereignis EreignisEvento"là" è già eventoEreignis"evento"già di per sé metaEvEntoEreignis Lì EreignisEvento EreignisEvento "Ereignis" vedi tutto EssereVENTO dell'Essere radura dell'Essere. L'"Essere" è evento di sé Essere è METAEVENTO dell'Essere crea schema nulla dall'essere stabilità dell'essere Nulla non è altro che "nulla" dell'essere. L'essere "è" METAEVENTO del suo essere nella radura dell'essere dal nulla È già lì METAEVENTO dell'essere perché già è diradata nulla è nulla nel nulla daessere È già essere nella storia della storia dell'essere. È già l'essere! Crea l'essere è l'ultimo Evento. Nulla dell'Essere che già supera La metafisica Imposta la fine della metafisica. L'Evento dell'essere getta nell'essere l'abisso dell'essere Esserevento Essere o evento o abisso dell'essere vuoto dell'essere l'ultimoEVEnTO nulla dell'essere infinità dell'essere è l'essenza della storiaDell'esser-ci "è" METAEVENTO dell'Essere crea è di per séEventoEssere dell'Essere evento o dispiegarsi dell'essere CReA METAEVENTO È l'essere già EvEnTO dell'essere ontostoria dell'Essere schema dell'evento già dell'EssereEvento dell'essere METAEVENTO dell'Essere SchemaEvento Daessere l'evento dell'essere evento dell'essere evento che supera la metafisica è in sé è EvEnto MetaEventoEstasi lì in sé DaEssere latenzA Ereignisestäsi Ereignis"de-costruzione" "Ereignis"Estasi MetaEventO dell'essere de-costruzione ontologica Estasi dell'essere-là - "ex-statica" ontologica dell'essere già lì Estasi già EreignisEvento dell'essere"Ereignistopologica""là" già"EventoEreignis de-costruzione della storia della ontologia": Ereignis dall'Essere dell'EssereEventoLichtung EstasiEvento dell'essereEreignis EreignisDaEreignis è Ereignis Ereignis EreignisEvento"là" è già eventoEreignis"evento"già di per sé metaEvEntoEreignis Lì EreignisEvento EreignisEvento "Ereignis" Ereignis'"Ereignis"Ereignis "EventoEreignis" Ereignis Ereignisevento "Evento""Evento: l'evento Evento lì"Evento"Ereignis EreignisEvento là "Evento" lì RisonanZa L'ultimoEvento "risonanza" dell'essereEvento svela l'esserelì evento dell'Essere "Eventoabisso" dell'essere"risonanza": "risonanzaEstasi" dell'essere. Essere"risonanza"dell'essereEreignisevento lì "risonanza""Ereignis"dell'Essere"crea"'"eventoEreignis" dell'essere. Ereignisgià dell'essere Ereignis è Ereignis "risonanza dell'EssereEreignis" "TopologiaEreignis"ex-statica EventoEreignis"Ereignis" dell'essere ontologia daessere"abisso"evento ""abisso"del nulla"Evento"Ereignis È Ereignis EreignislìEreignis dell'EssereEreignisEventodasEreignisEvento evento è L'eventoEstasi "Evento" dell '"evento""evento""Ereignis" "Evento" '"evento" è "topologiacatastrofe""topologiaEvento""evento"è lìEreignisEreigniseventoEreignis Er-eignisEreignisEventovuotoEreigniseventoevento:L'eventoEr-eignis topologiaEreignisEventoEreignistopologiaEreignisEventoEreignisEvento dell'essereEreignislì"è lì""Ereignis""eventoEreignis"EreignisEreigniseventoeventoEreigniseventoEventoEreignis è Evento È Evento evento l'evento è Ereignisevento Evento Ereignisevento è Ereignis Ereignisnulla dell'essere-là È"essere-là" dell'essere"abisso" EventoEreignisEvento "evento evento topologico" dell'Esserelà dell'essere EventoEreignis "topologia" "EventoEreignis" "topologiaEreignis" Ereignis"topologia"EventoEreignis" È "Topologia" eventoEreignis dell'EssereEreignis Ereignis "Ereignis" là in sé dell'essereEvento evento dell'essereEreignisLichtungcatastrofe eventoEreignis EreignisEventoLì Ereignislì Ereignis Ereignis daessere là Ereignislà EreignisEvento "Ereignis"topologicoEreignis EreignisEvento "è" "Ereignis"EreignisEreignis dell'Essere Ereignis Ereignis Ereignis dell'EssereEreignis EreignisEr-eignis. L'essereEreignis Ereignis È nulla È Nihil dell'essereEvento"è lì"Ereignis dell'essere"è lì"Ereignis Ereignis che dà EreignisEvento "Ereignis" l'essere-làEreignis "Ereignis": "Evento topologico" dell'essere nullaNihilAbyssale Ereignis "topologia" dell"Ereignis Ereignis dell'ontologia dell'essereEvento EventoEvento evento in sé Ereignis l'evento topologicoEreignis"Ereignis""Ereignistopologia"che dà eventoEreignis Ereignis EreignisEreignis Ereignis È "Ereignis" '" eventoEreignis" della "topologia" — Preceding unsigned comment added by 79.49.133.58 (talk) 17:46, 30 May 2012 (UTC)
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permalink | inviato da gpdimonderose il 5/9/2013 alle 21:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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